Si chiude con un bilancio straordinario, che ridefinisce le prospettive di sopravvivenza e cura per i pazienti, il congresso nazionale “Attualità e prospettive in ematologia 2026”. L’evento, svoltosi il 29 e 30 settembre presso l’Hotel NH di Palermo con provider e segreteria organizzativa a cura di BIBA group, ha riunito i massimi esperti in Italia per fare il punto sulla rapidissima evoluzione clinica e scientifica che sta investendo la lotta contro le neoplasie del sangue.

Responsabile scientifico della due giorni è il direttore dell’UOC di Oncoematologia e TMO presso il Dipartimento Oncologico “La Maddalena” di Palermo Maurizio Musso che ha guidato i lavori focalizzandosi sull’esigenza di assicurare ed uniformare la diagnosi e la cura dei pazienti oncologici secondo i più elevati standard nazionali e internazionali.

Dalle 8 sessioni scientifiche in cui si è articolato il meeting emerge una realtà in profonda trasformazione: se l’efficacia dei trattamenti convenzionali e dei trapianti di cellule staminali rappresenta una base solida, l’avvento degli anticorpi monoclonali bispecifici e delle cellule CAR-T sta cambiando la storia clinica di patologie complesse come i linfomi, le leucemie linfoblastiche e il mieloma multiplo.

“Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad un’accelerazione eccezionale. – ha spiegato Musso – L’immunoterapia e le terapie target sono entrate veramente a gamba tesa nella cura di queste malattie. Oggi abbiamo a disposizione armi così appropriate e mirate da consentire, in alcuni casi, di raggiungere la guarigione clinica, un traguardo fortemente ambito da medici e pazienti”.

Uno dei temi più rilevanti emersi dal confronto riguarda l’invecchiamento della popolazione e la tollerabilità dei trattamenti. Se un tempo la tossicità della chemioterapia tradizionale escludeva di fatto i pazienti più anziani, lo sviluppo di terapie biologiche mirate e approcci “chemio-free” permette oggi anche a pazienti di oltre 80 anni di affrontare i percorsi di cura con successo, ottenendo un netto vantaggio in termini di aspettativa e qualità della vita.

Il congresso ha fatto chiarezza anche sui dati epidemiologici legati alle malattie ematologiche, che rappresentano circa il 5% di tutti i tumori. Gli esperti hanno evidenziato che l’apparente incremento dei casi nei centri di eccellenza è riconducibile al netto miglioramento degli strumenti diagnostici, come la citofluorimetria e la biologia molecolare, e al monitoraggio costante della Malattia Minima Residua (MRD). Questa diagnostica avanzata consente di identificare tempestivamente patologie che in passato sfuggivano, portando i pazienti a ricevere una terapia personalizzata nel momento esatto in cui ne hanno bisogno. Non meno cruciale si è rivelata l’attenzione alla sicurezza, con sessioni dedicate alla prevenzione delle infezioni nei soggetti fortemente immuno-compromessi.

Le due giornate di lavoro hanno confermato il definitivo superamento dei cosiddetti “viaggi della speranza”: “A Palermo e in tutta la Sicilia operano strutture ospedaliere, pubbliche e private accreditate, di grandissimo spessore professionale e scientifico. – ha concluso Musso – Grazie ad una sinergia e ad una cooperazione efficacissima tra i centri di riferimento hub e le strutture territoriali spoke, abbiamo quasi azzerato la migrazione dei pazienti affetti da malattie oncoematologiche. Garantiamo una cura precisa, efficace e uniforme, abbattendo ogni disparità territoriale”.

La comunità scientifica ematologica guarda ora alle prossime sfide: moltissime molecole e combinazioni terapeutiche rivoluzionarie sono già pronte “nel cassetto” dei ricercatori, in attesa che gli enti regolatori nazionali ne autorizzino l’impiego per l’utilizzo su larga scala.

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