Il mercato del lavoro in Sicilia registra a settembre 2026 una previsione di 37.590 nuove entrate programmate dalle imprese, un volume destinato a salire a quota 106.470 considerando l’intero arco temporale del trimestre compreso tra settembre e novembre. A delineare questo scenario è il Centro Studi di Assoesercenti che ha analizzato i dati del Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.
La quota preponderante della domanda occupazionale regionale si concentra nel macro-settore dei servizi, che esprime il 61,2% delle imprese assumenti, seguito dall’industria e costruzioni con il 21,8% e da un settore primario particolarmente rilevante che si attesta al 16,9%. Disaggregando i volumi di assunzione per ambiti di attività economica, il fabbisogno vede in prima linea i servizi alle persone (pari al 25% del totale delle entrate), seguiti dall’agricoltura, silvicoltura, caccia e pesca (17%) e dal comparto delle costruzioni (13%), mentre i restanti settori assorbono complessivamente il 45% delle opportunità. Tra i comparti che mostrano la dinamica di crescita più vivace figurano le industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo, il commercio e le industrie meccaniche ed elettroniche.
Sul fronte dimensionale delle imprese, il baricentro dell’occupazione isolana poggia quasi interamente sulle micro e piccole realtà: il 70,6% delle assunzioni programmate è concentrato nelle aziende con meno di 50 dipendenti (in particolare, la fascia da 1 a 49 addetti assorbe il 71% delle entrate complessive), mentre le medie imprese (50-249 addetti) e le grandi strutture (oltre 250 addetti) pesano rispettivamente soltanto per il 17% e il 13%. Dal punto di vista della tipologia contrattuale, la precarietà resta un tratto strutturale marcato: ben l’84,7% delle entrate previste si concretizza attraverso rapporti a termine o contratti a durata predefinita, lasciando una quota residuale del 15,3% a forme stabili (tempo indeterminato o apprendistato). Al contempo, il mercato del lavoro regionale continua a premiare fortemente chi ha già un bagaglio operativo: nel 72,5% dei casi le imprese richiedono esplicitamente un’esperienza professionale pregressa specifica o maturata nel medesimo settore.
Entrando nel dettaglio dei profili professionali maggiormente ricercati, le prime tre figure concentrano da sole il 24,7% del fabbisogno mensile. La professione con il volume più elevato di entrate è rappresentata da esercenti e addetti nelle attività di ristorazione (3.430 unità), seguita dal personale non qualificato nell’agricoltura e nella manutenzione del verde (2.980 unità) e dagli addetti alle vendite nel commercio (2.860 unità). Significative sono anche le richieste di agricoltori e operai agricoli specializzati (2.440), tecnici della salute (2.510), operai specializzati nell’edilizia e manutenzione delle strutture (2.220) e conduttori di veicoli a motore (1.960).
Nonostante una domanda quantitativamente consistente, l’indagine mette in luce un pesante fenomeno di mismatch: il 36,1% delle ricerche di personale in Sicilia incontra difficoltà di reperimento. Nel dettaglio, il 20,1% delle posizioni non trova risposta a causa dell’oggettiva carenza di candidati, il 13,1% sconta un livello di preparazione e competenze inadeguato alle mansioni richieste, mentre il restante 2,9% è imputabile ad altre motivazioni. Tale disallineamento diventa critico in ambiti ad alta specializzazione e nel comparto manifatturiero-artigianale: le difficoltà di reperimento superano l’88% per gli specialisti nelle scienze della vita (88,2%), toccano l’85,0% per gli operai addetti a macchine automatiche e semiautomatiche per lavorazioni metalliche e minerali, l’81,0% per i fabbri ferrai costruttori di utensili, il 71,5% per i tecnici della gestione dei processi produttivi, il 71,2% per i meccanici artigianali e riparatori, e sfiorano il 70% per gli ingegneri (69,5%) e le figure commerciali qualificate (71,0%).
Sul piano della composizione della forza lavoro per provenienza, il sistema produttivo siciliano fa ricorso in larga maggioranza a manodopera locale e nazionale: la quota destinata a lavoratori italiani si attesta all’85,9%, a fronte di un 14,1% riservato a personale straniero. Tuttavia, la geografia interna dei lavoratori stranieri presenta forti divergenze provinciali: se a Palermo (6,2%) e Catania (8,6%) la richiesta di personale estero rimane a una sola cifra, in provincia di Ragusa si assiste a una netta polarizzazione dove la domanda di lavoratori stranieri raggiunge il 42,4% del totale provinciale, posizionando la provincia iblea al terzo posto assoluto in Italia per incidenza di manodopera estera. Riguardo alle caratteristiche anagrafiche, la preferenza accordata a giovani con meno di 30 anni si ferma al 20,4% su base regionale (penultimo posto in Italia), con punte minime a Ragusa (18,4%), Trapani (19,3%) e Messina (19,3%), mentre Enna fa registrare la quota più alta con il 25,8%.
L’analisi territoriale provinciale riflette un’isola a molteplici velocità, sia in termini di dinamica congiunturale sia di reperimento dei profili:
Catania guida la classifica regionale con 8.230 entrate programmate (15,8% di imprese assumenti), pur registrando una flessione tendenziale del -6,5% rispetto a settembre 2025 e un tasso di mismatch in linea con la media regionale (36,1%). Segue a stretto giro Palermo con 8.020 entrate e una contrazione più accentuata (-8,6%), compensata da una difficoltà di reperimento più contenuta (32,0%) e dalla più alta incidenza di personale femminile richiesto in regione (24,2%, quarta provincia in Italia).
Ragusa si colloca al terzo posto con 4.650 ingressi e la quota più alta di imprese che assumono (18,0%), ma con una flessione del -6,9% e un mismatch che tocca il 39,2%. Messina (4.300 entrate) e Caltanissetta (2.040 entrate) sono le uniche province siciliane a evidenziare una dinamica tendenziale positiva rispetto allo scorso anno, crescendo rispettivamente del +2,4% e del +2,1%, con difficoltà di reperimento attestate al 38,9% nel messinese e al 35,3% nel nisseno.
Siracusa, forte di 3.770 entrate programmate e un lieve incremento tendenziale (+1,0%), detiene il primato regionale per la quota più elevata di entrate di difficile reperimento, pari al 43,7%. Trapani prevede 3.000 assunzioni (+0,7% tendenziale e 37,7% di mismatch), Agrigento registra 2.730 entrate scontando il calo più marcato della regione (-9,8%) ma il minor indice di difficoltà di reperimento (28,9%), mentre Enna chiude il quadro regionale con 850 contratti programmati (-4,6% tendenziale e 31,9% di mismatch).
“I dati del bollettino confermano il ruolo trainante delle piccole imprese nel panorama regionale siciliano, ma evidenziano al contempo criticità strutturali non più rinviabili: una contrazione tendenziale del -4,6%, una precarietà contrattuale che vede quasi l’85% dei contratti a termine e una quota giovani ferma al 20%, a fronte di un mismatch che in province industriali e agricole come Siracusa e Ragusa sfiora o supera il 40%. È indispensabile accelerare su politiche attive di orientamento, defiscalizzazione per l’occupazione giovanile e formazione specialistica cucita sulle reali esigenze delle PMI isolane”, commenta il presidente di Assoesercenti Salvatore Politino.
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