Oggi, giovedì 27 gennaio, è la Giornata della Memoria per commemorare le vittime dell’Olocausto, e ci piace ricordare le azioni coraggiose del ciclista Gino Bartali.

Nato a Ponte a Ema, Bartali era figlio di modesti contadini. Cominciò a lavorare in un negozio di biciclette a soli 13 anni e da lì nacque la passione per la corsa. All’età di 21 anni era già un professionista e soltanto un anno dopo, nel 1936, vinse il suo primo Giro d’Italia. Il duello con Fausto Coppi fa parte della storia mondiale.

Bartali, però, non fu solo un grande sportivo ma anche un grande uomo. Il ciclista toscano, infatti, nascose una famiglia ebrea nella sua cantina dagli occupanti nazisti, mettendo a rischio se stesso e la sua famiglia. Inoltre, fu anche un corriere della Resistenza, naturalmente in bicicletta.

Tuttavia, Bartali era così popolare tra le truppe fasciste e naziste che non osarono agire contro di lui, nonostante i sospetti, per timore di scatenare la reazione della gente.

Ebbene, Bartali, fingendo di allenarsi, salvò numerosi ebrei, portandoli anche fuori dall’Italia, soprattutto in Svizzera, pedalando con un rimorchio dove c’era uno scompartimento dove nascondeva le persone. Quando veniva fermato, Bartali semplicemente diceva che faceva parte del suo allenamento.

Tali azioni salvarono centinaia di vite ma non usava parlarne. Suo figlio, però, raccontava che quando la gente chiamava Bartali con l’appellattivo di eroe, diceva: “No, no, voglio essere ricordato per i miei successi sportivi. I veri eroi sono altri, quelli che hanno sofferto nell’anima, nel cuore, nello spirito, nella mente e per i loro cari. Questi sono i veri eroi. Io sono solo un ciclista”.

Bartali si ritirò dal ciclismo nel 1954 e morì il 5 maggio 2000 a Firenze all’età di 86 anni.