Contrasto allo spopolamento, valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale e riscoperta dell’identità locale: con questi obiettivi il Comune di Villafrati ha inaugurato il rinnovato e digitalizzato Museo delle Spartenze dell’Area di Rocca Busambra, ospitato nello storico Palazzo Filangeri. L’inaugurazione, promossa dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Franco Agnello, ha riunito autorità civili, militari e politiche, rappresentanti della Rete dei Musei Siciliani dell’Emigrazione e numerosi cittadini.

Non si tratta della nascita di un nuovo museo, ma della trasformazione tecnologica di un percorso avviato nel 2018, nato in seguito a un convegno sul tema dell’educazione e sviluppato su iniziativa del professor Santo Lombino, direttore scientifico del museo, con il sostegno del professor Marcello Saija, presidente di Remse, Rete dei Musei Siciliani dell’Emigrazione, dell’allora sindaco e dell’amministrazione comunale. Il museo fa oggi parte della rete dei musei siciliani dedicati alla memoria dell’emigrazione.


Il nuovo allestimento, finanziato nell’ambito del progetto PNRR “Villafrati Borgo dei Teatri”, introduce installazioni interattive, postazioni touch-screen, contenuti audiovisivi e la ricostruzione di una stazione ferroviaria dell’epoca. Attraverso le voci di attori locali, il visitatore viene accompagnato nelle storie e nelle testimonianze dei migranti diretti verso il Nord Italia, l’Europa e le Americhe, ricostruendo le diverse fasi dell’esperienza migratoria: dalle cause dell’esodo alle condizioni del viaggio, fino alla vita nelle società di arrivo, alla nascita delle società di mutuo soccorso, al ruolo delle donne e, infine, alle esperienze di chi ha scelto di tornare in Sicilia per investire nuovamente nel proprio futuro.


La memoria di Palazzo Filangeri e l’esodo dell’entroterra

La scelta di Palazzo Filangeri come sede del museo assume un forte valore identitario per la comunità di Villafrati. Storicamente vissuto in modo controverso – luogo di storia e cultura, ma anche simbolo del contrasto tra la classe baronale e un popolo impegnato nella lotta per la sopravvivenza – il palazzo rappresenta un contesto particolarmente significativo per raccontare le condizioni sociali ed economiche che spinsero migliaia di contadini e artigiani ad abbandonare la propria terra.

L’esodo coinvolse profondamente anche i centri dell’entroterra palermitano dell’area di Rocca Busambra, da Villafrati a Corleone, Marineo, Mezzojuso, Ciminna, Godrano e agli altri comuni del comprensorio. Intere famiglie partirono alla ricerca di lavoro e di condizioni di vita migliori, contribuendo allo spopolamento di intere vallate.

La memoria di questo grande cambiamento sociale è oggi custodita nelle teche e nelle sale del museo attraverso le preziose donazioni degli stessi cittadini del comprensorio: antichi bauli in legno, consumate valigie di cartone utilizzate dagli emigranti nei lunghi viaggi, fotografie ingiallite dal tempo e un importante corpus di lettere originali spedite dall’Europa e dalle Americhe. Attraverso quelle lettere, madri, padri e figli si scambiavano notizie, raccontavano le proprie condizioni di vita, inviavano rimesse economiche e mantenevano vivo il legame con la terra d’origine.


Il nome “Spartenze” richiama il siciliano “si sparteru”, cioè “si divisero”, e non indica quindi una semplice partenza, ma uno sradicamento segnato dalla sofferenza, dalla separazione dagli affetti e, allo stesso tempo, dalla speranza di costruire una nuova vita e mettere nuove radici altrove. Un concetto presente nella tradizione dei canti popolari e nel celebre libro di Tommaso Bordonaro, che trova una particolare rappresentazione anche nel logo del museo, raffigurante un globo-gomitolo. Il simbolo richiama l’antica usanza dei migranti che, al momento dell’imbarco, affidavano un capo del filo ai parenti rimasti a terra, mantenendo così un legame simbolico fino all’ultimo istante.

Fra la fine dell’Ottocento e il primo ventennio del Novecento, circa 1.200.000 uomini, donne e bambini lasciarono la Sicilia. Le difficili condizioni economiche e la ricerca di un lavoro dignitoso spinsero centinaia di migliaia di persone soprattutto verso le Americhe. L’emigrazione riprese poi nel secondo dopoguerra, quando la destinazione principale divennero i poli industriali del Centro-Nord e Paesi come Svizzera, Francia, Belgio e Repubblica Federale di Germania, dove i lavoratori siciliani contribuirono alla ricostruzione postbellica.

Il percorso museale collega questa memoria storica al presente della Sicilia, oggi contemporaneamente terra di frontiera per chi arriva dalla costa meridionale del Mediterraneo e regione interessata da un nuovo fenomeno di spopolamento e migrazione giovanile. Secondo dati ISTAT e uno studio della CGIL Sicilia citati nell’ambito del progetto, tra il 2019 e il 2026 circa 90.000 siciliani tra i 18 e i 35 anni hanno lasciato l’isola in cerca di opportunità professionali.


Il Museo delle Spartenze si propone così non soltanto come luogo di conservazione della memoria, ma come spazio di ricerca, confronto e riflessione sulle mobilità contemporanee e sulle sfide che interessano oggi le comunità siciliane. Il complesso di Palazzo Filangeri rappresenta un punto di riferimento per studiosi, ricercatori e cittadini interessati ai fenomeni migratori che hanno coinvolto la provincia di Palermo e, più in generale, i comuni dell’area di Rocca Busambra tra XIX e XX secolo.

La digitalizzazione rende questa memoria accessibile anche alle nuove generazioni, trasformando documenti, testimonianze e oggetti del passato in un patrimonio culturale dinamico, capace di dialogare con il presente e di contribuire alla valorizzazione del territorio.

A sottolineare il valore strategico dell’intervento per Villafrati e per l’intero comprensorio della Rocca Busambra è il sindaco Franco Agnello, che ha dichiarato:

«La riapertura e la digitalizzazione del Museo delle Spartenze rappresentano un momento di profonda riflessione per la nostra comunità e per l’intera area della Rocca Busambra. Questo museo non custodisce soltanto la memoria e il sacrificio di migliaia di nostri concittadini che in passato sono stati costretti a dividersi dalle loro famiglie e a lasciare la propria terra; è uno strumento vivo e moderno per parlare alle giovani generazioni.»


«Oggi la Sicilia vive una doppia sfida: da un lato è terra d’approdo nel Mediterraneo, dall’altro continua a soffrire per una nuova e dolorosa migrazione di giovani che lasciano l’isola in cerca di opportunità. Restituire vita e memoria al Palazzo Filangeri attraverso le nuove tecnologie significa trasformare la storia del nostro spopolamento in una leva di riscatto culturale, turistico ed economico per il nostro borgo.»

Con il nuovo allestimento, il Museo delle Spartenze dell’Area di Rocca Busambra si conferma quindi come un luogo in cui passato e presente si incontrano: la memoria dell’emigrazione siciliana diventa strumento per comprendere le trasformazioni sociali contemporanee e per rafforzare il rapporto tra comunità, patrimonio culturale e territorio.


Luogo: Villafrati, VILLAFRATI, PALERMO, SICILIA

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