Un incontro, voluto dal Rotary club Palermo-Piana degli Albanesi, presieduto da Salvatore Galioto, ha scaturito un acceso confronto sul tema del fine vita.

Al Circolo unificato dell’Esercito “La Favorita” figure professionali diverse hanno affrontato la questione sotto i profili etico, religioso, legale e umano. Da sempre, del resto, esiste un confronto, esistenziale e filosofico, sui temi della libertà di vivere e morire, perché se alcuni ritengono che nessuno ha il diritto di decidere quando porre fine alla propria esistenza, altri non vogliono rimanere schiavi di una malattia invalidante, che costringe a sofferenze atroci e compromette la dignità dell’essere umano.

Il tema ha diviso e posto molti interrogativi: “La vita è un bene disponibile?”, “A chi appartiene”. E se don Vito Impellizzeri, preside della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia “San Giovanni Evangelista”, è sicuro del fatto che “nessuna legge può prendere il posto di Dio”, Giorgio Trizzino, deputato alla Camera e presidente della Samot, è stato il primo firmatario e relatore del disegno di legge parlamentare sul suicidio medicalmente assistito. Medico palliativista ed ex direttore dell’hospice di Palermo, si batte da sempre per garantire la libertà di scelta e il diritto di porre fine all’accanimento terapeutico. “Sono credente – ha detto Trizzino – ma voglio dare a chi soffre la libertà di scelta e di autodeterminazione, condivisa con il medico curante che lo conosce bene. Ho seguito milioni di malati e ci sono malattie che limitano la libertà, che fanno manipolare il corpo da mani estranee. Le cure palliative sono una parziale soluzione perché esistono dolori che non sono trattabili se non con la sedazione. Deve essere data alla persona la possibilità di dire no”.

Salvatore Galioto, avvocato e presidente del Rotary spiega: “Uno dei luoghi in cui questo tema può essere trattato è proprio il Rotary perché mette al centro l’impegno verso il servizio, il rispetto delle differenze, il dialogo, il confronto reciproco. Nessuno può dare certezze, possiamo solo riflettere sulla questione, su come si coniuga il dovere di cura del medico con il rispetto della volontà dell’individuo”.

Daniela Macaluso, dirigente medico del Centro regionale Trapianti, parla di “un allungamento della sopravvivenza e non della vita”.

Guido Galipò, avvocato cassazionista precisa che “la Corte Costituzionale nel 2019, con la sentenza 242, ha stabilito che “il diritto a vivere un’esistenza libera e dignitosa può arrivare a configurare un diritto a morire laddove il titolare della vita sia un soggetto capace, affetto da una malattia irreversibile, mantenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale con dolori e sofferenze fisiche e psichiche intollerabili, sotto il controllo del servizio nazionale sanitario”.

Il suicidio medicalmente assistito è consentito a condizioni molto rigide. L’eutanasia attiva, invece, è tuttora considerata reato e la materia rimane al centro di un intenso dibattito etico, giuridico e politico.


Luogo: Circolo unificato dell’Esercito “La Favorita” , via della Favorita, 3, PALERMO, PALERMO, SICILIA

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