“La Sicilia non ha bisogno di altre emergenze. Ha bisogno di un piano per il clima e di risorse vere Il caldo di oggi è solo un assaggio, dicono meteorologi e scienziati. Mentre alcune regioni italiane e, soprattutto, Paesi come Spagna, Francia e Germania si stanno organizzando per affrontare un clima sempre più estremo, viene da chiedersi quale sia qual piano della Sicilia. Quarantadue gradi, umidità elevatissima, temperature ancora più alte nelle aree interne. Non possiamo più liquidare tutto come un’estate particolarmente calda. Il cambiamento climatico è già qui. E la vera domanda non è quanto farà caldo domani, ma se la Sicilia sia pronta ad affrontare un clima destinato a diventare sempre più estremo: ondate di calore più lunghe, siccità più frequenti, precipitazioni violente, pressione crescente sulle risorse idriche e conseguenze sempre più pesanti su agricoltura, lavoro, salute e infrastrutture. Una questione che grava particolarmente sui redditi bassi e sulle famiglie più fragili, molte delle quali impossibilitate ad affrontare economicamente i costi del cambiamento climatico.


Per questo non possiamo continuare a governare soltanto l’emergenza. Il Governo nazionale ha una responsabilità precisa: servono una strategia seria di adattamento climatico, risorse adeguate e coordinamento. Ma una responsabilità altrettanto importante, sul nostro territorio, è della Regione Siciliana, che conosce da anni la fragilità delle nostre città, delle reti idriche, dell’agricoltura e del patrimonio pubblico. La Regione non può ignorare il problema. E, peggio ancora, non può arrivare impreparata davanti a emergenze che non sono affatto imprevedibili. La siccità non è una sorpresa. Il caldo estremo non è una sorpresa. Dov’è la Regione? Dov’è il piano regionale per affrontare le temperature estreme e, più in generale, il cambiamento del clima? Dov’è una strategia per rendere le nostre città più vivibili e capaci di affrontare temperature sempre più elevate? Dov’è un programma per realizzare una rete di rifugi climatici, come già avviene in altre città europee? E soprattutto: quante sono le risorse vere, concrete e immediatamente spendibili che la Regione è pronta a mettere in campo? Non possiamo limitarci ad annunciare tavoli, studi, osservatori o nuovi documenti programmatici. Servono interventi adesso, perché non possiamo arrivare impreparati al 2027 e poi scoprire, ancora una volta, che il caldo, la siccità e l’emergenza idrica erano prevedibili.


Il confronto impietoso. Se confrontiamo le città siciliane con quelle straniere, ad esempio Barcellona, vediamo che qui, sono stati individuati 402 rifugi climatici, spazi pubblici che durante le ondate di calore possono offrire sollievo alla popolazione, soprattutto a chi non può permettersi di raffrescare adeguatamente la propria abitazione. Questa è politica di adattamento. Questa è prevenzione. E la Sicilia cosa sta facendo? Preparare le città deve diventare l’incipit di una nuova politica. Dobbiamo ripensare i nostri centri urbani: più alberi, più verde, più ombra, meno cemento e più suolo permeabile. Dobbiamo avere il coraggio di depavimentare dove l’asfalto non è necessario, creare boschi urbani e periurbani, aumentare le aree verdi e ridurre le isole di calore. E dobbiamo costruire una vera rete di rifugi climatici: biblioteche, scuole, strutture pubbliche, impianti sportivi e altri spazi accessibili e adeguatamente attrezzati, dove anziani, bambini e persone fragili possano trovare sollievo durante le ondate di calore. Non è fantascienza. È adattamento climatico.


E invece, assistiamo continuamente a cementificazione di aree libere che, al contrario, potrebbero diventare zone verdi, mitigando un clima non più sopportabile, rendendo le nostre città meno calde. Cosa pensa chi governa? Che le persone fragili potranno trovare rifugio in un supermercato?

