Il 13 luglio 2024, a Butler, in Pennsylvania, un colpo di fucile sfiorò l’orecchio di Donald Trump durante un comizio elettorale. Un sostenitore rimase ucciso. L’attentatore venne abbattuto dal Secret Service pochi secondi dopo aver sparato. L’immagine di Trump che si rialza col pugno alzato e il volto insanguinato fece il giro del mondo in pochi minuti.
A quasi due anni da quell’evento, una parte crescente della stessa base di Trump mette in dubbio la versione ufficiale: secondo una teoria sempre più diffusa tra i sostenitori del presidente, quell’attacco sarebbe stato una messinscena. Non una tesi che arriva dall’opposizione democratica. Non un’insinuazione dei media liberal che Trump da anni definisce nemici del popolo. Viene dall’interno. Dai podcast, dai profili social, dalle piattaforme che costituiscono la spina dorsale del consenso MAGA.
Il contesto: la guerra in Iran e la frattura interna
Per capire perché questa teoria emerge adesso -. e non sei mesi fa o un anno fa – occorre guardare al quadro politico americano attuale. Nelle ultime settimane, mentre le critiche nei confronti di Donald Trump da parte dei suoi stessi sostenitori hanno raggiunto il culmine per le forti incertezze e gli aumenti dei prezzi dovuti alla guerra contro l’Iran, nel mondo MAGA ha preso piede questa nuova teoria del complotto.
La guerra con l’Iran ha incrinato l’immagine di Trump come presidente della pace promessa in campagna elettorale. L’escalation militare, i prezzi dei carburanti in rialzo, le promesse sulle guerre che non si sono materializzate: tutto questo ha alimentato una sfiducia diffusa che si sta riversando sul secondo mandato trumpiano. L’attentato di Butler era stato il momento in cui Trump era sembrato più umano, più vulnerabile e più vicino alla sua base. Rimettere in discussione quell’evento significa rimettere in discussione il patto emotivo su cui si fondava il consenso.
Chi lo dice: le voci più note del cospirazionismo interno
Il podcaster e comico Tim Dillon ha detto senza giri di parole che l’attentato “sembra una messa in scena”, ipotizzando che l’evento possa essere stato orchestrato per rafforzare la posizione politica di Trump. Dillon è uno dei volti più seguiti dell’ecosistema podcast conservatore americano, con milioni di ascoltatori: non è un personaggio marginale del cospirazionismo online.
Dillon ha perfino suggerito che Trump dovrebbe ammettere di aver organizzato l’attentato per mostrare agli americani quanto fosse importante votare per lui e fin dove fosse disposto a spingersi per loro.
La scorsa settimana Candace Owens, teorica del complotto di estrema destra che ha già preso le distanze da Trump, ha affermato nel suo podcast che Miriam Adelson – miliardaria israelo-americana e finanziatrice del Partito Repubblicano – sarebbe stata la vera mente dietro il tentato assassinio, poiché Trump non aveva mantenuto la promessa di consentire a Israele di annettere la Cisgiordania occupata.
A questi si aggiungono altri nomi dell’influenza conservatrice. L’influencer e attivista Laura Loomer ha parlato di “operazione costruita”, mentre il commentatore Jack Posobiec ha definito l’attacco “altamente sospetto”, sottolineando presunte incongruenze investigative.
Il caso di Tucker Carlson è forse il più significativo sul piano della credibilità percepita. A novembre, l’ex commentatore di Fox News ha iniziato a insinuare che l’FBI fosse in qualche modo coinvolto nell’insabbiamento della sparatoria, sostenendo su X che “il Bureau ha mentito” su alcuni dettagli. Carlson non è un podcaster emergente: è stato per anni il volto più seguito della televisione conservatrice americana.
Cosa dicono i fatti sull’attentato di Butler
Nessuno degli elementi invocati a sostegno della teoria della messinscena ha trovato riscontro nelle indagini ufficiali. L’attentatore – Thomas Matthew Crooks, 20 anni – è stato identificato, la sua traiettoria ricostruita, la dinamica balistica documentata. Il 13 luglio 2024, un colpo d’arma da fuoco sfiorò l’orecchio di Trump, mentre un sostenitore venne ucciso e l’attentatore fu neutralizzato dagli agenti del Secret Service.
Il Congresso americano ha aperto audizioni sul fallimento del Secret Service e la direttrice Kimberly Cheatle si è dimessa ammettendo pubblicamente che l’agenzia non aveva fatto abbastanza per proteggere il candidato. Questi elementi sono stati ricostruiti attraverso testimonianze, filmati e rapporti investigativi. Non esiste, ad oggi, però, alcun documento, deposizione o prova materiale che supporti l’ipotesi che l’evento fosse orchestrato.
Tuttavia, la teoria della messinscena, pur senza alcun riscontro fattuale, rappresenta molto più di una semplice fake news: è il segnale di una base che non è più completamente coesa attorno al suo leader.






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