Guardare alla persona, non alla diagnosi: alle sue capacità, al contesto di vita e alle barriere che possono limitarne autonomia, partecipazione e accesso al lavoro. È il cambio di prospettiva al centro del convegno multidisciplinare “Disabilità e lavoro. Inclusione ed uguaglianza. Il diritto agli accomodamenti ragionevoli”, promosso dalla Federazione italiana donne arti professioni e affari (Fidapa) – Palermo-Mondello, che si è svolto il 6 giugno all’Auditorium Villa Zito.

Il confronto, introdotto da Diana Giammarresi, presidente di Fidapa Palermo-Mondello, ha offerto un confronto multidisciplinare tra diritto, lavoro, sanità, scuola, nuove tecnologie e inclusione sociale. Al centro dei lavori, il decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62, varato nell’ambito della riforma prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per dare attuazione ai principi della Convenzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) sui diritti delle persone con disabilità del 2006, ratificata dall’Italia con la legge n. 18/2009. Una riforma che ha cambiato anche il linguaggio, superando espressioni ormai inadeguate e ponendo al centro la “persona con disabilità” insieme a strumenti come la valutazione di base e il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.


Al dibattito è intervenuto, tra gli altri, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, che ha richiamato il ruolo delle istituzioni come luoghi di servizio, chiamati non solo ad amministrare, ma ad ascoltare e modificare le proprie risposte quando non sono più adeguate. Da qui l’invito a superare la logica del “si è sempre fatto così” e a trasformare i momenti di confronto in proposte concrete.

Presente all’incontro anche il presidente dell’Ordine dei medici di Palermo, Toti Amato: “Nel rapporto tra disabilità, lavoro e salute – ha detto – serve una regia capace di leggere i bisogni della persona e di mettere in dialogo servizi sanitari, istituzioni e datori di lavoro, così da individuare soluzioni concrete e sostenibili. È il senso del modello biopsicosociale perché solo un contesto accessibile può ridurre le difficoltà, dal quelle fisiche e organizzative, alle barriere culturali o digitali”.


Il direttore regionale Sicilia dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail), Giorgio Soluri, ha sottolineato che la persona con disabilità non può essere considerata destinataria passiva di misure di protezione, ma protagonista del proprio progetto di vita: “Il lavoro non è soltanto una dimensione economica, ma identità, dignità, riconoscimento sociale, autonomia e partecipazione”.

Tra i temi affrontati anche la Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute (Icf), adottata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che legge la persona non solo attraverso la patologia, ma nel rapporto con l’ambiente familiare, sociale, scolastico e lavorativo.

L’avvocato Sandra Serraino, componente del Collegio nazionale delle garanti di Fidapa Bpw Italy, ha ricostruito il quadro normativo sugli accomodamenti ragionevoli, dalla direttiva europea 2000/78/Ce alla Convenzione Onu, dal decreto legislativo 216/2003 al nuovo articolo 5-bis della legge 104/1992, introdotto dal decreto legislativo 62/2024. “Il diritto agli accomodamenti ragionevoli – ha spiegato – poggia su un sistema di fonti sovranazionali e interne che impone misure concrete, proporzionate e costruite sulle esigenze della persona. Non è una concessione, ma un obbligo giuridico. Anche la Cassazione ha chiarito che il rifiuto può configurare una discriminazione. Per questo ogni soluzione va valutata caso per caso, con la partecipazione della persona con disabilità e con attenzione all’ambiente in cui vive, studia o lavora”.


In questa prospettiva, chiudendo i lavori, la past president Anna Scialabba, ha sottolineato l’importanza della figura del disability manager, che non è “una figura accessoria, ma ha una funzione di raccordo tra bisogni, barriere, accomodamenti ragionevoli, istituzioni, servizi e mondo del lavoro. Per la Fidapa è una sfida aperta, soprattutto nell’Isola, dove buone pratiche e atti ufficiali convivono con un’applicazione non uniforme”, ha concluso.

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