Da circa un mese le tre “zone rosse” del centro storico sono operative e presidiate. L’obiettivo è contenere i fenomeni più critici legati alla movida e aumentare i controlli nelle aree maggiormente affollate. Una misura utile, che sta producendo risultati proprio nei punti più sensibili della città.

Ma mentre il centro vede controlli serrati, la violenza continua a manifestarsi altrove: si sposta nelle periferie, nei quartieri popolari e nelle borgate, dove la presenza dello Stato è spesso più debole.

Qui il quadro è più complesso e più preoccupante.

Molti ragazzi percepiscono queste zone come spazi privi di regole e di vigilanza. In diversi episodi recenti, a Palermo come in altre grandi città, è emerso che giovanissimi scendono già armati da casa, convinti di dover “difendere” il proprio gruppo o la propria strada.


Questa è la spia più evidente di un problema che non riguarda solo la movida, ma la sicurezza urbana nel suo complesso.

Le tre aree attualmente sotto controllo – Massimo/Olivella, Vucciria e Maqueda/Stazione – restano fondamentali, ma non possono diventare un perimetro che protegge il centro e lascia scoperte le periferie.

«Non possiamo permettere che si crei un doppio livello di sicurezza: controlli rigidi nel centro e totale abbandono nei quartieri» – afferma la consigliera Caterina Meli.

«Se i ragazzi arrivano a uscire di casa armati è evidente che il problema è culturale, sociale e di presidio del territorio. Servono interventi strutturati, continui e non emergenziali.»


Per questo, Meli annuncia una proposta concreta:

«È indispensabile predisporre un cronoprogramma dedicato alle periferie, individuando subito i punti più esposti e procedendo all’installazione mirata di telecamere di videosorveglianza e presidio dele forze dell’ordine. La sicurezza deve essere reale ovunque, non solo dove c’è più visibilità mediatica.»

La città ha bisogno di una risposta ampia, capace di unire prevenzione, presenza istituzionale e strumenti tecnologici. Solo così Palermo può tornare ad essere un luogo in cui i giovani non sentono il bisogno di armarsi e dove ogni cittadino si sente davvero protetto.

In una nota ufficiale inviata al Sindaco, la consigliera Caterina Meli ha ribadito la gravità della situazione nelle periferie e la necessità urgente di un piano strutturato di videosorveglianza.

Nella comunicazione, Meli evidenzia come «in assenza di telecamere comunali attive in quartieri strategici come Pallavicino, il controllo del territorio diventa impossibile», ricordando che proprio in quella zona, durante le indagini sull’omicidio di Paolo Taormina, «il tracciamento si è interrotto all’ingresso del quartiere, impedendo di seguire la fuga dell’assassino».

La consigliera ha chiesto l’avvio immediato dell’installazione di telecamere in aree totalmente scoperte – Pallavicino, Zen-San Filippo Neri, Borgo Nuovo, Brancaccio, Sperone-Roccella, Uditore-Passo di Rigano, Cruillas, Villaggio Santa Rosalia – e la pubblicazione di un cronoprogramma dettagliato con numeri, tempi e modalità di integrazione nella control room comunale.

«La sicurezza non può fermarsi alle zone centrali» – scrive Meli – «è nelle periferie che spesso si decide l’equilibrio complessivo della città. Dotarle di sistemi di videosorveglianza non è solo un intervento tecnico, ma un atto di responsabilità istituzionale».

Luogo: PALERMO, PALERMO, SICILIA

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