Presley Gerber, figlio della top model Cindy Crawford e dell’imprenditore Rande Gerber, è morto domenica a 27 anni. Si trovava in una struttura di riabilitazione di Los Angeles. A confermare il decesso è stato l’ufficio del medico legale della contea, che non ha indicato la causa. Secondo il sito TMZ, che ha dato per primo la notizia, l’autopsia non è ancora stata completata.

Il messaggio della famiglia

La conferma è arrivata anche da Allie Jenkins, portavoce di Cindy Crawford e del marito, con un’email inviata nella serata di domenica. “La famiglia chiede rispetto per la propria privacy in questo momento molto difficile e doloroso”, ha scritto.

Chi era Presley Gerber

Nato in California nel 1999, era il primo dei due figli della coppia e fratello maggiore della modella e attrice Kaia Gerber. Come la sorella, era entrato giovanissimo nel mondo della moda: a 15 anni aveva firmato con l’agenzia IMG Models e a 16 aveva debuttato in passerella per Moschino.

Negli anni successivi ha sfilato per Burberry, Dolce & Gabbana e Bottega Veneta e per le griffe statunitensi Tommy Hilfiger e Ralph Lauren. È stato il volto di campagne per Calvin Klein, Celine, Pepsi e Omega ed è comparso su riviste come GQ Style e The New York Times Style Magazine. Nel 2019 era passato sotto contratto con Dna Model Management, la cui biografia lo presenta anche come investitore e imprenditore.

Il racconto pubblico della sua salute mentale

Gerber aveva parlato apertamente della depressione e della dipendenza da sostanze, condividendo su Instagram il proprio percorso di guarigione. Aveva raccontato anche le cure e la riabilitazione seguite dopo l’incriminazione per guida in stato di ebbrezza del 2019. In un post del dicembre 2025, poi rimosso, aveva parlato dei diversi farmaci che assumeva per gli attacchi di panico.

Tre anni fa, al podcast “Studio 22”, aveva detto: “La salute mentale è una questione importante. È una parte fondamentale della mia vita. È un impegno costante, 24 ore su 24, e c’è molto altro dietro”. Nella stessa occasione aveva spiegato di sperare che raccontare la propria storia potesse aiutare altre persone alle prese con problemi di salute mentale.