Camminare, l’azione più semplice che appartiene alla nostra quotidianità. Qualcosa che facciamo ogni giorno, spesso non pensando che possa andare oltre alla semplice fisicità. Ma che il cammino possa essere qualcosa che travalica la pratica esistenziale, rappresentando una metafora di vita, ce lo ha fatto comprendere Rosalba Castelli, artivista viandante, che nel 2018 ha cofondato Artemixia APS, pensando e mettendo in campo il progetto “Orme d’ombra”, grazie al quale nel 2025 ha attraversato l’intero periplo della Sardegna per oltre 1.000 chilometri a piedi. In tutto 100 giorni di cammino, durante i quali ha incontrato le comunità, insieme alle quali ha ricordato, narrato e cantato le donne vittime di femminicidio, deponendo i nastri bianchi e rossi ricamati con i nomi di ognuna di loro realizzati nell’ambito del laboratorio “Ricamare il Ricordo” presso la Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino e da una rete di ricamatrici volontarie che si è progressivamente ampliata lungo il percorso. Un viaggio che si è concluso con un bilancio di 48 scuole e con il coinvolgimento di oltre 3mila giovani, incontrando lungo il cammino decine di amministrazioni locali, associazioni e gruppi informali.

Un progetto che, proprio per il grande valore sociale, ma anche per l’impatto emotivo che ha travalicato ogni confine, anche quello dell’anima, non poteva concludersi con un’unica edizione.

«Quando ho concluso l’ultimo passo di “Orme d’ombra” in Sardegna – afferma Rosalba Castelli, presidente di “Artemixia” – e mi hanno chiesto di mettere in fila i numeri del cammino, sono stata la prima a rimanerne sorpresa. Li ho ricontati due volte. Eravamo andate enormemente oltre ogni aspettativa iniziale. Ma quello non era soltanto un successo fatto di numeri. Erano presenze, richieste, scuole, amministrazioni, persone e intere comunità che si erano attivate intorno a un obiettivo diventato comune: camminare insieme sentieri contro la violenza. In quel momento ho capito che “Orme d’ombra” non poteva finire con l’ultimo passo in Sardegna. Non poteva finire anche per un’altra ragione: le donne continuavano a morire e lo zaino della viandante era ancora pieno di nastri. Dopo 115 deposizioni ne erano rimasti quasi cento. Quando, tornata a Torino, abbiamo aperto quello zaino, durante l’inaugurazione dell’installazione “Insieme fermiamo la violenza” all’Anagrafe Centrale, e abbiamo deposto insieme tutti quei nastri, abbiamo cantato: «Siamo il grido altissimo e a gran voce di tutte le sorelle che più non hanno voce». Il canto è diventato lungo il cammino uno dei nostri gesti più importanti: cantare insieme significa respirare insieme, sentire la stessa vibrazione, trasformare tante persone in una comunità. Ho cantato con centinaia di persone e ho cantato anche quando mi sono trovata a deporre un nastro da sola. Poi, a un certo punto, dentro di me si è accesa con chiarezza una nuova direzione: la Sicilia. Se la voce di Michela Murgia è stata una delle grandi ispirazioni che mi hanno portata a cominciare dalla Sardegna, la Sicilia rappresenta per me una parola fondamentale: cambiamento».

Non solo comunità, persone cittadine, associazioni, ma anche amministrazioni, quelle che hanno accolto e stanno sostenendo il progetto. Ad accompagnare “Orme d’ombra” anche in questa seconda edizione è, inoltre, la vasta rete di associazioni e realtà territoriali piemontesi e sarde che si era costruita lungo il cammino dello scorso anno e che ha scelto di continuare a sostenerne il percorso verso la Sicilia. Al progetto hanno aderito la Direzione della Casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino e l’associazione “Amici dei Cammini Francigeni” di Sicilia, mentre hanno concesso il proprio patrocinio la Presidenza della Regione Siciliana, il Comune di Palermo, la Città di Catania, la Città di Messina, la Regione Piemonte e la Città metropolitana di Torino. La prima edizione è stata, inoltre, sostenuta con i fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese e della Fondazione di Sardegna.

