La perizia psichiatrica depositata al Tribunale per i minorenni dell’Aquila conferma un punto centrale: per la coppia anglo-australiana residente a Palmoli sussiste una condizione di “incapacità genitoriale”. Il documento, firmato dalla psichiatra Simona Ceccoli, arriva a cinque mesi dall’allontanamento dei tre figli minori, collocati dal 20 novembre in una struttura protetta a Vasto.
La relazione, lunga 196 pagine e ancora non definitiva, rappresenta un passaggio decisivo nel procedimento che dovrà stabilire se ricostruire o meno il nucleo familiare. La Corte d’Appello civile dell’Aquila è chiamata a esprimersi entro il 15 maggio sulla richiesta di ricongiungimento.
Come la perizia definisce l’incapacità genitoriale
Secondo la consulente del tribunale, i genitori presentano competenze educative inadeguate e tratti di personalità che incidono negativamente sullo sviluppo dei figli. La relazione evidenzia come, nonostante energia e determinazione, emergano fragilità profonde tali da aver contribuito a una condizione di immaturità neuropsicologica nei minori.
Un passaggio chiave della perizia chiarisce la posizione clinica: “La richiesta di immediato ricongiungimento familiare o di affido esclusivo al padre appare priva di fondamento clinico e giuridico”.
La conclusione operativa suggerisce il mantenimento dei bambini nella struttura protetta, accompagnando gradualmente il loro reinserimento in un contesto sociale e sanitario più stabile, dopo una crescita caratterizzata da isolamento.
Il nodo giudiziario e il ricorso della famiglia
Il procedimento resta aperto. I legali della coppia, Marco Femminella e Danila Solinas, hanno presentato un ricorso di 37 pagine contro l’ordinanza del 6 marzo che ha disposto l’allontanamento della madre dalla struttura dove si trovano i figli.
Nel documento viene contestata l’“unilateralità” della decisione del tribunale, accusato di aver basato la propria valutazione esclusivamente sulle relazioni dei servizi sociali, senza considerare adeguatamente il parere della Asl. Quest’ultima aveva indicato la necessità di “favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva, attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari”.
Le condizioni dei minori secondo i consulenti di parte
Sul fronte opposto, i consulenti della famiglia, lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello, descrivono uno scenario critico legato alla separazione.
Nel loro documento si legge: “Condizione di sofferenza psicologica significativa e progressiva dei minori, direttamente correlata allo sradicamento subito e alla persistente discontinuità nei loro riferimenti affettivi, educativi, identitari e organizzativi”.
E ancora: “Il protrarsi dell’attuale assetto rischia di trasformare uno stato di sofferenza reattiva in una condizione strutturata con possibili esiti duraturi sul piano dell’organizzazione emotiva e della costruzione dell’identità personale”.
I consulenti sottolineano quindi “la necessità e l’urgenza di procedere al ripristino del nucleo familiare di origine”, evidenziando il rischio di un deterioramento irreversibile dello sviluppo emotivo dei bambini.
Isolamento e sviluppo: il punto clinico centrale
Uno degli elementi più rilevanti della perizia riguarda l’ambiente in cui i bambini sono cresciuti. La consulente sottolinea la necessità di superare l’isolamento che ha caratterizzato la loro vita, indicando un percorso di reintegrazione progressiva.
Questo aspetto si scontra frontalmente con la posizione dei consulenti di parte, che invece ritengono il distacco dal contesto familiare la principale causa del disagio attuale.
Possibile evoluzione: genitorialità recuperabile
Nonostante il giudizio attuale, la perizia non esclude scenari evolutivi. La psichiatra Ceccoli indica che l’idoneità genitoriale potrebbe essere recuperata nel tempo, attraverso percorsi adeguati.
Si tratta di un punto molto importante, che lascia aperta la possibilità di un cambiamento, ma che nel breve periodo non modifica la decisione di mantenere i minori sotto tutela.






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