Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende ricordare Pierantonio Sandri, giovane vittima innocente della criminalità mafiosa, e l’impegno di sua madre, Antonina “Ninetta” Burgio, che per quattordici anni ha contrastato il silenzio sulla scomparsa del figlio, trasformando una vicenda familiare drammatica in una testimonianza pubblica di legalità e responsabilità civile.
Pierantonio Sandri nasce a Verona il 13 dicembre 1975 e successivamente si trasferisce con la famiglia a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, territorio d’origine dei genitori. La madre, insegnante di lettere, ne accompagna la formazione in un ambiente familiare attento allo studio e al rispetto delle regole. Pierantonio consegue il diploma di odontotecnico e conduce una vita del tutto estranea agli ambienti criminali.
La sua vicenda si colloca nella Niscemi della metà degli anni Novanta, in una fase nella quale la presenza della criminalità mafiosa incide pesantemente sugli equilibri sociali ed economici del territorio. Nell’estate del 1995 Pierantonio assiste casualmente all’incendio di un’automobile riconducibile, secondo la successiva ricostruzione investigativa e giudiziaria, ad ambienti mafiosi locali. La possibilità che il giovane potesse riferire quanto aveva visto determina la decisione di eliminarlo.
Il 3 settembre 1995, a Niscemi, Pierantonio viene avvicinato da alcuni giovani che conosce e indotto con un pretesto a seguirli. Viene quindi condotto in un’area isolata delle campagne niscemesi, dove viene trattenuto e sottoposto a violenze per accertare se avesse già riferito ad altri quanto osservato. In quello stesso contesto viene ucciso per strangolamento. Il corpo viene successivamente occultato sotto terra nelle campagne di Niscemi, nella zona di contrada Ulmo, dove rimarrà nascosto per quattordici anni. Pierantonio aveva diciannove anni.
La vicenda evidenzia con particolare chiarezza la funzione dell’intimidazione e dell’omertà nel consolidamento del potere mafioso. Non si tratta soltanto degli effetti prodotti dai singoli reati, ma di un metodo di controllo dell’ambiente sociale ed economico che trova specifica definizione nell’art. 416-bis del codice penale, attraverso il riferimento alla forza di intimidazione del vincolo associativo e alle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà.
Per anni Ninetta Burgio continua a sollecitare l’accertamento della verità nelle sedi istituzionali e pubbliche. La svolta investigativa arriva nel 2009, quando Giuliano Chiavetta, coinvolto nei fatti quando era minorenne, avvia la collaborazione con l’autorità giudiziaria e fornisce elementi decisivi per ricostruire l’omicidio e individuare il luogo in cui il corpo era stato nascosto. Il 19 settembre 2009, in contrada Ulmo, nelle campagne di Niscemi, vengono rinvenuti resti umani che i successivi accertamenti consentiranno di ricondurre a Pierantonio Sandri. Dopo quattordici anni la famiglia può conoscere la sorte del giovane e il procedimento giudiziario può svilupparsi sulla base di un quadro probatorio profondamente mutato.
Il successivo percorso processuale conduce all’accertamento delle responsabilità dei soggetti coinvolti e alle relative condanne. La conclusione giudiziaria assume un significato che supera la vicenda individuale, poiché dimostra quanto la collaborazione con l’autorità giudiziaria possa incidere sulla capacità delle organizzazioni mafiose di proteggere attraverso il silenzio fatti, responsabilità e interessi criminali.
Ninetta Burgio sceglie di portare la propria esperienza anche nelle scuole, attribuendo alla conoscenza una funzione preventiva. La sua testimonianza conserva particolare attualità perché l’omertà non costituisce soltanto un comportamento individuale, ma può trasformarsi in una condizione ambientale dalla quale le organizzazioni criminali ricavano un concreto vantaggio operativo ed economico. Dove diminuiscono la propensione alla denuncia e la fiducia nelle istituzioni aumentano gli spazi nei quali intimidazione, estorsione, controllo delle attività produttive e impiego di capitali illeciti possono consolidarsi.
La prevenzione della criminalità mafiosa presenta pertanto anche una precisa dimensione economica. Contrastare le condizioni di assoggettamento significa tutelare imprese e lavoratori, preservare la concorrenza e impedire che patrimoni e risorse di provenienza criminale alterino il funzionamento dell’economia legale. In questa prospettiva assumono rilievo la legge n. 109 del 1996 e il d.lgs. n. 159 del 2011, che disciplina organicamente le misure di prevenzione e la gestione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.
Il CNDDU ritiene pertanto opportuno che il 3 settembre, anniversario dell’uccisione di Pierantonio Sandri, possa diventare nelle scuole un’occasione di approfondimento sul funzionamento delle misure patrimoniali antimafia, sul riutilizzo dei beni confiscati e sugli effetti prodotti dall’economia criminale sui mercati e sullo sviluppo locale. Gli istituti potrebbero inoltre sperimentare procedure riservate e chiaramente definite per la segnalazione di situazioni di intimidazione, prevaricazione o illegalità, senza attribuire agli studenti improprie funzioni investigative, ma rafforzandone la conoscenza degli interlocutori istituzionali e degli strumenti di tutela disponibili.
La storia di Pierantonio Sandri dimostra che il costo della mafia non si misura soltanto nelle conseguenze penali dei singoli reati, ma anche nella perdita di fiducia, nell’alterazione delle relazioni economiche e nella minore capacità di sviluppo dei territori. Ricordare quel 3 settembre 1995 a Niscemi significa allora sottrarre una vicenda rimasta per quattordici anni sepolta dal silenzio alla dimensione della sola memoria e trasformarla in uno strumento di conoscenza dei meccanismi giuridici, sociali ed economici attraverso i quali la criminalità organizzata costruisce e conserva il proprio potere.
prof.ssa Giovanna De Lucia Lumeno, CNDDU

Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.






Commenta con Facebook