Da oggi, 28 aprile, tre grandi produttori italiani di snack salati hanno un problema formale con l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. L’AGCM ha, infatti, inflitto sanzioni complessiva per 23.298.147 euro ad Amica Chips S.p.A. (8.239.210 euro), Pata S.p.A. (7.555.387 euro) e Preziosi Food S.p.A. (7.503.550 euro) per aver ‘orchestrato un cartello’ nel mercato degli snack salati a marchio privato, quei prodotti venduti nei supermercati con l’etichetta della catena e non con il brand del produttore. Il consumatore che comprava una busta di patatine “a marchio Coop” o “a marchio Conad” non sapeva che il prezzo pagato era frutto, almeno in parte, di un accordo opaco tra i fornitori.
Come funzionava il patto: prezzi condivisi, forniture negate, clienti spartiti
L’intesa, definita dall’AGCM “segreta, unica, complessa e continuata”, ha operato attraverso meccanismi di coordinamento tra le tre società che si occupavano di stabilire, in anticipo, chi avrebbe rifornito quale catena distributiva e a quali condizioni. Dalle ricostruzioni emerse durante l’istruttoria aperta il 26 settembre 2024 con ispezioni effettuate con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza, il meccanismo era strutturato e ripetuto nel tempo.
Quando, nel luglio 2022, Amica Chips doveva presentare un’offerta al gruppo Selex (cliente abituale di Pata), formulò tariffe volutamente più alte di quelle del concorrente-alleato: la commessa non andava presa, andava lasciata. Nel 2022 Eurospin contattò Amica Chips per una fornitura, ma la risposta fu che la capacità produttiva non era sufficiente per soddisfare la richiesta. Nel 2023, la stessa risposta fu data da Preziosi Food a Carrefour. Forniture negate non per carenza industriale reale, ma per rispettare gli equilibri del patto, come ricostruito da MilanoFinanza.
Il cartello si è protratto per oltre otto anni prima di essere spezzato a fine settembre 2024, quando l’AGCM ha avviato l’istruttoria formale. Durante quel periodo, le tre aziende si scambiavano messaggi, mail e screenshot contenenti le condizioni commerciali proposte alle varie catene della GDO, con l’obiettivo di pilotare l’assegnazione delle commesse.
Il mercato colpito: quasi un miliardo di euro, un terzo a marchio privato
Per capire la dimensione del danno, serve il contesto economico. Il mercato italiano delle patatine e degli snack salati valeva quasi 922 milioni di euro nel 2023, di cui più di un terzo riconducibile al segmento private label. In quel segmento, le tre aziende sanzionate erano i principali operatori italiani: Amica Chips fatturava circa 140 milioni, Pata 171 milioni e Preziosi Food 86 milioni nello stesso anno, per un totale aggregato di circa 400 milioni di euro.
Amica Chips riforniva catene come Esselunga, Lidl, Carrefour, Selex e Crai; Pata serviva invece Coop, Pam, Tigre, Conad, Eurospin e Despar; Preziosi Food era presente soprattutto nelle catene del Sud Italia, tra cui MD e Penny Market. In pratica, chi faceva la spesa nelle principali insegne della distribuzione organizzata si trovava davanti a prodotti il cui prezzo era condizionato dall’accordo.
Il coordinamento riguardava le proposte di prezzo presentate ai buyer della GDO per le referenze a marchio privato, in violazione dell’art. 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, che vieta espressamente le intese tra imprese che hanno per oggetto o per effetto di restringere o falsare la concorrenza all’interno del mercato comune.
Clemenza e transazione: due strumenti che hanno ridotto le sanzioni
Il provvedimento finale incorpora due meccanismi procedurali che hanno abbassato l’importo delle ammende rispetto all’ipotesi massima. Il primo è il programma di clemenza dell’AGCM, che premia le imprese che collaborano attivamente fornendo prove dell’infrazione: sia Pata che Amica Chips hanno ottenuto una riduzione della sanzione per aver consegnato all’Autorità evidenze decisive.
Il secondo strumento è più inedito: per la prima volta dalla sua introduzione, l’AGCM ha attivato la procedura di transazione prevista dall’art. 14-quater della legge 10 ottobre 1990, n. 287, che consente alle parti di riconoscere i fatti contestati e ottenere in cambio un’ulteriore riduzione dell’ammenda. Tutte e tre le società hanno aderito, beneficiando di un ulteriore sconto rispetto all’importo base calcolato in relazione al fatturato e alla durata dell’infrazione.
Il fatto che si tratti della prima applicazione concreta di questo istituto rende il provvedimento rilevante anche dal punto di vista sistemico: l’AGCM segnala la propria volontà di chiudere i procedimenti in modo più rapido ed efficiente, riducendo i tempi del contenzioso.






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