Andrea Sempio, indagato nelle nuove indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, è stato convocato dalla Procura di Pavia. Dovrà presentarsi davanti ai magistrati mercoledì 6 maggio, alle ore 10. Un passaggio formale che segna una nuova fase investigativa in uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi decenni.

La convocazione rappresenta un punto di svolta concreto. Dopo anni di dibattiti, sentenze e polemiche, l’attenzione torna su elementi mai chiariti e su possibili lacune nelle indagini originarie.

La convocazione del 6 maggio: cosa significa

L’audizione di Andrea Sempio si inserisce nel filone delle nuove verifiche aperte dalla Procura. Non si tratta di un atto marginale, ma di un passaggio centrale che potrebbe incidere sulla rilettura complessiva del caso.

Il calendario è già fissato: 6 maggio, ore 10. Da quel momento, il fascicolo potrebbe entrare in una fase decisiva, con nuovi elementi destinati a essere valutati in modo approfondito.

Il Pm: “Andrea Sempio ha ucciso da solo”

Nessuna presenza estranea. Per la Procura di Pavia, l’unico indagato è Andrea Sempio. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato lui l’unica persona presente all’interno della villetta di via Pascoli, a Garlasco, il 13 agosto 2007. È quanto emerge dalla nuova richiesta di interrogatorio avanzata dai magistrati.

Le accuse sulle indagini: “domande mai fatte”

A riaccendere il dibattito sono anche dichiarazioni pesanti sulla gestione delle indagini. Il maresciallo Francesco Marchetto, intervenuto durante lo “Speciale GARLASCO” su Canale 122, ha parlato apertamente di verifiche mai effettuate.

“Biciclette mai viste e orari falsati: se avessero fatto queste domande, il caso sarebbe chiuso da tempo”.

Secondo Marchetto, esisterebbero “mancati riscontri” fondamentali che non sono mai stati approfonditi in quasi vent’anni.

Il nodo delle testimonianze

Il focus si concentra sulle dichiarazioni di Stefania Cappa e della madre. Le loro versioni, secondo il maresciallo, presenterebbero incongruenze mai verificate.

“Stefania Cappa dichiarò che la famiglia possedeva una bicicletta nera. È possibile che, dopo averla sentita 4 o 5 volte, nessuno sia andato a visionare il mezzo o abbia redatto un’annotazione di polizia giudiziaria? Sentire una persona all’infinito è inutile se non verifichi l’oggetto del reato”.

Un altro elemento riguarda gli orari. “La madre di Stefania Cappa dichiara di essere uscita di casa alle 9:15 eppure un commerciante di Garlasco la vede chiaramente transitare davanti alla sua attività alle 8:30. Perché non è stata richiamata per spiegare questa discrepanza? Erano domande semplici, elementari, che non sono mai state poste”.

Il caso Stasi e le perquisizioni mancanti

Il maresciallo ha richiamato anche la posizione di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni. Pur riconoscendo la sentenza, ha evidenziato una criticità procedurale.

“Perché su tre decreti di perquisizione presso l’abitazione di Stasi, nessuno è mai entrato nel capannone? I decreti parlano chiaro: si può perquisire ogni luogo nella disponibilità dell’indagato. Eppure quel luogo è rimasto un’ombra”.

Diciotto anni dopo: il peso dei “se”

Marchetto ha riconosciuto che “col senno di poi siamo tutti professori”, ma ha insistito su un punto: il caso poteva essere risolto prima.

“Se avessero fatto quelle domande subito, non saremmo qui dopo 18 anni”.