Pagheremo meno? O solo in modo diverso? È la domanda che molti automobilisti si stanno ponendo in vista delle modifiche al bollo auto 2026, la tassa sul possesso del veicolo che in Italia continua a generare confusione, polemiche e – spesso – ritardi nei pagamenti.
La risposta, a oggi, è chiara: non si pagherà meno, ma lo si farà con modalità nuove, più lineari ma anche meno flessibili. Le modifiche previste dal Governo riguardano soprattutto le auto immatricolate dal 1° gennaio 2026. Per tutti gli altri, invece, la situazione rimarrà simile a quella attuale, almeno per ora.
Il bollo auto resta una tassa regionale, ma alcune delle nuove regole avranno validità nazionale. Vediamo cosa cambia davvero, cosa resta e quali sono le implicazioni per chi ha un’auto già immatricolata o pensa di comprarne una nei prossimi mesi.
Che cos’è il bollo auto e chi deve pagarlo
Il bollo auto è una tassa obbligatoria sul possesso di un veicolo iscritto al Pubblico Registro Automobilistico (PRA), gestita dalle Regioni o, in alcuni casi, dall’Agenzia delle Entrate (come in Sardegna e Friuli Venezia Giulia) – Fonte: Rattiauto.it.
Non è legato all’utilizzo del mezzo, ma alla proprietà. Anche se un’auto resta inutilizzata in garage, il bollo va comunque pagato.
Il suo importo dipende da:
- Potenza del motore (espressa in kilowatt);
- Classe ambientale del veicolo (Euro 6, Euro 5, ecc.);
- Regione di residenza del proprietario.
Bollo auto 2026: il pagamento sarà annuale e più intuitivo
A partire dal 2026, per le nuove immatricolazioni cambierà il sistema di pagamento del bollo auto. Il governo ha deciso di abbandonare il sistema attuale, considerato complicato e poco uniforme.
Ecco le principali novità:
- Il primo pagamento del bollo sarà dovuto entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello dell’immatricolazione.
- Il bollo varrà per 12 mesi.
- Dal secondo anno in poi, il pagamento andrà fatto entro la fine del mese di immatricolazione. Esempio: auto immatricolata il 3 marzo → primo bollo da pagare entro il 30 aprile → dal 2027 in poi entro il 31 marzo ogni anno.
Questa modalità, già applicata in Regioni come la Lombardia, sarà estesa a tutto il territorio nazionale (Fonte: Gazzetta).
Addio alle rate: si paga in una sola soluzione
Una delle modifiche più discusse riguarda la fine della possibilità di frazionare il pagamento del bollo auto. Dal 2026, chi immatricola una nuova vettura dovrà saldare l’importo in un’unica soluzione annuale. Questo può rappresentare un problema, in particolare per chi acquista auto di grossa cilindrata. Tuttavia, per alcune tipologie di veicoli (ancora non definite), le Regioni potranno autorizzare pagamenti quadrimestrali. Sarà quindi una possibilità facoltativa e non generalizzata.
Il superbollo resta, nonostante le promesse
Nonostante le promesse del ministro Matteo Salvini, il superbollo non sarà eliminato. A maggio 2025, durante l’Automotive Dealer Day, il ministro aveva dichiarato:
“Il superbollo è una tassa inutile, che frena il mercato, l’industria e l’indotto”. Ma di fatto, nel 2026 sarà ancora attivo. Si applica a tutte le auto con potenza superiore a 185 kW (251 cavalli), e prevede 20 euro in più per ogni kW eccedente. Il gettito fiscale stimato è di circa 200 milioni di euro all’anno, considerato modesto rispetto all’effetto disincentivante sull’acquisto di auto potenti.
Cosa cambia per le auto già immatricolate?
Le auto immatricolate prima del 1° gennaio 2026 non subiranno modifiche nel sistema di pagamento. Per questi veicoli:
- Si mantiene il sistema attuale con pagamento annuale entro l’ultimo giorno del mese successivo alla scadenza.
- Rimane la possibilità di accedere alla rateizzazione dei debiti pregressi.
In particolare, grazie al Decreto Riscossione 2025, sarà possibile dilazionare il pagamento dei bolli arretrati:
- Debiti fino a 120.000 euro:
- Fino a 84 rate mensili (2025-2026)
- Fino a 96 rate (2027-2028)
- Fino a 108 rate (dal 2029)
- In caso di difficoltà economiche documentate, si potrà accedere a un piano da fino a 120 rate mensili, senza limite d’importo (fonte).
