L’infermieristica del domani non “abita” più solo negli ospedali, ma entra nelle case, rispettando l’intimità dei luoghi di vita. In quest’ottica, giovedì 7 maggio, la SAMOT ETS ha ufficialmente accolto gli studenti del terzo anno del corso di Laurea in Infermieristica dell’Università di Palermo per l’inizio del loro tirocinio clinico domiciliare. Si rafforza così il valore di una partnership in cui da anni la SAMOT rappresenta un polo didattico per l’Ateneo di Palermo e per le Scuole di Specializzazione in Medicina Palliativa e Pediatria.
Ad accogliere i futuri professionisti presso la sede dell’ente sono stati il direttore sanitario Giorgio Trizzino e il responsabile dei servizi infermieristici Giuseppe Intravaia e la responsabile della centrale operativa Tania Piccione. “Con questa iniziativa, – commenta Trizzino – la SAMOT si conferma non solo erogatore di cure palliative domiciliari, ma come una vera e propria accademia del territorio, impegnata a formare una nuova generazione di sanitari capaci di coniugare alta specializzazione tecnica e profonda umanità”.
La formazione infermieristica tradizionale, nata ed evolutasi all’interno dei presidi ospedalieri, non è più sufficiente a rispondere oggi alla crescente domanda di assistenza delle patologie cronico-degenerative. “Assistere a domicilio non significa solo trasferire tecniche mediche e infermieristiche fuori dall’ospedale, – sottolinea Intravaia – ma imparare a ‘chiedere permesso’ ed entrare in punta di piedi nella vita del paziente. Le competenze cliniche devono fondersi con una straordinaria capacità di adattamento e di gestione dell’imprevisto”.
Un modello frutto della competenza della SAMOT che si trasforma in un percorso formativo multidimensionale. Gli studenti saranno guidati nel superamento della visione settoriale della malattia per abbracciare una cura olistica e saranno inoltre guidati a sviluppare competenze chiave, fra queste soprattutto la capacità di lavorare in équipe. L’infermiere palliativista non opera in isolamento: dialoga costantemente con medici, psicologi, assistenti sociali, fisioterapisti, dietisti, logopedisti e operatori socio-sanitari.
Questa sinergia è l’unico argine contro l’inappropriatezza delle cure e garantisce la continuità assistenziale necessaria a tutelare la dignità della persona. “Ogni studente sarà affiancato per un periodo di tre mesi da un infermiere tutor clinico della SAMOT, una figura esperta e ufficialmente riconosciuta dall’Università. – conclude Piccione – Attraverso il tirocinio clinico domiciliare, la teoria universitaria si trasforma in esperienza umana e professionale, preparando i giovani infermieri a diventare i custodi della qualità della vita dei pazienti più vulnerabili”.
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