Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, nel 35° anniversario, commemora la figura di Roberto Ticli, giovane carabiniere di 25 anni, caduto il 1° ottobre 1990 a Porto Ceresio (VA) durante un controllo di routine.

La vicenda segnò profondamente il Varesotto e il suo paese natale, Niscemi, che gli ha reso omaggio conferendogli la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria. Ticli lasciò una moglie e un figlio di appena un anno, e con la sua morte la collettività perse non soltanto un servitore dello Stato, ma anche un simbolo di dedizione silenziosa, quotidiana, contro la violenza criminale.

Il suo assassinio, compiuto da un latitante armato che si sottraeva alla giustizia, non rappresenta soltanto un episodio di cronaca nera, ma un monito permanente: la criminalità organizzata e la violenza diffusa trovano spazio laddove prevalgono l’indifferenza, l’omertà, la paura.


In questo senso, la scuola rappresenta la prima vera trincea contro ogni forma di criminalità. Non si tratta soltanto di trasmettere conoscenze, ma di costruire coscienze: educare i giovani alla legalità, alla dignità umana, alla responsabilità civica significa impedire che la cultura mafiosa e del sopruso attecchisca nei loro orizzonti di vita.

Ricordare Roberto Ticli in un’aula scolastica significa tradurre la memoria in azione pedagogica: discutere di diritti e doveri, comprendere il valore della divisa, sviluppare senso critico e rifiuto netto di ogni compromesso con la violenza. La criminalità si alimenta del silenzio; la scuola deve invece far crescere parole libere, pensieri autonomi, gesti responsabili.

Il CNDDU ritiene fondamentale che gli istituti scolastici dedichino spazi didattici e progettuali strutturati al tema della lotta alle mafie e alla legalità democratica, non come attività episodiche ma come asse portante del curricolo educativo. La cultura dei diritti umani deve essere la radice da cui germogliano cittadinanza consapevole e solidarietà civile.


Per questo il CCNDDU lancia l’appello alle scuole di tutta Italia: trasformiamo il ricordo di Ticli in percorsi di educazione viva. Un laboratorio, un dibattito, una pagina scritta dagli studenti valgono quanto un presidio civile, perché preparano i giovani a scegliere da che parte stare.

La criminalità organizzata tenta di sedurre con scorciatoie e false promesse. L’istruzione deve offrire alternative concrete, valori forti, esempi credibili. Solo così il sacrificio di uomini come Roberto Ticli non resterà un ricordo malinconico, ma diventerà seme fertile di una società più giusta.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rinnova la propria vicinanza alla famiglia di Roberto Ticli e ribadisce con forza che la scuola è l’antidoto più potente contro ogni mafia, contro ogni forma di sopraffazione, contro ogni attentato alla dignità umana.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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