Fermo amministrativo: addio esenzione
Un altro cambiamento rilevante è l’eliminazione dell’esenzione dal pagamento del bollo per i veicoli soggetti a fermo amministrativo. A partire dal 2026, la tassa sarà dovuta anche in questi casi, a prescindere dalla possibilità di utilizzo del mezzo.
Auto storiche: riduzioni confermate
Buone notizie per gli appassionati di veicoli storici. Anche nel 2026 saranno confermate le agevolazioni per le auto ultraventennali e ultratrentennali:
- Bollo ridotto a 10 euro per i veicoli ultratrentennali con determinati requisiti.
- Sconto del 50% per veicoli di interesse storico con certificato di rilevanza storica.
Cosa succede se non pago il bollo auto?
Il mancato pagamento del Bollo Auto (tassa automobilistica regionale) espone il proprietario del veicolo a una serie di conseguenze legali e finanziarie. Inizialmente, la regione o l’Agenzia delle Entrate invierà un avviso di accertamento che notifica l’omissione e richiede il versamento della somma dovuta, maggiorata di sanzioni e interessi per il ritardo. Se l’importo non viene saldato neanche dopo l’accertamento, l’ente può emettere una cartella esattoriale. Nei casi più gravi di morosità prolungata, si può arrivare al fermo amministrativo del veicolo. Circolare con un’auto sottoposta a fermo amministrativo comporta multe salatissime e la confisca del mezzo.
Storia del bollo auto in Italia
La tassa automobilistica, comunemente nota come bollo auto, ha origini nel 1897 con la Legge n. 318, che istituì un tributo statale sulle automobili per distinguerlo da balzelli comunali preesistenti dal 1870, con introiti iniziali di 770.000 lire che salirono a oltre 2 milioni nel 1903, divisi tra Stato e Comuni.
Nel 1910 confluì in un Testo Unico sulle tasse sui veicoli, sostituito nel 1918, mentre nel 1926 divenne tassa di Stato con un contributo aggiuntivo per il miglioramento delle strade e fu introdotto il primo contrassegno colorato, affidandone l’esazione all’ACI tramite convenzione.
Dal 1953, con il Decreto del Presidente della Repubblica del 5 febbraio, assunse la forma di “tassa di circolazione” post-bellica, destinata a chi usava le strade, contribuendo alla costruzione della rete autostradale italiana. Nel 1982 si trasformò in tassa di proprietà, gravando su tutti i possessori indipendentemente dall’uso, con l’aggiunta del superbollo per motori oltre 185 kW. Dal 1º gennaio 1999 la riscossione passò alle Regioni, tranne eccezioni come Friuli Venezia Giulia e Sardegna gestite dall’Agenzia delle Entrate, variando l’importo per residenza e prevedendo cancellazione dal PRA dopo tre anni di morosità. Oggi rimane un tributo locale essenziale, con esenzioni per auto storiche oltre 30 anni e dibattiti su evasione, stimata in centinaia di milioni di euro.
“Lo sapevi che…?”
- Alcune Regioni, come la Lombardia e il Piemonte, premiano i pagamenti digitali offrendo uno sconto del 15% sul bollo se pagato tramite domiciliazione bancaria.
- Il bollo auto non pagato può generare cartelle esattoriali che restano valide anche dopo 10 anni.
- La scadenza del bollo non è unica per tutti: dipende sempre dalla data di immatricolazione o dalla Regione.
- In caso di vendita dell’auto, il bollo resta a carico del vecchio proprietario per l’anno in corso.
FAQ – Domande frequenti sul bollo auto 2026
- Chi deve pagare il bollo auto 2026? Tutti i proprietari di veicoli iscritti al PRA, anche se non utilizzano l’auto.
- Quando si paga il primo bollo per un’auto immatricolata nel 2026? Entro la fine del mese successivo a quello di immatricolazione.
- Si potrà ancora pagare a rate? No, il bollo 2026 andrà pagato in un’unica soluzione, salvo alcune eccezioni regionali.
- Cosa succede se ho un debito pregresso? Potrai accedere alla rateizzazione secondo quanto previsto dal Decreto Riscossione.
- Il superbollo sarà abolito? No, resterà anche nel 2026 per i veicoli con potenza oltre 185 kW.






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