Diciannove anni di silenzio. Marco Poggi, fratello di Chiara, la ventiseienne uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, ha scelto la serata del 5 giugno per tornare davanti a una telecamera. Lo ha fatto a Quarto Grado, su Rete 4, in un’intervista esclusiva che arriva in un momento preciso: la Procura di Pavia ha riaperto il caso da tempo con una nuova inchiesta che vede indagato Andrea Sempio, all’epoca amico stretto dello stesso Marco.

Il fango su Chiara: la ferita più profonda

Marco Poggi non ha scelto di parlare del procedimento giudiziario. Ha scelto di parlare di sua sorella, e di quello che le è stato fatto dopo la morte.

“Quello che mi dispiace di più è che hanno rovinato l’immagine di Chiara”, ha dichiarato.

Nel corso degli anni, il nome di Chiara Poggi è stato associato a ricostruzioni alternative, piste parallele, speculazioni mai confermate da atti processuali. Marco Poggi, che nel procedimento giudiziario ha sempre mantenuto la qualità di parte civile senza mai essere iscritto nel registro degli indagati, ha dovuto comunque fare i conti con l’ombra del sospetto: “Si è iniziato a parlare anche di me, a fare ipotesi. Sai che non puoi farci niente, però…”, ha detto, senza nascondere quanto quella situazione abbia pesato.

“Chi indagava poteva smorzare alcune piste”

Il punto più duro dell’intervista riguarda la gestione mediatica delle piste alternative nelle fasi iniziali delle indagini. Marco Poggi non risparmia una critica chiara a chi aveva il potere di circoscrivere il campo delle ipotesi pubbliche: “Ho sempre pensato che chi indagava potesse benissimo smorzare alcune piste, non solo la mia, ma anche tutte le altre su cui si è giocato per un anno sulla morte e sulla vita di Chiara”.

Poi aggiunge, con una precisione che colpisce per la sua lucidità: “Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara, essere accusato addirittura di essere un autore è la cosa che difficilmente mi andrà più via. Se nessuno mette un freno, se nessuno toglie alle persone l’illusione che una determinata pista o ricostruzione non esiste, ci sarà sempre qualcuno che si inventerà la qualunque”.

“Ci siamo tornati dentro, forse più di prima”

L’apertura di una nuova inchiesta non è un sollievo automatico per chi ha vissuto la vicenda dall’interno. Marco Poggi lo spiega senza giri di parole, parlando della propria famiglia: “Ci siamo tornati dentro, forse più di prima”.

Una frase che dice tutto sulla distanza tra il tempo processuale e il tempo umano. Per i tribunali, un nuovo fascicolo è un nuovo capitolo. Per chi ha perso una figlia, una sorella, riaprire il caso significa riaprire tutto.

Marco Poggi chiude con una dichiarazione che ha il tono di chi ha aspettato a lungo di poterla pronunciare: “Qualcosa che voglio dire a chi mi accusa? Arrivare a una fine un po’ di tutto. Adesso le indagini sono finite, penso che tutto il fango che abbiamo subito non ci scivolerà mai addosso. Però credo che ora si possa interrompere”. E ancora: “Spero che prima o poi abbiamo la possibilità di voltare pagina”.