Dopo oltre due settimane di sospensione e accese polemiche, torna online l’intervista a Salvatore Riina, figlio di Totò Riina, nel programma Lo Sperone Podcast condotto da Gioacchino Gargano. L’episodio, pubblicato il 20 settembre e rimosso dopo appena 48 ore nonostante avesse superato le 60 mila visualizzazioni, è di nuovo disponibile su YouTube. https://www.youtube.com/watch?v=M-_6kuwXKZ4 .
La decisione arriva dopo una riflessione del conduttore sulle reazioni suscitate e sulle critiche ricevute da parte di politici e opinion leader.
«Ho sbagliato non a intervistare Salvatore Riina, ma ad ascoltare politici-influencer e a non fidarmi di storici della mafia e avvocati che mi hanno dato ragione. Per questo ho rimesso tutto online» ha dichiarato Gioacchino Gargano, spiegando così la scelta di ripubblicare la puntata del podcast che aveva sollevato un intenso dibattito pubblico.
L’intervista a Salvatore Riina, in cui il figlio del “Capo dei capi” ha sostenuto che il padre non avrebbe mai ordinato l’uccisione di Giovanni Falcone né quella del piccolo Giuseppe Di Matteo, aveva suscitato forti reazioni anche per il controverso paragone tra la sua infanzia e quella dei bambini di Gaza.
In un nuovo video pubblicato oggi 7 ottobre Gargano racconta i motivi del dietrofront: https://www.youtube.com/watch?v=q0uWmC1DQbM&t=261s
«Dopo l’attacco mediatico e il bullismo psicologico ricevuto da istituzioni e parenti delle vittime di mafia – spiega – ho parlato con avvocati e storici che hanno definito la puntata “un documento importante dal punto di vista storico e antropologico”. Siamo stati attaccati più noi del podcast le parole di Riina».
Il conduttore dello Sperone Podcast sottolinea infine di non voler alimentare alcuna forma di apologia, ma di voler contribuire alla comprensione della cultura mafiosa e del suo impatto sociale: «Ho portato qualcosa di interessante e sono stato accusato di apologia di mafia. Vi invito a rianalizzare la puntata, tornata online. Rimanete connessi».
Con questa decisione, Gioacchino Gargano riapre il dibattito sul ruolo dell’informazione, dei media digitali e dei nuovi linguaggi del racconto legato alla mafia e alla memoria collettiva.

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