Presente anche quest’anno la Città metropolitana di Torino.

«La Città metropolitana di Torino sostiene con convinzione “Orme d’ombra” per il secondo anno consecutivo – dichiara Rossana Schillaci, consigliera della Città metropolitana di Torino, delegata alle Politiche sociali e di parità e Vice Presidente CCVD (Coordinamento Contro la Violenza sulle Donne) -. Abbiamo deciso di rinnovare il nostro appoggio perché crediamo nella prevenzione e nel valore dell’arte come potente amplificatore di consapevolezza contro la violenza di genere. Sostenendo questa nuova avventura siciliana, la Città metropolitana di Torino punta sulla forza di un messaggio itinerante capace di connettere comunità e territori. Accogliere e supportare questa iniziativa significa affermare con forza che nessuna donna deve più sentirsi sola e che la sicurezza, la libertà e la dignità di ciascuna sono una responsabilità di tutte e tutti».

Inevitabile ripartire con grande entusiasmo. “Orme d’ombra” ha, infatti, da tempo acceso i motori per andare alla conquista della Sicilia e il 14 settembre darà il via a una di quelle avventure che non possono dirsi tali senza il coinvolgimento dei territori, partendo da Sambuca di Sicilia, in provincia di Agrigento, per poi proseguire fino al Parco dell’Etna, dove questa seconda edizione si concluderà l’11 dicembre. E non sarà sempre un cammino solitario: lungo diversi tratti la viandante sarà raggiunta e accompagnata dalle comunità attraversate, da gruppi di cammino, associazioni, giovani e cittadinanza, trasformando alcuni chilometri del percorso in veri e propri passi collettivi. Nel suo zaino il minimo indispensabile per percorrere nel migliore dei modi, come si confà a una vera viandante, tre delle vie Francigene della Sicilia che si snodano lungo le province di Agrigento, Palermo, Enna, Messina e Catania. Ma a pesare non sarà qualche paio di scarpe di riserva, borracce, cambi d’abito, quanto un portato di vissuti non facile da superare neanche per chi non ne è stato protagonista. Saranno i nastri rossi e bianchi con su ricamati i nomi delle donne che le comunità hanno scelto di ricordare, sia perché vittime all’interno del proprio territorio sia perché storie che hanno toccato il cuore e sono state adottate anche se lontane mille miglia dalle proprie abitazioni.

Anche per tutto questo il cammino di “Orme d’ombra” si farà incontro: tappa dopo tappa, piazze e scuole diventano luoghi di ascolto, testimonianza e sensibilizzazione contro la violenza di genere. Ogni passo è un gesto collettivo di memoria e cambiamento.

«L’associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia –sottolinea Davide Comunale, presidente dell’associazione ACFS, Rete Nazionale “Cammini del Sud” – sposa il progetto “Orme d’ombra 2026” che vedrà coinvolte le speranze e le attenzioni di chi porta, passo dopo passo, avanti la battaglia per una attenzione sempre maggiore all’educazione sessuo-affettiva e contro ogni forma di violenza di genere. Nella terra che praticava il “delitto d’onore”, dove le forme del patriarcato sono sempre state introiettate nella cultura popolare, sposiamo questo evento e questo cammino che vedrà coinvolte la Magna Via Francigena, la Via Normanna e la Via Fabaria nel tratto Etneo. La rete delle Vie Francigene di Sicilia, primo cammino riconosciuto dell’isola, appoggia e diffonde il messaggio che “Artemixia ETS” diffonde ed augura buoni passi».

Si scalpita per l’inizio di una vera e propria avventura: individuale e comunitaria. Ancor di più emozionata Sambuca, per quello che più che la tappa di un progetto, si configura come l’occasione per lanciare uno di quei messaggi contro la violenza di genere che possono fare la differenza.

