A dare l’allarme è stato il conducente di un autobus. Ha avvistato l’apparecchio nell’area di sicurezza vicino alla pista sud dell‘aeroporto di Lipsia/Halle, poi abbattuto da un dipendente dello scalo.
Su quel drone, trovato in prossimità di un aereo cargo Antonov ucraino, le agenzie di sicurezza tedesche hanno accertato la presenza di esplosivo e di un detonatore.
Perché non è esploso
Secondo quanto riporta il quotidiano Bild, l’ordigno non è deflagrato a causa di un malfunzionamento.
“Le agenzie di sicurezza stanno prendendo molto seriamente questo incidente. Il drone e il pacco contenente l’esplosivo sono sotto esame per individuare eventuali tracce dei responsabili”, si legge in una nota.
Ottocento grammi di Semtex
Fonti investigative citate dal Leipziger Volkszeitung hanno quantificato la carica: 800 grammi di Semtex.
Si tratta dell’esplosivo plastico inventato nella ex Cecoslovacchia, utilizzato in numerosi attacchi terroristici negli anni Settanta e Ottanta, tra cui l’attentato di Lockerbie del 1988.
Durante i primi rilievi l’ordigno è risultato positivo ai nitrati e ad altre componenti impiegate per il Semtex.
Una ricostruzione diversa
Sul destino di quell’esplosivo, però, le informazioni non coincidono.
Altre fonti investigative citate dai media tedeschi riferiscono che il materiale era destinato a una detonazione controllata in un altro luogo.
Il sospetto dell’ambasciatore ucraino
Sul fronte politico è intervenuto l’ambasciatore dell’Ucraina in Germania, Oleksii Makeiev, che al canale Welt Tv ha indicato una responsabilità precisa.
“Spero che anche tutte le autorità tedesche accertino ora i fatti. Ma chi altro potrebbe essere se non la Russia?”, ha dichiarato.
Makeiev ha anche sottolineato l’esperienza maturata dal suo Paese: “La nostra esperienza è unica. E mettiamo a disposizione del nostro partner strategico, la Germania, queste esperienze del nostro esercito, dei nostri vigili del fuoco e dei nostri medici”.
I 1,4 miliardi trasferiti da Bruxelles
L’episodio si colloca in una fase in cui l’Unione Europea rafforza il proprio sostegno a Kiev.
Il 3 agosto l’UE ha ricevuto 1,4 miliardi di euro di profitti straordinari, generati dagli interessi sui saldi di cassa derivanti dai beni immobilizzati della Banca centrale russa detenuti dai Depositari Centrali di Titoli.
È il quinto trasferimento di questo tipo, dopo la quarta tranche erogata nel marzo 2026, e copre le entrate accumulate nel primo semestre dell’anno. Dal momento del sequestro, i beni russi hanno generato complessivamente 8 miliardi di euro di profitti straordinari.
Von der Leyen: “Mosca deve pagare”
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha condannato le “orribili atrocità” commesse dalla Russia dopo un’altra notte di attacchi su Kiev, che hanno causato almeno 17 morti. Mosca, ha affermato, “deve pagare per la distruzione che ha causato”, e Bruxelles intende “utilizzare i proventi derivanti dal sequestro dei beni russi per garantire che ciò avvenga”. “Metteremo a disposizione dell’Ucraina ulteriori 1,4 miliardi di euro. Questo sosterrà la continua resistenza dell’Ucraina contro la guerra illegale della Russia”, ha spiegato.
Il no di Trump sui Patriot
Diverso l’orientamento statunitense. Secondo il Financial Times, durante l’incontro nello Studio Ovale della scorsa settimana il presidente Donald Trump avrebbe respinto la richiesta di Volodymyr Zelensky di centinaia di intercettori Patriot aggiuntivi. Il presidente avrebbe fatto riferimento alla carenza di scorte statunitensi e alla necessità di conservare missili per la guerra in Iran. L’indiscrezione non arriva inattesa. Venerdì scorso, interpellato sulla disponibilità degli Stati Uniti a concedere la licenza dei Patriot all’Ucraina, Trump aveva ammesso: “Non credo che questo accadrà mai”.
Il colloquio Zelensky-Rutte
Il presidente ucraino ha sentito il segretario generale della Nato, Mark Rutte, sottolineando la necessità di lavorare “con il massimo impegno possibile con tutti i partner che possono contribuire alla fornitura di missili intercettori per proteggerci da questi folli attacchi russi che prendono di mira vite umane, persone e infrastrutture civili”. I due hanno coordinato “i nostri sforzi nei confronti dei paesi che dispongono dei missili necessari e della capacità di fornire aiuto”.
Zelensky guarda intanto ai mesi freddi. Per l’Ucraina le priorità sono tre: “rafforzare la protezione delle infrastrutture critiche, garantire la quantità e la qualità necessarie di rifugi e bunker antiaerei e aumentare le capacità antibalistiche”.






Commenta con Facebook