Aldo Tortorella, storico dirigente del Partito Comunista Italiano (PCI) e figura di riferimento per intere generazioni di militanti, si è spento nella notte all’età di 98 anni.
Un uomo della Resistenza e del Partito Comunista
Nato a Napoli il 10 luglio 1926, Tortorella entrò giovanissimo nella Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale, lottando contro il regime fascista. Fu catturato dai nazifascisti, ma riuscì a fuggire, tornando a lottare per la libertà del suo paese. Fu soprannominato “il partigiano Alessio” e divenne un simbolo della lotta contro l’oppressione, un legame che avrebbe segnato tutta la sua carriera politica.
Dopo la fine della guerra, si unì al Partito Comunista Italiano, dove svolse ruoli di crescente responsabilità. Negli anni successivi, Tortorella si affermò come una delle voci più influenti del PCI. Dal 1958 al 1962 fu direttore de l’Unità di Milano, testata storica del partito, e più tardi divenne vicedirettore del giornale a Genova. La sua carriera al l’Unità gli permise di consolidare il suo ruolo nel partito e di divenire una figura centrale nelle politiche del PCI, sempre in prima linea su temi di giustizia sociale e cultura.
Il ruolo politico e culturale nel PCI
Nel 1972, Tortorella venne eletto per la prima volta deputato. La sua elezione rappresentò solo l’inizio di una carriera che lo avrebbe visto protagonista della scena politica italiana per oltre vent’anni. Da lì a poco, divenne uno dei protagonisti della segreteria di Enrico Berlinguer, assumendo la responsabilità delle politiche culturali del partito. Con Berlinguer, Tortorella si distinse per la sua visione di un comunismo che non fosse solo ideologia, ma anche un progetto di cambiamento concreto per la società italiana.
Tortorella credeva profondamente nell’importanza della cultura come strumento di emancipazione e lotta politica. Il suo impegno sul fronte culturale, che si concretizzò in un attivo coinvolgimento con intellettuali, artisti e militanti, lo rese uno dei volti più riconosciuti del PCI durante gli anni Settanta e Ottanta. Alla morte di Berlinguer, Tortorella fu uno degli ultimi esponenti di spicco a mantenere viva la visione originaria del partito, opponendosi ai cambiamenti che avrebbero portato alla dissoluzione del PCI e alla sua trasformazione nel Partito Democratico della Sinistra nel 1991.
Un intellettuale di respiro internazionale
Nonostante le sue radici nel PCI italiano, Aldo Tortorella non limitò il suo pensiero alla politica locale. La sua capacità di dialogare con la cultura internazionale lo rese un interlocutore privilegiato a livello europeo e mondiale. Nei suoi scritti e nei suoi interventi pubblici, Tortorella ha sempre cercato di unire la politica alla filosofia, al pensiero critico e alla riflessione culturale. La sua visione globale del socialismo, che non si limitava ai confini italiani, lo rese una figura di spicco anche al di fuori dei confini nazionali.
Le reazioni alla sua morte
La notizia della sua scomparsa ha suscitato una grande commozione nel mondo politico e culturale italiano. Goffredo Bettini, dirigente nazionale del Partito Democratico, ha scritto sui social media: “Un grande comunista italiano, combattente instancabile per la giustizia e la libertà in Italia e nel mondo. Mi inchino alla sua memoria”. A questa dichiarazione si è unita quella di Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale dell’ANPI, che lo ha definito “un compagno” e un “intellettuale di straordinaria levatura”.






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