Il 7 maggio prossimo gli occhi del mondo saranno puntati sul comignolo della Cappella Sistina, dove il fumo bianco o nero annuncerà l’esito dell’elezione del 267° Papa, successore di Francesco, morto il 21 aprile all’età di 88 anni.

Il Conclave 2025 si preannuncia come il più grande e diversificato nella storia della Chiesa cattolica, con 133 cardinali elettori provenienti da 71 Paesi.

I preparativi: il comignolo e la Cappella Sistina

Le operazioni per il Conclave sono già in corso. Una squadra di vigili del fuoco dello Stato della Città del Vaticano ha iniziato il montaggio del comignolo sul tetto della Cappella Sistina, da cui usciranno le celebri fumate che segnalano l’esito degli scrutini. Le prove per garantire il corretto funzionamento del sistema sono state effettuate nella mattinata del 2 maggio, con l’obiettivo di evitare ambiguità nei colori del fumo: nero per un’elezione non conclusa, bianco per l’Habemus Papam. Il comignolo, un simbolo iconico, è stato installato con cura per assicurare che il messaggio arrivi chiaro ai fedeli riuniti inPiazza San Pietro.

Chiusura della Cappella Sistina

A partire dal 28 aprile, la Cappella Sistina è stata chiusa ai visitatori per consentire i preparativi. All’interno, un pavimento di legno sopraelevato è stato installato per ospitare i banchi di votazione e nascondere dispositivi di sicurezza come i jammer di segnale. Le finestre sono state sigillate, e l’intera area è stata bonificata per prevenire qualsiasi forma di comunicazione con l’esterno o intercettazione. Questi accorgimenti, combinati con l’uso di 650 telecamere di sicurezza e messaggistica crittografata, riflettono l’attenzione del Vaticano alla protezione del processo elettorale in un’era digitale.

Il Conclave: un rito secolare

Il Conclave inizierà ufficialmente il 7 maggio alle 16:30, quando i 133 cardinali elettori, tutti sotto gli 80 anni, entreranno in processione nella Cappella Sistina dalla Cappella Paolina, cantando l’inno Veni Creator Spiritus per invocare la guida dello Spirito Santo. La giornata comincerà con la Messa Pro Eligendo Pontifice, celebrata alle 10:00 nella Basilica di San Pietro dal cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio Cardinalizio. Una volta nella Sistina, i cardinali presteranno un giuramento di segretezza, impegnandosi a non rivelare nulla del processo, pena la scomunica.

Extra omnes: il mondo fuori

Dopo il giuramento, il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie pronuncerà il famoso “Extra omnes”, ordinando a tutti i non elettori di lasciare la cappella. Solo un ecclesiastico, incaricato di pronunciare una meditazione sulla responsabilità dei cardinali, rimarrà brevemente con loro prima di uscire. A questo punto, la Cappella Sistina sarà sigillata, e i cardinali saranno isolati dal mondo esterno, senza accesso a telefoni, giornali o media.

Il processo di votazione

L’elezione del Papa segue le disposizioni della costituzione apostolica Universi Dominici Gregis, promulgata da Giovanni Paolo II nel 1996 e modificata da Benedetto XVI. Per essere eletto, un candidato deve ottenere una maggioranza di due terzi, pari a 89 voti su 133 elettori. Ogni cardinale scrive il nome del suo candidato su una scheda, mascherando la calligrafia, e la deposita in un’urna davanti all’altare. Le schede vengono poi contate da tre scrutatori estratti a sorte.

Le fumate: il linguaggio del fumo

Dopo ogni scrutinio, le schede vengono bruciate in una delle due stufe installate nella Sistina. Se nessun candidato raggiunge la maggioranza, si aggiunge una sostanza chimica per produrre fumo nero. In caso di elezione, il fumo è bianco, spesso accompagnato dal suono delle campane per evitare confusione, come introdotto nel 2005. Il 7 maggio, essendo il primo giorno, ci sarà un solo scrutinio pomeridiano, con una fumata serale. Nei giorni successivi, si terranno due votazioni al mattino e due al pomeriggio, con fumate a fine mattina e fine pomeriggio.

L’elezione e l’Habemus Papam

Quando un candidato raggiunge i 89 voti, il cardinale Giovanni Battista Re, in qualità di decano, gli chiederà: “Acceptasne electionem de te canonice factam in Summum Pontificem?” (“Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?”). In caso di consenso, gli verrà chiesto: “Quo nomine vis vocari?” (“Con quale nome vuoi essere chiamato?”). Da quel momento, il nuovo Papa assume l’autorità suprema sulla Chiesa universale. Le schede vengono bruciate per produrre il fumo bianco, e il cardinale protodiacono annuncerà l’Habemus Papam dal balcone di San Pietro.

La vestizione e il balcone

Il nuovo Papa si recherà nella Stanza delle Lacrime, una piccola sala adiacente alla Sistina, per indossare le vesti pontificie preparate in tre taglie diverse. Poi, dal balcone di San Pietro, si presenterà al mondo, impartendo la sua prima benedizione. Questo momento, atteso da milioni di fedeli, segna l’inizio ufficiale del nuovo pontificato.

I cardinali: un Collegio globale

Con 133 elettori provenienti da 71 Paesi, il Conclave 2025 è il più numeroso e diversificato della storia. Grazie alle nomine di Papa Francesco, che ha ampliato il Collegio Cardinalizio a 252 membri, di cui oltre 140 non europei, il corpo elettorale riflette una Chiesa sempre più globale. I cardinali europei sono 53, seguiti da 23 asiatici, 18 africani, 17 sudamericani, 16 nordamericani, 4 centroamericani e 4 oceanici. Tuttavia, molti cardinali non parlano italiano, la lingua franca della Curia romana, e ciò potrebbe favorire l’uso di inglese e francese durante le discussioni.

Assenze e rinunce

Due cardinali hanno annunciato la loro assenza per motivi di salute, riducendo il numero di elettori da 135 a 133. Inoltre, il cardinale Giovanni Angelo Becciu, coinvolto in uno scandalo finanziario, ha rinunciato a partecipare “in obbedienza a Papa Francesco”. Anche il cardinale Jean Luis Cipriani, sanzionato per accuse di molestie, non parteciperà, come confermato dal cardinale Gregorio Rosa Chavez: “È un problema che i cardinali conoscono bene, ma non è elettore. Quindi resterà fuori”.

Le Congregazioni Generali: il dialogo preliminare

Prima del Conclave, i cardinali si riuniscono nelle Congregazioni Generali, incontri quotidiani per discutere le sfide della Chiesa e le qualità desiderate nel nuovo Papa. Durante la quinta Congregazione, il 28 aprile, circa 180 cardinali, di cui oltre 100 elettori, hanno fissato la data del Conclave e discusso temi come l’abuso sessuale, la diffusione della fede cristiana e i rapporti interreligiosi. Il cardinale Fernando Filoni ha sottolineato la “responsabilità comune” dei cardinali, aggiungendo: “Il Papa deve assicurare l’unità di tutta la Chiesa”.

Il cardinale Rainer Woelki ha descritto le Congregazioni come “fraterne e cordiali”, con un’atmosfera calma e fattuale. Tuttavia, alcune tensioni sono emerse, come la critica del cardinale Beniamino Stella alla decisione di Francesco di delegare poteri di governance ai laici, un commento che ha sorpreso molti, dato il suo ruolo di sostenitore del cardinale Pietro Parolin, uno dei favoriti.

Foto da Repubblica.