Si è rinnovato martedì 23 giugno, il tradizionale appuntamento con i prestigiosi riconoscimenti del Rotary Club Palermo Nord, volti a valorizzare l’eccellenza professionale al servizio della collettività. In occasione della quarta edizione del progetto “Primi passi per un’assistenza domiciliare più consapevole”, il club ha conferito il titolo di “Paul Harris Fellow” a Giuseppe Intravaia, dirigente infermieristico e clinical risk manager di SAMOT ETS, nonché tesoriere della Società italiana di cure palliative e consigliere dell’OPI Palermo.


La massima onorificenza rotariana evidenzia l’apporto fondamentale di Intravaia come formatore nel supportare i caregiver, fornendo loro nozioni e strumenti pratici per garantire un’assistenza domestica sicura ed empatica. Il successo dell’iniziativa è il frutto di una sinergia istituzionale che ha visto in prima linea il presidente uscente del Rotary Club, Gaetano Lo Cicero, la presidente della Commissione del progetto, Angela Piraino, insieme ai partner Filippo Castelli, Laura Capra e Anna Termini. Cruciale anche il ruolo del mondo della scuola, grazie alla collaborazione con il CPIA “Nelson Mandela” rappresentato dal dirigente scolastico Dario Costantino e dalla docente Anna Di Marzo. Il percorso formativo passa adesso nelle mani del neo Presidente del Rotary Club, Francesco Passantino, per il proseguimento delle attività.


Il riconoscimento a Intravaia diventa lo spunto per una riflessione profonda sulla metamorfosi dell’infermiere palliativista. “Siamo nel pieno di una rivoluzione scientifica, clinica e culturale. – commenta Giuseppe Intravaia – L’infermiere di cure palliative a domicilio ha superato la vecchia logica prestazionale. Oggi parliamo di un professionista con profonda autonomia decisionale e competenze avanzate, che si fa carico della complessità clinica e assistenziale dell’intero nucleo familiare. Al centro del modello SAMOT c’è l’assessment multidimensionale continuo: l’infermiere, in sinergia con l’equipe, valuta il dolore e i sintomi attraverso scale validate, intercettando simultaneamente il distress psicologico, spirituale e la tenuta del caregiving. La casa è un setting dinamico e instabile, ideale per esprimere la propria leadership clinica riducendo drasticamente i ricorsi impropri al pronto soccorso”.


Una responsabilità elevata che impone sfide rigide in termini di sicurezza. Da clinical risk manager di SAMOT, Intravaia spiega come si governa il rischio in un ambiente non standardizzato: “Garantiamo la sicurezza attraverso due pilastri: da un lato il forte “giudizio clinico” dell’infermiere, essenziale per prevenire complicanze pur gestendo procedure complesse come le emotrasfusioni domiciliari o terapie erogate tramite dispositivi di precisione; dall’altro, lo sviluppo di una cultura della sicurezza condivisa con la famiglia. Formare i caregiver tramite “Primi passi” serve proprio a mitigare i rischi latenti dell’ambiente domestico, trasformando i familiari in alleati consapevoli”.


Questa spinta verso l’alta complessità trova oggi riscontro anche nel percorso accademico, grazie alla riforma della formazione post-base guidata dalla Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche: “Con le nuove lauree magistrali ad indirizzo clinico, le cure palliative entrano a pieno titolo come pilastro strutturale dei corsi specialistici universitari”, aggiunge Intravaia.

Guardando al futuro, il settore si dirige verso un modello di sanità di prossimità basato su proattività e alta specializzazione, dove la tecnologia, come telemedicina e monitoraggio predittivo, si fonderà con il contatto umano. “In questo scenario, – conclude Intravaia – la SICP si conferma un volano insostituibile per la ricerca, l’aggiornamento e il riconoscimento istituzionale delle competenze avanzate all’interno delle reti territoriali. L’obiettivo finale resta chiaro: garantire che ogni cittadino trovi nella propria casa un luogo di cura sicuro, avanzato e dignitoso fino all’ultimo istante”.

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