Il biglietto Gratta e Vinci al centro della disputa di Carsoli (L’Aquila) è stato dichiarato perdente dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. La coppia aveva scambiato il numero “43” per “13” — l’unico che avrebbe completato la combinazione vincente del gioco Color Puzzle da 500mila euro. L’equivoco, causato da una grattata incompleta, ha azzerato denunce incrociate e ha concluso una relazione.
Il responso è arrivato nei giorni scorsi e non ha lasciato margini di interpretazione: il biglietto Color Puzzle acquistato l’8 marzo al Bar Renato di Carsoli, in provincia dell’Aquila, e ritenuto vincente per 500mila euro, non vale nemmeno il costo del tagliando, cioè cinque euro. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha effettuato la verifica tecnica ufficiale e ha certificato che il premio massimo non era mai stato centrato. Con questa comunicazione, decadono automaticamente tutti gli esposti presentati alla Guardia di finanza e si chiude una vicenda che per settimane aveva tenuto banco sui media nazionali.
Cosa ha trovato l’ADM sul tagliando
Il gioco Color Puzzle prevede una meccanica semplice: per vincere il premio massimo bisogna che la combinazione grattata riveli il numero esatto indicato come vincente nel proprio schema. Nel caso specifico, quel numero era il 13. La coppia — lui operaio edile di origine rumena, lei circa settant’anni — aveva invece letto un 43, convinta di aver completato la combinazione.
L’equivoco, secondo quanto emerge dalla ricostruzione de Il Centro, sarebbe stato generato da una grattata superficiale e incompleta della casella: la parte superiore del numero non era stata rimossa del tutto, rendendo la cifra ambigua. Un margine di vernice rimasto sul tagliando aveva mascherato la differenza tra il “4” e lo spazio vuoto che avrebbe reso visibile l’uno.
Tre settimane di denunce incrociate per niente
Per capire cosa sia andato storto — non sul biglietto, ma nelle relazioni tra le persone — vale la pena ripercorrere la sequenza degli eventi.
L’8 marzo, il compagno aveva acquistato il tagliando come regalo simbolico in occasione della Festa della Donna, battuta inclusa: “Invece della mimosa ti regalo questo”. La donna lo aveva grattato nel bar, verificato insieme al titolare dell’esercizio — Renato, che lo aveva controllato due volte con i propri occhi — e si era poi recata in banca per depositarlo. Da quel momento era diventata irraggiungibile.
Si era poi scoperto che si trovava a Modena, dalla sorella, e aveva spiegato di essersi allontanata temporaneamente per ragioni di lavoro. La versione non aveva convinto il compagno, che nel frattempo aveva presentato un esposto alla Guardia di finanza tramite un legale. Il caso aveva attirato troupe televisive di emittenti nazionali, tra cui Rai e Mediaset.
La svolta — nel senso opposto a quello atteso — è arrivata quando il biglietto è stato portato al vaglio tecnico dell’ADM. L’ente ha la competenza esclusiva per certificare la validità di qualsiasi tagliando Gratta e Vinci sul territorio italiano: la riscossione dei premi avviene attraverso il concessionario Lotterie Nazionali s.r.l., che si avvale di istituti bancari — attualmente Intesa Sanpaolo — per i pagamenti su tutto il territorio nazionale. Senza il via libera tecnico di ADM, nessuna vincita può essere materialmente incassata.
Il Color Puzzle e la probabilità di vincita massima
Il tagliando al centro del caso appartiene alla serie Color Puzzle, lanciata di recente dall’ADM. Costa 5 euro e prevede un premio massimo proprio di 500mila euro. Ma raggiungere quella cifra non è banale: la probabilità di ottenere la vincita massima è di 1 biglietto ogni 12.960.000.
Questo dato, che sulla carta può sembrare arido, diventa invece narrativamente rilevante quando si ragiona sull’errore di lettura di Carsoli. Una probabilità su quasi tredici milioni significa che il numero vincente è stampato con criteri tecnici molto rigidi e che qualsiasi ambiguità nella lettura del tagliando non è un’eccezione, ma un rischio strutturale del gioco. Le app ufficiali come “Verifica Gratta e Vinci” specificano nei loro termini che le informazioni offerte sono indicative e invitano l’utente a confermare sempre l’esito tramite una ricevitoria, soprattutto in caso di vincite di entità rilevante o di dubbi sull’esito. Quel passaggio in banca, dunque, avrebbe potuto essere sostituito da una verifica elettronica ma nemmeno quella sarebbe stata definitiva.
Il prezzo di un errore tipografico
Il bilancio finale, paradossalmente, è quello di una storia in cui nessuno ha vinto nulla. Il biglietto vale zero. La relazione, secondo quanto emerge dalle notizie disponibili, si è comunque consumata nel sospetto e nelle denunce. L’unica istituzione che ha fatto esattamente il suo lavoro, in modo preciso e tempestivo, è stata l’ADM.






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