Palermo. “Chiediamo alla politica di mettere finalmente il lavoro al centro dell’agenda con scelte concrete su salari, sicurezza, precarietà, applicazione dei contratti e pensioni. Non possiamo più tollerare che lavoratori e lavoratrici fatichino ad arrivare a fine mese e che le famiglie debbano rinunciare a consumi, progetti e dignità. Se non restituiamo capacità di spesa alle famiglie, diminuisce la fiscalità, non ripartono i consumi e non c’è sviluppo”. Lo dichiara il commissario straordinario della Uil Sicilia, Emanuele Ronzoni, in una fase in cui l’allarme sociale reso evidente dai dati della Caritas rende ancora più urgente un cambio di priorità nelle politiche regionali e nazionali. Proprio in questo contesto, la decisione dell’Ars di salvare le cosiddette “mancette” appare quanto mai fuorviante. La maggioranza ha respinto la pregiudiziale presentata dalle opposizioni che avrebbe potuto bloccare il fondo di investimenti territoriali da 50 milioni di euro destinato a progetti proposti dai deputati per i territori a loro più vicini. Sono risorse rilevanti ma allocate con criteri di discrezionalità parlamentare.
“Mentre famiglie e lavoratori chiedono risposte su buste paga, lavoro stabile, servizi e futuro, non si possono destinare decine di milioni a un meccanismo che appare più vicino alla logica delle mance politiche che a una vera programmazione delle risorse pubbliche – aggiunge Ronzoni -. La Regione dovrebbe investire quei soldi in politiche del lavoro, trasporti, scuola, sanità e inclusione. Le priorità non possono essere decise in aula con assegni da distribuire ma individuate attraverso piani trasparenti, bisogni reali dei territori e regole certe. Serve coraggio per costruire un’agenda del lavoro seria con investimenti stabili, contratti applicati, salario dignitoso e tutele effettive”.
Il Report della Caritas fotografa, infatti, una Sicilia in cui il lavoro non basta più a garantire una vita dignitosa. Nei 182 centri d’ascolto delle 17 diocesi siciliane sono state accolte 12.351 persone, pari al 4,4% del totale nazionale. “Il problema salariale è diventato una questione sociale ed economica di primaria importanza – afferma il commissario -. Se non restituiamo capacità di spesa alle famiglie, diminuisce la fiscalità, non ripartono i consumi e non c’è sviluppo. Salari adeguati non sono un costo, ma la condizione perché l’economia siciliana riparta davvero”. Il Report Caritas conferma la fragilità occupazionale come uno dei principali fattori di povertà. In Sicilia, infatti, il 52,1% delle persone incontrate è disoccupato o in cerca di una nuova occupazione mentre quasi un giovane su quattro, tra i 15 e i 29 anni, è fuori da studio e lavoro. Ma la battaglia non riguarda soltanto il salario. “Continuano a essere troppo numerosi gli infortuni sui luoghi di lavoro, troppo frequenti le violazioni dei contratti collettivi. Serve una lotta concreta al dumping contrattuale che comprime i diritti, abbassa i salari e mette a rischio la sicurezza delle persone. Senza dimenticare la necessità di una riforma del sistema pensionistico che superi le rigidità e i continui inasprimenti introdotti dalle ultime normative”, sottolinea Ronzoni. La Uil Sicilia chiede controlli più incisivi, sanzioni efficaci e piena applicazione dei contratti nazionali e territoriali perché sicurezza sul lavoro e correttezza retributiva sono due facce della stessa battaglia: quella per la dignità di chi lavora.
“Rivolgiamo un appello chiaro alle istituzioni, al Governo e a tutte le forze politiche. Non bastano gli annunci. Servono decisioni concrete. Una Sicilia che vuole crescere non può lasciare indietro i suoi lavoratori e le sue famiglie”, conclude Ronzoni.
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