Emozione e applausi a scena aperta per la performance de La Compagnia degli Originali Talenti – gli attori e le attrici con disabilità dell’associazione Mettiamoci in Gioco – che ha presentato al teatro Zō, lo spettacolo dal titolo “Piccole Memorie” inserito nel programma della prima edizione di “Guastafest.
Un festival multidisciplinare, organizzato da Zō Centro Culture Contemporanee, che attraverso performance di danza, teatro, musica, ha inteso porre al centro le cosiddette categorie sottorappresentate, per mettere in discussione le narrazioni dominanti che anche in ambito artistico sono segnate da stereotipi e pregiudizi. In scena gli attori Marco Bumbica, Chiara Ingaglio, Alessandra Longo, Ferdinando “Nanni” Marletta, Silvia Minardi, Alessandro Samperi ed Eleonora Vasta, hanno proposto un’intensa performance, fatta di sguardi, gesti, movenze e passi di danza, incentrata sul tema della memoria, della vita che è stata; lo spunto il ritorno alla vecchia casa d’infanzia ormai silenziosa e disabitata, un suggestivo viaggio nel passato in cui riaffiorano emozioni e sensazioni vissute, immaginando di rivedere persone care e situazioni che hanno comunque lasciato il segno: un amore perduto, la bellezza della giovinezza, le domande sull’esistenza.
Temi universali e senza tempo che accomunano l’essere umano in ogni epoca, che consentono la magia unica dell’immedesimazione tra attori e spettatori rendendo il palcoscenico una sorta di specchio collettivo di emozioni e fragilità. Una sapiente scelta musicale e il suggestivo gioco di luci a cura della light designer Camila Chiozza, hanno impreziosito ogni quadro dello spettacolo diretto da Smeralda Capizzi, regista, attrice e autrice che segue gli attori della Compagnia degli Originali Talenti dal 2011, con un approccio che unisce tecnica, sensibilità artistica e cuore.
“Spesso quando si parla di persone con disabilità in ambito artistico – afferma Capizzi – si guarda alla condizione e questo porta alla realizzazione di percorsi creativi che suscitano commiserazione, pietismo. Come regista e formatrice ho voluto concentrarmi invece sulla persona, sulla capacità, talento, profondità e competenze, mettendomi in ascolto per costruire un linguaggio comune. I ragazzi e le ragazze – aggiunge – sono stati coinvolti nel processo creativo e hanno partecipato attivamente, in maniera assolutamente paritaria, alla costruzione e alla scrittura dello spettacolo, in questo modo ciascuno ha trovato il proprio spazio per esprimere sentimenti come la malinconia, la sensualità e il desiderio di essere amato”.

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