Si è svolta nel primo pomeriggio di ieri, presso l’Aula Magna dell’Edificio 13 della Scuola di Medicina dell’Università di Catania, in via Santa Sofia 78, la “Giornata di Approfondimento sulla Tematica Radon”, organizzata dall’Ordine delle Professioni Sanitarie TSRM e PSTRP di Catania e accreditata ai fini ECM.

All’incontro hanno partecipato il presidente dell’Ordine delle Professioni Sanitarie di Catania, dott. Innocenzo Secolo, il presidente della Commissione d’Albo dei Tecnici della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro (TPALL) per la provincia di Catania, dott. Antonello Merlo, il consigliere della Commissione d’Albo TPALL per il quadriennio 2024-2027, dott. Angelo Savoca, e le relatrici dott. Daniela Morelli e dott. Concetta Stancampiano.


Ad aprire i lavori è stato il dottor Merlo, che ha ricordato come l’organizzazione dell’incontro sia stata preceduta da un lungo lavoro e abbia avuto l’obiettivo di dedicare un momento di approfondimento a un tema, quello del radon, che richiede sempre maggiore attenzione e monitoraggio.

A seguire è intervenuto il presidente Secolo, che ha sottolineato l’importanza delle figure sanitarie professioni nel mondo della sanità, oggi assistiamo a un progressivo innalzamento e consolidamento dei percorsi formativi, che ha ridefinito le competenze con l’auspicio che nei prossimi profili professionali queste competenze vengano riconosciute. L’Ordine delle Professioni Sanitarie TSRM e PSTRP di Catania ha già avanzato la proposta di istituire lauree magistrali a carattere clinico più che solo manageriale come avvenuto per l’infermieristica.


Il dottor Savoca ha quindi presentato le relatrici, evidenziando come l’obiettivo della giornata fosse quello di fornire agli operatori strumenti e conoscenze utili a misurare e valutare l’esposizione al radon attraverso procedure attendibili e conformi alla normativa.

La dottoressa Concetta Stancampiano ha affrontato il tema della fisica delle radiazioni ionizzanti, ripercorrendone alcune delle principali tappe storiche e illustrandone proprietà, tipologie di decadimento, capacità di penetrazione e principali fonti di esposizione. È stato evidenziato come l’esposizione alle radiazioni derivi soprattutto da fonti naturali, ma anche da fonti artificiali, tra cui gli esami diagnostici, le applicazioni della medicina nucleare e alcuni impieghi industriali. Nel corso dell’intervento è stato ricordato che le fonti naturali rappresentano circa il 73,2% dell’esposizione complessiva, mentre la quota legata alle procedure mediche è in crescita. È stato inoltre precisato che le radiazioni emesse dai telefoni cellulari sono non ionizzanti e producono principalmente un effetto termico.

La dottoressa Daniela Morelli ha invece approfondito le caratteristiche del radon, le modalità attraverso cui il gas si forma e raggiunge gli ambienti interni, i rischi per la salute e le tecniche utilizzate per rilevarne la presenza.

Il radon è un gas nobile radioattivo di origine naturale, incolore, inodore e insapore, prodotto dalle catene di decadimento di radionuclidi presenti nel suolo e nelle rocce. Tra i suoi isotopi, il radon-222, derivante dalla catena dell’uranio-238, è quello di maggiore interesse, grazie alla sua emivita di 3,82 giorni, che gli consente di migrare dal terreno e raggiungere l’atmosfera e gli ambienti chiusi.

La principale fonte di radon è infatti il suolo, anche se il gas può provenire dai materiali da costruzione, dall’aria esterna e, in misura minore, dall’acqua. Porosità e fratturazione delle rocce, insieme alle condizioni ambientali, possono favorirne la migrazione. Negli edifici il radon può entrare soprattutto attraverso il terreno, anche in relazione al cosiddetto “effetto camino”, che può creare una depressione interna e favorire l’ingresso del gas. Particolare attenzione deve essere quindi riservata agli ambienti interrati o a diretto contatto con il suolo e ai locali poco ventilati.


Nel corso dell’intervento è stato posto l’accento anche sugli effetti sulla salute. Il radon rappresenta infatti un importante fattore di rischio per il tumore polmonare: i suoi prodotti di decadimento, inalati insieme all’aria, possono depositarsi nelle vie respiratorie e continuare a emettere radiazioni. Il rischio risulta particolarmente rilevante in presenza di fumo di sigaretta. L’esposizione, inoltre, non riguarda esclusivamente gli ambienti di lavoro, ma anche le abitazioni e tutti i luoghi nei quali si trascorre una parte significativa della giornata.

La concentrazione del radon viene espressa in becquerel per metro cubo (Bq/m³). La dottoressa Morelli ha richiamato alcuni dati di una campagna dell’Istituto Superiore di Sanità risalente alla fine degli anni Novanta, che indicava una concentrazione media nazionale di 77 Bq/m³. Per la Sicilia veniva riportata una media di 35 Bq/m³, calcolata però su un numero limitato di abitazioni e quindi considerata poco rappresentativa. La docente ha sottolineato come il dato sia ancora quello ufficiale disponibile e come le caratteristiche geologiche dell’Isola, in larga parte di origine vulcanica, rendano particolarmente importante approfondire il fenomeno.

Ampio spazio è stato dedicato, infine, alle modalità di misurazione. Per una valutazione attendibile dell’esposizione è necessario considerare le variazioni della concentrazione nel tempo e, nell’ambito della valutazione normativa illustrata durante l’incontro, arrivare a una media annuale. Sono stati quindi presentati i sistemi di rilevazione attivi, utili soprattutto per una prima ricognizione, e i diversi tipi di rivelatori passivi, tra cui quelli a carbone attivo, gli elettreti e i rivelatori a tracce, in particolare il CR-39.


Quest’ultimo sistema, illustrato anche in relazione all’attività pratica, consente di rilevare le tracce lasciate dalle particelle alfa nel materiale sensibile e di trasformare successivamente il dato ottenuto in una stima della concentrazione di radon attraverso procedure di laboratorio e calibrazione.

L’incontro ha quindi posto l’attenzione sul ruolo dei Tecnici della Prevenzione nell’attività di monitoraggio e valutazione del rischio, dalla scelta delle tecnologie e dei punti di misura fino alla corretta gestione dei dosimetri e all’eventuale individuazione di interventi di mitigazione. Tra questi, in presenza di concentrazioni elevate, sono stati citati i sistemi di depressurizzazione sotto l’edificio, mentre in fase di progettazione di nuove costruzioni è possibile adottare preventivamente soluzioni finalizzate a limitare l’ingresso del gas.

Luogo: Università degli Studi di Catania, Via Santa Sofia , 78, CATANIA, CATANIA, SICILIA

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