I carabinieri del Nucleo investigativo di Milano scrivono nell’annotazione finale della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco che dalle intercettazioni tra i genitori e il fratello di Chiara Poggi “emerge chiaramente come vi sia certamente una commistione tra le versioni della famiglia Poggi e quelle indotte dal fronte Sempio”, rappresentato anche dall’avvocata Angela Taccia. I militari definiscono questa situazione “un’anomalia nell’intreccio tra indagato e famiglia Poggi”.

Nell’annotazione finale vengono riportati gli ascolti effettuati su Giuseppe e Marco Sempio e su Rita Preda, mamma di Chiara Poggi, nonché le testimonianze del fratello della vittima e dei suoi amici della “vecchia comitiva”. È la prima volta che il nome di Rita Preda compare tra i soggetti intercettati nell’ambito dell’inchiesta bis.

Le testimonianze di Marco Poggi: “modificazione” in 18 anni

I carabinieri tornano sulla figura di Marco Poggi, il fratello di Chiara, già definito in precedenza un testimone “ostile”. Nell’annotazione finale segnalano una “modificazione” delle testimonianze da lui rese nel verbale del 20 maggio 2025 rispetto a quelle rese “nell’arco di 18 anni e confermate fino a due mesi prima”. I militari parlano del suo “atteggiamento oppositivo” e della sua “difesa d’ufficio di Andrea Sempio”.

Lo scontro nel verbale: Marco Poggi contro i carabinieri

Il verbale del 20 maggio 2025 restituisce uno scambio diretto tra Marco Poggi e gli investigatori. Quando i carabinieri gli fanno presente che l’inchiesta è stata riaperta “in seguito a una perizia” sulla “presenza del Dna di Sempio”, Poggi risponde: “Questo però non è vero, scusi (…) non è una perizia”.

E ancora, sulle ipotesi investigative relative ai movimenti dell’assassino nella villetta: “Perché voi ipotizzate che l’assassino sia andato fino a quel gradino? (…) Io vi dico per me non c’entra, non c’entra niente (…) io più che dirvi che c’è la possibilità che andavamo in cantina, che siamo andati in cantina non so”.

Secondo i carabinieri, Marco Poggi “prosegue fino al punto di accusare i propri interlocutori di volerlo manipolare”. Mentre lui ribadisce: “Ripeto, per quello che ho vissuto (…) tra Sempio Andrea e mia sorella non c’era alcun contatto”.

Il video intimo e il “dubbio” dei genitori di Chiara

L’annotazione finale contiene un passaggio particolarmente rilevante: i carabinieri scrivono di essere convinti che Marco Poggi avrebbe visto, assieme all’amico Andrea Sempio, un video intimo della sorella Chiara e di Alberto Stasi. E aggiungono che di questo erano “pienamente consapevoli” anche “gli inquirenti dell’epoca” e che il “dubbio” lo avrebbero avuto anche “i genitori” di Chiara.

Si tratta di affermazioni dei carabinieri contenute nell’atto investigativo, non di fatti giudizialmente accertati. L’avvocato Francesco Compagna, legale della famiglia Poggi, ha già definito l’intera inchiesta bis “costruita a tavolino” e ha respinto la lettura investigativa in un’intervista al Corriere della Sera pubblicata stamattina.

“Fronte Sempio”: la difesa nell’annotazione

I carabinieri usano nell’annotazione finale l’espressione “fronte Sempio” per indicare l’insieme dei soggetti che, a loro avviso, sostengono versioni favorevoli all’indagato. In questo “fronte” è inclusa esplicitamente l’avvocata Angela Taccia, uno dei legali di Sempio insieme a Liborio Cataliotti. L’uso di questa espressione in un atto investigativo è inusuale: normalmente il ruolo del difensore è distinto dal quadro accusatorio. La difesa di Sempio non ha ancora commentato questo specifico passaggio dell’annotazione.