 «Abbiamo scelto di aderire a questo percorso – dichiara la sindaca di Sambuca di Sicilia, Giovanna Casà –perché crediamo che il cambiamento debba partire prima di tutto dalle comunità e, soprattutto, dalle nuove generazioni. Per questo, a Sambuca, abbiamo voluto coinvolgere la scuola, l’associazione Co.Tu.Le.Vi. e contiamo anche sulla partecipazione di altre associazioni del territorio, creando un momento di confronto e partecipazione che possa lasciare un segno concreto nel nostro territorio. Quei nastri rossi e bianchi, che portano con sé i nomi delle donne vittime di femminicidio e che resteranno nei luoghi attraversati da Rosalba Castelli, rappresentano una memoria che non vuole essere soltanto commemorazione, ma responsabilità collettiva. Ricordare significa anche interrogarsi, educare, prevenire per costruire relazioni fondate sul rispetto e sulla libertà. È un dovere delle istituzioni, quello di non restare indifferenti e di contribuire alla costruzione di una cultura capace di contrastare ogni forma di violenza. Ringraziamo Rosalba Castelli per aver scelto Sambuca come prima tappa di questo importante percorso. Siamo convinti che ogni passo, ogni incontro e ogni nastro lasciato lungo la strada possano contribuire a trasformare la memoria in consapevolezza e la consapevolezza in cambiamento».

Tutto pronto, dunque, per tagliare il nastro lunedì 14 settembre. Alle 18.30 ci si ritroverà in piazza della Vittoria dove Rosalba Castelli presenterà il progetto insieme alla prima cittadina. Modererà il pomeriggio l’assessora alle Politiche di Genere, Maria Anna Interrante. Sarà un pomeriggio dal vivere emotivamente grazie anche alle letture affidate a Brigitte Dufour, direttrice di Casa Vitali, la prima sede italiana di International Partnership for Human Rights (IPHR), alla Consulta Giovanile e alle persone giovani del Servizio Civile dell’associazione Co.tu.le.vi. Al termine della presentazione partirà una marcia comunitaria fino al Palazzo Comunale. La mattinata di martedì 15 avrà come protagoniste le nuove generazioni, coinvolgendo le classi della Scuola primaria “Antonio Gramsci” e della scuola secondaria di primo grado “Fra Felice”. Sarà il via ufficiale del progetto che, dopo Sambuca, vedrà l’artivista viandante proseguire alla volta di Agrigento dove il 16 ci si ritroverà immersi nello splendore della Valle dei Templi per una giornata dedicata alla memoria di quattro donne e ragazze le cui vite sono state segnate e spezzate dalla violenza maschile e di genere: Ilenia Bonanno, madre di due figli uccisa dal marito; Antonella Alfano, alla cui memoria Agrigento ha recentemente dedicato una panchina rossa; Alice Schembri, che aveva appena 17 anni quando si tolse la vita dopo essere stata vittima, ancora adolescente, di una violenza sessuale di gruppo; e Patrizia Russo, insegnante agrigentina e madre di due figli, uccisa dal marito nel 2024.

«Le cose possono cambiare. Sono già cambiate – conclude Rosalba Castelli – ma c’è ancora un enorme lavoro da fare. La violenza contro le donne continua a essere radicata nella nostra cultura e non abbiamo ancora raggiunto una reale parità di opportunità. Dobbiamo presidiare ciò che abbiamo conquistato e continuare a spingere in avanti il cambiamento. Ma dobbiamo farlo sapendo che cambiare è possibile. Franca Viola ce lo ha dimostrato. Per questo il prossimo passo di “Orme d’ombra” parte dalla Sicilia: da una terra nella quale un “no” pronunciato da una ragazza di 17 anni ha contribuito a cambiare la storia, per continuare insieme a camminare verso tutti i cambiamenti che ancora ci aspettano».


Luogo: Sicilia, PALERMO, PALERMO, SICILIA

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