Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani oggi ricorda la figura del maresciallo Calogero Di Bona, sequestrato e ucciso dalla mafia il 28 agosto 1979, a Palermo, un giorno prima del suo trentacinquesimo compleanno. La sua vicenda costituisce un caso emblematico della violenza organizzata e dell’arbitrio criminale che minacciano la sicurezza e la legalità all’interno delle istituzioni.

La morte di Di Bona fu ordinata dalla cosca guidata da Rosario Riccobono, che lo riteneva responsabile di un presunto episodio di aggressione ai danni di un uomo d’onore all’interno del carcere Ucciardone. Le indagini della DIA e della Procura di Palermo, supportate da testimonianze di collaboratori di giustizia, hanno permesso di ricostruire la dinamica del delitto, individuando mandanti ed esecutori e restituendo, anche a distanza di decenni, verità e giustizia a una vittima dello Stato.


La scuola ha oggi un ruolo centrale e strategico nella lotta alla criminalità organizzata. Non si tratta solo di trasmettere conoscenze storiche o giuridiche, ma di formare cittadini consapevoli, capaci di comprendere le dinamiche della violenza mafiosa, di riconoscere l’infiltrazione criminale nella vita sociale e istituzionale, e di sviluppare strumenti di pensiero critico che contrastino l’omertà e la rassegnazione. Raccontare la storia di Calogero Di Bona significa trasformare il sacrificio di una vittima in una lezione concreta, in un impegno etico e civile, che i giovani possano interiorizzare e praticare quotidianamente.

Il CNDDU invita le istituzioni scolastiche e gli enti educativi a programmare iniziative didattiche, laboratori, percorsi interdisciplinari e momenti di approfondimento sulla legalità e i diritti umani nelle settimane successive, così da utilizzare la memoria di Di Bona come strumento educativo, anche al di fuori della data del 28 agosto. Solo attraverso una formazione costante e strutturata è possibile creare cittadini attivi e responsabili, consapevoli del valore della legalità e del ruolo della collettività nel contrasto alla criminalità organizzata.


Ricordare, educare, prevenire: questi sono i pilastri attraverso cui la scuola diventa strumento diretto di resistenza culturale e civile contro la violenza organizzata. Il CNDDU ribadisce con forza che la memoria di Di Bona non deve essere solo un ricordo, ma un’occasione per insegnare il coraggio, la responsabilità e la legalità alle nuove generazioni.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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