Doveva avere il braccialetto elettronico, ma non ce n’erano disponibili. Per questo Santino Bonfiglio di 67 anni ha ucciso a coltellate l’ex compagno. 

Gli agenti della squadra mobile messinese che indagano sul femminicidi di Daniela Zinnanti hanno trovato l’arma del delitto: è un coltello recuperato vicino a un cassonetto non lontano dall’abitazione della vittima, in via Lombardia, a Messina. Ad utilizzarlo è stato Santino Bonfiglio, 67 anni, ex della donna che era attualmente ai domiciliari dopo la seconda denuncia della donna che il mese scorso aveva subito violenza dall’uomo, ricorrendo alle cure dell’ospedale Piemonte.

I due avevano avuto una relazione relativamente breve. Alla fine dello scorso anno lei lo aveva lasciato e lui l’aveva picchiata selvaggiamente. Lei a quel punto lo aveva denunciato, ma il giorno dopo aveva ritirato la denuncia anche contro il volere della famiglia.

Ad inizio 2026, pare il mese scorso, Bonfiglio era tornato a usare violenza contro la donna. Lei si era fatta medicare all’ospedale Piemonte e in quella circostanza aveva denunciato definitivamente. Quindi erano scattati i domiciliari. Ma c’è un altro particolare che emerge ed è clamoroso: il gip su richiesta del pm aveva firmato l’ordinanza in cui chiedeva gli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico. Ma all’uomo non era stato applicato perché non ce n’erano disponibili, come confermato dal suo difensore.

“Come famiglia siamo disperati per la morte di mia sorella. Più volte io e i miei altri cinque fratelli avevamo detto a Daniela di lasciare quell’uomo violento e di non avere più rapporti con lui. L’ultima volta, dopo l’ennesima denuncia, e dopo che l’aveva mandata all’ospedale con sette costole rotte, si era decisa a chiudere definitivamente i rapporti con questa persona che però non si dava per vinta. Un altro femminicidio annunciato”. A dirlo è Roberto Zinnanti fratello di Daniela Zinnanti, la donna di 50 anni uccisa dall’ex compagno.

“Lui non so di cosa si occupasse – prosegue – mia sorella badava quando poteva a nostra madre. Daniela era donna stupenda che voleva bene a tutti noi fratelli, a sua figlia e anche a mia madre e faceva quanto poteva per stare più tempo con lei. Purtroppo ha conosciuto questo uomo violento ed era convinta, in un primo tempo, di poterlo cambiare e una prima volta, dopo averlo denunciato per maltrattamenti, ha anche tolto la denuncia. Ma questa seconda volta no. Aveva anche convissuto con lui, ma – ricorda il fratello della vittima del femminicidio di Messina – poi non andavano d’accordo e lo aveva mandato via. Sia io che mia madre le ripetevamo spesso di lasciarlo perdere, e finalmente l’ultima volta ha seguito i nostri consigli, ma l’uomo colto dalla disperazione ieri l’ha brutalmente uccisa”.