L’impossibilità, a causa della guerra, di prendere un volo da Tel Aviv per essere presente fisicamente ai diversi incontri, e soprattutto a quello con ingresso libero di mercoledì 25 marzo “La nostra Gerusalemme”, non ne ha vanificato la realizzazione. Samah Jabr, psichiatra, psicoterapeuta, scrittrice palestinese, residente a Gerusalemme Est, sua terra natìa, attraverso quattro giorni di dialoghi, resi possibili grazie a video collegamenti, ha condiviso racconti di vita vissuta nei luoghi martoriati dalla guerra. Jabr rappresenta oggi una delle voci più conosciute e ascoltate della Palestina storica. 

Momenti preziosi organizzati dalla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia: “Cosa può fare una Facoltà teologica per la pace? – commenta il preside don Vito Impellizzeri – Quale è il suo compito? Offrire, a tutti coloro che sentono in coscienza la domanda di pace, oggi in verità il grido di pace, una narrazione della resistenza per la pace e la giustizia fatta da coloro che vivono in luoghi distrutti di guerra come operatori di pace e di liberazione e avviare percorsi formativi e informativi di un pensiero e una teologia per la pace!”. 


Tra i diversi incontri, quello di mercoledì aperto a tutti, è stato molto partecipato. Un dialogo intessuto tra Samah Jabr, Maria Nadotti e Francesco Cavallini e introdotto da Teresa Mannino con la lettura di alcune pagine tratte dal libro Memorie di Gerusalemme di Sirin Husseini Shahid. “Samah è una grande pensatrice, oltre che un’attivista sui generis. – commenta Nadotti, scrittrice e che con Jabr hanno appena terminato la stesura di un libro a 4 mani – L’obiettivo non era soltanto pensare insieme alla Palestina, di cui lei ovviamente ne conosce tutte le pieghe, ma anche pensare al mondo contemporaneo, che richiede pensieri nuovi ed anche linguaggi nuovi”.


Da qui l’organizzazione anche di diversi incontri, da lunedì 23 a giovedì 26 marzo, durante i quali si è spaziato dalla violenza di genere alle patologie mentali: tematiche diffuse ma che in Palestina si vivono in una dimensione amplificata dal contesto storico-politico. A chiudere il ciclo, l’incontro con le studentesse e gli studenti delle ultime classi di vari istituti superiori della città di Palermo: “Abbiamo visto in questi due anni la mobilitazione dei ragazzi in tutto il mondo, la loro voglia di non stare con le mani in mano a frignare. – conclude Nadotti – Abbiamo cercato di capire assieme ai giovani che cosa non solo si può fare, ma che cosa si deve fare in altri luoghi del mondo senza atteggiamenti compassionevoli, pietistici. Perché quello che noi facciamo qui serve a loro ma serve anche a noi”. 

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