La guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran entra in una fase ancora più pericolosa. Sul tavolo non ci sono più soltanto bombardamenti e ritorsioni, ma anche ipotesi di destabilizzazione interna del regime iraniano, minacce dirette alle infrastrutture energetiche e tensioni diplomatiche che coinvolgono Europa e Golfo.

Trump valuta il sostegno armato ai curdi iraniani

Secondo il Wall Street Journal, Donald Trump starebbe valutando la possibilità di sostenere milizie e gruppi di opposizione all’interno dell’Iran disposti a imbracciare le armi per rovesciare il regime.

L’amministrazione statunitense guarderebbe in particolare ai curdi iraniani, forze con decenni di esperienza di combattimento. Netanyahu spinge da tempo per un loro coinvolgimento contro Teheran e i recenti attacchi israeliani nell’Iran occidentale hanno alimentato le speculazioni su un possibile corridoio terrestre che potrebbe agevolare avanzate curde.

Non esiste ancora una decisione finale su eventuali forniture di armi o supporto di intelligence, ma Trump domenica ha telefonato ai leader delle due principali fazioni curde in Iraq, segnale politico tutt’altro che secondario.

L’ipotesi non è marginale: significherebbe trasformare il conflitto da guerra tra Stati a guerra per procura dentro i confini iraniani.

Qatar nel mirino, Arabia Saudita pronta alla risposta

Channel 12, media israeliano, ha riferito che il Qatar avrebbe effettuato attacchi di rappresaglia contro l’Iran nelle ultime 24 ore e che un contro-attacco saudita sarebbe imminente.

Il governo di Doha, tuttavia, non conferma. Come riportato da Al Jazeera, il portavoce del ministero degli Esteri Majed al Ansari ha rivendicato soltanto l’abbattimento di jet iraniani sconfinati “nello spazio aereo qatarino”.

Netanyahu: “Continuiamo ad attaccare l’Iran con forza”

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in visita a una base aerea nel centro di Israele, ha ribadito che gli attacchi non si fermeranno.

“Continuiamo ad attaccare l’Iran con forza. I nostri piloti sorvolano l’Iran e Teheran, così come il Libano. Hezbollah ha commesso un grave errore attaccandoci. Abbiamo già risposto con forza e risponderemo con forza ancora maggiore”.

La minaccia di Teheran: petrolio a 200 dollari

Il generale dei Guardiani della Rivoluzione Sardar Jabbari ha alzato ulteriormente il livello dello scontro.

“Il prezzo del petrolio raggiungerà i 200 dollari nei prossimi giorni”.

Ha poi aggiunto: “Attaccheremo anche gli oleodotti e non permetteremo che una sola goccia di petrolio esca dalla regione”.

E ancora: “Bruceremo ogni nave che tenterà di passare attraverso lo Stretto di Hormuz. Ora il prezzo del petrolio ha superato gli 80 dollari e presto raggiungerà i 200 dollari”.

Pressioni diplomatiche: Londra nel mirino di Trump

Donald Trump ha criticato il premier britannico Keir Starmer per il rifiuto del Regno Unito di aiutare attivamente Stati Uniti e Israele negli attacchi contro l’Iran, affermando che la relazione tra USA e UK “non è più quella di una volta”.

L’Italia convoca l’ambasciatore iraniano

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato: “Abbiamo convocato l’ambasciatore iraniano a Roma dopo l’attacco a Cipro. L’Italia non è in guerra con nessuno. Ci preoccupiamo solo di proteggere i nostri cittadini e i militari”.

FAQ

Trump sta davvero armando i curdi?

Al momento non c’è una decisione definitiva, ma l’ipotesi è sul tavolo e sono avvenuti contatti politici.

Il petrolio può davvero arrivare a 200 dollari?

È una minaccia esplicita dei Guardiani della Rivoluzione legata al possibile blocco dello Stretto di Hormuz.

L’Italia è coinvolta militarmente?

No. Tajani ha ribadito che l’Italia non è in guerra e punta alla tutela dei propri cittadini e militari.