A Lampedusa, il nuovo anno si apre con l’ennesima tragedia del mare: 20 migranti, tra cui donne e bambini, sono dispersi dopo il naufragio di un barchino partito dalla Libia. Tra i superstiti, sette persone, incluso un bambino di soli 8 anni, strappato alla morte grazie al coraggio di un parente. Il piccolo, che ha perso la madre durante l’affondamento, ha potuto sentire il padre in Germania tramite una videochiamata dall’hotspot di contrada Imbriacola. 

Nel frattempo, a Pozzallo, è previsto per le 20 di questa sera l’arrivo di 17 migranti salvati dalla nave ONG Aurora Sar. Un segno di speranza in una giornata altrimenti segnata dal dolore.

“Non possiamo chiudere gli occhi di fronte a queste stragi silenziose – dichiara Agostino Sella, presidente Don Bosco 2000 – ogni vita spezzata in mare è un monito per il nostro tempo. Iniziamo il nuovo anno con un impegno concreto verso chi non ha voce e cerca un futuro migliore.”

Questa tragedia di Capodanno, sottolineano i vertici della Don Bosco 2000, non può essere solo un episodio che suscita commozione temporanea. Serve una presa di coscienza collettiva, una risposta concreta da parte delle istituzioni europee e internazionali per fermare questa lunga scia di morti nel Mediterraneo.

“È necessario garantire vie legali e sicure per chi cerca rifugio – sottolinea il presidente Sella – e promuovere politiche di accoglienza basate sulla dignità e il rispetto della persona umana. Ogni naufragio, ogni vita spezzata è una sconfitta per l’intera umanità.”

Il Mediterraneo continua a essere teatro di dolore e resilienza, ricordandoci che la speranza di pochi è una responsabilità di tutti.


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