Il 25 maggio 1947, Franco Cortese tagliò il traguardo del Gran Premio di Roma al volante di una Ferrari 125 S. Fu la prima vittoria assoluta nella storia della scuderia. Settantanove anni dopo, Ferrari ha scelto quella stessa data e quella stessa città per togliere il velo alla Luce: la prima automobile completamente elettrica mai costruita a Maranello. Manca meno di un mese all’appuntamento e adesso arriva anche la prima indiscrezione seria sul prezzo: secondo Bloomberg, che cita fonti vicine alla casa di Maranello, il listino di partenza si attesterebbe a 550.000 euro. Ferrari non ha commentato la cifra né per confermare né per smentirla.

Quella quota, se confermata, direbbe molte cose. La più immediata: la Luce costerà 100.000 euro in più della Purosangue, l’unica altra SUV del Cavallino, che parte da 450.000 euro con il suo V12 aspirato da 725 CV. La prima elettrica di Maranello nasce dunque sopra, non accanto, al resto della gamma.

1.129 CV e quattro motori: i numeri di una macchina senza precedenti interni

La Ferrari Luce distribuisce 1.129 CV su quattro motori elettrici, due per asse anteriore e due per asse posteriore. È una configurazione rarissima nel panorama mondiale: fino a oggi l’hanno adottata solo alcuni costruttori cinesi, Mercedes con la nuova Classe G elettrica e BMW M per la futura M3 elettrica.

La piattaforma inedita ha un passo di 2,96 metri – 60 millimetri in meno rispetto alla Purosangue –  e abbina i quattro motori a una batteria a 880 volt da 122 kWh. Le prestazioni dichiarate parlano di 310 km/h di velocità massima, 2,5 secondi nello 0-100 km/h e 530 km di autonomia omologata. La ricarica raggiunge i 350 kW.

Un dato tecnico vale la pena di isolare: gli 880 volt dell’architettura elettrica. La maggior parte delle auto elettriche di lusso opera a 400 volt. Passare a 800-900 volt significa tempi di ricarica drasticamente ridotti, minori dispersioni termiche, componenti più leggeri. È la scelta che Porsche ha introdotto con il Taycan nel 2019 e che ora Maranello porta – almeno sulla carta – a un livello superiore in termini di potenza erogata.

Quanto ai suoni, Ferrari ha deciso di non simulare il V12: al posto dei suoni digitali che riproducono un motore termico, la Luce monta un sistema che amplifica i rumori degli inverter. Una scelta coerente con la filosofia che ha guidato tutto il progetto: non imitare il passato, costruire qualcosa di radicalmente diverso.

Gli interni di Jony Ive: il dettaglio che spiega molto

Gli esterni restano coperti fino al 25 maggio. Gli interni, invece, sono stati svelati il 9 febbraio 2026 a San Francisco. Li ha progettati Jony Ive attraverso il suo studio LoveFrom: il designer britannico che per trent’anni ha guidato l’industrial design di Apple, firmando iPhone, iMac, iPod e Apple Watch, e che nel 2019 ha lasciato Cupertino per fondare uno studio indipendente.

Avere Jony Ive non è una scelta di marketing. È un segnale sul tipo di cliente a cui Ferrari vuole parlare con la Luce. Non necessariamente chi ha già un Cavallino in garage, ma chi compra in base all’oggetto in sé, alla sua coerenza estetica, alla sua narrazione, alla qualità percepita dei materiali. È esattamente il pubblico che ha comprato il primo iPhone perché era diverso da tutti i telefoni precedenti.

Benedetto Vigna, CEO di Ferrari, ha sintetizzato così la strategia complessiva del marchio: “Siamo gli unici a proporre tre diverse motorizzazioni: termica, plug-in ed elettrica.” La Luce non sostituisce nulla. Si aggiunge. Ed è questa la mossa: non un’uscita dall’identità Ferrari, ma un’estensione verso un pubblico che i motori a combustione non avevano mai raggiunto.