È morta oggi nella sua casa di Los Angeles Catherine O’Hara, all’età di 71 anni. La notizia, riportata dal sito statunitense TMZ e confermata dal magazine Variety, parla di una scomparsa avvenuta dopo una breve malattia. Nata a Toronto il 4 marzo 1954, O’Hara ha costruito una carriera lunga e articolata tra cinema, televisione e doppiaggio, imponendosi per la versatilità e un umorismo sofisticato e spesso surreale.

Il primo grande riconoscimento internazionale per O’Hara arriva nel 1988 con Beetlejuice – Spiritello porcello di Tim Burton, nel ruolo di Delia Deetz, artista eccentrica e moglie del personaggio di Jeffrey Jones. Il film diventa un classico di culto e segna l’inizio di un sodalizio artistico che si estende ai decenni successivi, culminando con il sequel Beetlejuice Beetlejuice (2024), che riporta O’Hara su uno dei suoi ruoli più amati.

Il successo globale negli anni Novanta

La notorietà mondiale esplode però all’inizio degli anni Novanta grazie a due pellicole ormai parte delle tradizioni televisive natalizie: Mamma, ho perso l’aereo (1990) e Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York (1992), entrambi diretti da Chris Columbus. Nel ruolo di Kate McCallister, madre premurosa e determinata, O’Hara contribuisce in modo decisivo al successo di queste commedie che da decenni accompagnano il pubblico delle feste.

Una figura chiave nei mockumentary e oltre

Parallelamente al cinema commerciale, l’attrice sviluppa un percorso apprezzato nel cinema satirico e nei mockumentary di Christopher Guest, tra cui Waiting for Guffman (1996), Best in Show (2000), A Mighty Wind (2003) e For Your Consideration (2006). Queste performance valorizzano la sua straordinaria capacità di improvvisazione, tanto da conquistarle nel 2006 il National Board of Review Award come miglior attrice non protagonista.

Nel corso della sua carriera collabora con registi come Martin Scorsese (After Hours), Ron Howard (The Paper) e Sam Mendes (Away We Go), mostrando una versatilità rara nel passare da generi e stili molto diversi.

La consacrazione con Schitt’s Creek

Un capitolo clamoroso arriva tra il 2015 e il 2020 con la serie televisiva Schitt’s Creek, in cui interpreta Moira Rose, ex diva delle soap opera dalla parlata ricercata e dall’abbigliamento eccentrico. Il personaggio diventa uno dei più iconici della televisione contemporanea, e per questa interpretazione O’Hara conquista numerosi premi, tra cui quattro Canadian Screen Awards, un Emmy Award come miglior attrice protagonista in una serie comedy nel 2020, un Golden Globe e il Critics’ Choice Television Award nel 2021.

Negli ultimi anni aveva continuato a lavorare con costanza, partecipando a produzioni di rilievo come The Studio per Apple TV+, al fianco di Seth Rogen, che le è valso una nuova candidatura agli Emmy, e alla serie The Last of Us. Nel 2025 era tornata anche sul grande schermo con Argylle.

Una vita lontano dai riflettori

Dal 1992 O’Hara era sposata con lo scenografo Bo Welch, conosciuto sul set di Beetlejuice. La coppia aveva due figli. Con la sua scomparsa si chiude uno dei capitoli più amati e influenti della cultura pop degli ultimi quarant’anni.