Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che la memoria di Filippo Intili debba diventare soprattutto uno strumento attraverso il quale insegnare alle nuove generazioni a riconoscere il momento in cui un diritto formalmente esistente smette, nei fatti, di essere realmente esercitabile.

Per questo proponiamo, a partire dall’anno scolastico 2026/2027, l’istituzione nelle scuole del “Misuratore della distanza dal diritto – Metodo Filippo Intili”, un laboratorio annuale di cittadinanza e diritti umani che prenda avvio simbolicamente ogni anno nel mese di ottobre, in prossimità dell’anniversario dei provvedimenti adottati nel 1944 dal ministro dell’Agricoltura Fausto Gullo, e si concluda entro il 7 agosto, anniversario dell’assassinio di Filippo Intili, avvenuto a Caccamo il 7 agosto 1952.


La scelta di questi riferimenti temporali non avrebbe una funzione meramente commemorativa. Servirebbe, al contrario, a mostrare agli studenti quanto possa essere ampia la distanza tra il momento in cui un diritto viene riconosciuto e quello in cui esso riesce concretamente a entrare nella vita delle persone. La vicenda di Intili ne rappresenta un esempio emblematico: tra le riforme varate nel 1944 e il suo assassinio nel 1952 trascorsero otto anni durante i quali, in diverse realtà rurali siciliane, l’applicazione delle nuove disposizioni continuò a incontrare resistenze, interessi consolidati e forme di intimidazione.

Il laboratorio potrebbe articolarsi in tre momenti. Tra ottobre e dicembre, gli studenti ricostruirebbero il contesto storico e giuridico della vicenda di Filippo Intili, mettendo a confronto la norma scritta con le condizioni materiali nelle quali vivevano i lavoratori agricoli siciliani del secondo dopoguerra. Tra gennaio e aprile, ogni classe sceglierebbe un diritto riconosciuto oggi dalla Costituzione italiana o dalle principali Carte internazionali e ne verificherebbe il grado di effettiva accessibilità nel proprio territorio. Tra maggio e la conclusione dell’anno scolastico, gli studenti elaborerebbero una proposta concreta finalizzata a ridurre la distanza individuata tra diritto riconosciuto e diritto realmente esercitabile.


L’analisi dovrebbe essere guidata da alcune domande essenziali: il diritto esiste? Da quando è riconosciuto? È conosciuto dai cittadini? È realmente accessibile? Chi incontra maggiori difficoltà nell’esercitarlo? Quanto tempo trascorre, nella realtà, tra il riconoscimento formale di quel diritto e la possibilità concreta di beneficiarne? Quali ostacoli ne rallentano o impediscono l’attuazione?

Gli studenti potrebbero quindi elaborare un “indice di distanza dal diritto”, fondato non su impressioni personali, ma su dati, documenti, testimonianze, osservazioni e fonti verificabili. L’indice dovrebbe contenere anche una dimensione temporale, capace di evidenziare da quanto tempo permane una determinata criticità e se, nel corso degli anni, la situazione sia migliorata, rimasta immutata o peggiorata.


La fase conclusiva avrebbe una caratteristica fondamentale: agli studenti non verrebbe chiesto di formulare generici appelli alla legalità, ma di individuare una sola modifica concreta e realizzabile, indicando il soggetto competente ad attuarla, i tempi ragionevoli di realizzazione e un termine entro il quale verificarne gli effetti.

Ogni anno, in prossimità del 7 agosto, gli elaborati e i risultati più significativi potrebbero confluire in una breve restituzione nazionale dedicata a Filippo Intili. Non una celebrazione rituale, ma una sorta di verifica annuale sullo stato di effettività dei diritti osservati dagli studenti nei rispettivi territori.


In questo modo le date del 1944 e del 7 agosto 1952 cesserebbero di essere soltanto riferimenti del passato e diventerebbero strumenti educativi per comprendere una questione ancora decisiva: quanto tempo può trascorrere tra la proclamazione di un diritto e la sua effettiva realizzazione?

Ricordare Filippo Intili significherebbe così trasformare la memoria in un metodo di osservazione del presente. Perché il modo più profondo di rendere omaggio a chi ha sacrificato la propria vita affinché una legge fosse rispettata è insegnare ai giovani che un diritto non diventa reale nel giorno in cui viene scritto, ma nel momento in cui ogni persona può esercitarlo senza paura, ricatto o sopraffazione.

prof.ssa Giovanna De Lucia Lumeno

CNDDU

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