L’inizio della scuola. Il 15 settembre in Sicilia riaprono le scuole: in quali condizioni troveranno le aule gli studenti e gli insegnanti di Catania e di tutta la Sicilia? Dopo un’estate come questa non possiamo far finta di nulla. Le scuole devono essere adattate al nuovo clima: schermature solari, alberi e verde nei cortili, ventilazione adeguata, isolamento, efficientamento energetico e, dove necessario, sistemi di climatizzazione. Non è una questione di comfort. È una questione di salute, sicurezza e diritto allo studio. E rendere le scuole più efficienti e vivibili significa anche rendere gli edifici pubblici più accessibili, sostenibili e adeguati alle condizioni climatiche che stiamo già vivendo. Realizzare delle comunità energetiche, utilizzando i tetti degli edifici scolastici per istallare pannelli fotovoltaici, potrebbe essere una scelta vincente: si potrebbero climatizzare le aule a costo quasi zero.


L’altro tema riguarda l’acqua, il vero banco di prova di questa maggioranza che governa la Sicilia e che troppo spesso appare assente e lontana dai problemi concreti delle persone. La Sicilia soffre la siccità e continuerà a soffrirne sempre di più. Eppure, abbiamo reti idriche vecchie, infrastrutture inefficienti e perdite enormi. Non possiamo chiedere agli agricoltori di affrontare siccità sempre più lunghe senza modernizzare le reti irrigue. Servono investimenti sugli acquedotti, sugli invasi, sulla manutenzione, sulla riduzione delle perdite, sul riuso dell’acqua e su sistemi di irrigazione più efficienti. Non possiamo scoprire ogni estate che l’acqua è un problema. La gestione della risorsa idrica deve diventare una politica strutturale, non una risposta emergenziale.

Gli incendi. La crisi climatica sta oltretutto aggravando il problema dei roghi estivi che, ogni anno, devasta ettari di boschi e macchia mediterranea in una terra che di certo non può permettersi altra desertificazione. Anche da questo punto di vista serve una politica di prevenzione e che sia lungimirante, attraverso il ripensamento del territorio, e non azioni emergenziali che non riescono a contrastare pienamente una delle piaghe della nostra terra.


C’è infine una questione sociale che non possiamo ignorare. Chi può permetterselo compra un climatizzatore e paga le bollette ormai insostenibili. Chi non può, semplicemente, soffre il caldo. Ma cosa accade agli anziani soli? Alle famiglie che vivono in abitazioni precarie e difficili da raffrescare? Ai bambini? A chi lavora nei cantieri, nei campi e sulle strade? La difesa dal caldo non può essere lasciata alla capacità economica dei singoli. Servono politiche pubbliche per proteggere soprattutto chi è più esposto. La Regione può e deve cominciare subito.

La nostra proposta, attuabile e concreta è che la Regione destini, già dal prossimo bilancio, una parte dell’avanzo di amministrazione a un Piano straordinario regionale per l’adattamento climatico, con risorse certe, tempi definiti e interventi immediatamente cantierabili. Vogliamo sapere quante risorse è possibile investire nel contrasto al cambiamento climatico, quali proposte serie possano davvero mitigare i disagi dei siciliani tutti. Non parliamo di piantumare qualche albero. Non di generici annunci. Non dell’ennesima cabina di regia.


Chiediamo di conoscere quali risorse vere e interventi veri possono essere messi in campo, come la Regione intenda sostenere i Comuni per piantare alberi, aumentare il verde, depavimentare le aree cementificate, ombreggiare gli spazi pubblici e realizzare rifugi climatici. Chiediamo risorse per adattare le scuole sia da un punto di vista sismico, sia sotto il profilo energetico e climatico. Risorse per modernizzare le reti idriche e sostenere l’agricoltura nell’adattamento alla siccità. Risorse per proteggere i lavoratori esposti alle alte temperature e le persone più fragili a partire dagli anziani e chi vive in condizione di difficoltà economica.

Non sarebbe una spesa improduttiva ma un investimento sulla sicurezza, sulla salute e sul futuro della Sicilia. Il Governo nazionale deve fare la sua parte, ma la Regione non può continuare ad aspettare. La destra governa il Paese e governa la Sicilia. Governare significa assumersi la responsabilità non soltanto delle emergenze che si affrontano, ma anche di quelle che, se conosciute in anticipo, si possono prevenire. Il cambiamento climatico non è più una previsione. È la realtà. La Sicilia non ha bisogno di altre ordinanze quando arriva il caldo. Ha bisogno di un piano, di investimenti, di prevenzione. E, soprattutto, ha bisogno di una politica che abbia finalmente il coraggio di guardare oltre la prossima emergenza. Perché davanti a 40, 42 o 43 gradi, aspettare non è più prudenza. È una responsabilità politica”.

Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.