In questi giorni leggiamo comunicati e vediamo fotografie di inaugurazioni, tagli di nastro e annunci di nuove strutture sanitarie, case di comunità e servizi che dovrebbero migliorare l’assistenza nei territori.
Peccato che, mentre si moltiplicano le inaugurazioni, per molti cittadini – soprattutto anziani e persone fragili – ottenere una visita medica stia diventando un’impresa impossibile.
Ci arrivano segnalazioni sempre più frequenti, visite fissate a distanza di anni, prestazioni annullate perché i servizi vengono sospesi, pazienti costretti a riprenotare dopo mesi di attesa, o addirittura a spostarsi fuori provincia. Nel frattempo, chi può paga il privato, chi non può, semplicemente rinuncia a curarsi.
A questo punto la domanda diventa inevitabile: è questa la sanità pubblica che si vuole raccontare con le fotografie delle inaugurazioni?
La verità, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: si inaugurano strutture che spesso restano vuote, senza medici, senza personale sufficiente, senza servizi reali per i cittadini. Una sanità di facciata che serve alla propaganda, mentre nella vita reale i cittadini continuano a scontrarsi con liste d’attesa interminabili e servizi che spariscono dai territori.
In questo quadro, in questi giorni le cronache stanno portando alla luce vicende e scandali che riguardano la gestione della sanità pubblica. Non è questa la sede per entrare nel merito di singoli fatti o responsabilità, ma è evidente che episodi del genere rischiano di aggravare ulteriormente la crisi di fiducia dei cittadini verso il sistema sanitario.
Quando, infatti, alle difficoltà quotidiane nell’accesso alle cure si sommano inefficienze, ritardi e problemi organizzativi così evidenti, è inevitabile che si apra una riflessione seria sulle scelte compiute e sulle responsabilità gestionali. Sono domande che non possono essere eluse e dalle quali tutti dovrebbero trarre le dovute conclusioni.
Non sorprende quindi che sempre più persone, esasperate, raccontino la loro esperienza sui social perché hanno la sensazione che ogni segnalazione ufficiale cada nel vuoto. È il segno di una rassegnazione crescente che non possiamo accettare.
Lo SPI CGIL di Messina non intende ignorare questa deriva. La sanità pubblica non può essere ridotta a una vetrina di inaugurazioni mentre i servizi reali arretrano, né può trasformarsi in un sistema che spinge i cittadini verso il privato e rassegna i più deboli all’idea di non avere più diritti.
Per questo chiediamo risposte immediate e un confronto pubblico con l’Asp e con le istituzioni competenti. In assenza di risposte concrete lo SPI CGIL avvierà una raccolta di segnalazioni dei cittadini e valuterà iniziative pubbliche e vertenze territoriali per denunciare ciò che sta accadendo e pretendere soluzioni.
La salute delle persone – soprattutto degli anziani e dei più fragili – non può essere trattata come un problema secondario. E se qualcuno pensa che i cittadini si rassegneranno in silenzio, si sbaglia.
La Segretaria Generale Spi Cgil Messina – Pina Teresa Lontri
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