Il carburante che alimenta gli aerei è quasi raddoppiato di prezzo in meno di un mese.

Dal 27 febbraio 2026 (il giorno prima che i caccia israeliani e americani aprissero il fuoco su Teheran avviando l’Operazione Epic Fury) al 27 marzo, il prezzo del jet fuel sui mercati mondiali è salito da 99,4 a 195 dollari al barile, secondo i dati settimanali dell’Iata.

In Europa il barile ha raggiunto i 198,86 dollari, in Asia è arrivato a 208,79 dollari. Una cifra che si trasforma in aumento dei biglietti, in voli cancellati, in stagioni turistiche ripensate. E per la Sicilia, che dipende dal trasporto aereo per buona parte dei flussi turistici, le prossime settimane potrebbero rivelarsi decisive.

Cherosene, Stretto di Hormuz e la catena che si è spezzata

La chiusura dello Stretto di Hormuz, annunciata dall’Iran come risposta agli attacchi di fine febbraio, ha prodotto un effetto domino immediato. Dallo Stretto passa circa il 20% del petrolio mondiale, inclusa una quota rilevante del cherosene destinato all’aviazione civile. Con quella rotta bloccata, i prezzi sono schizzati in pochi giorni a livelli che il settore aereo non vedeva dalla pandemia.

L’Europa è fra le aree più esposte perché tra il 25 e il 30% della sua domanda di carburante per aerei proviene storicamente dal Golfo. Il blocco delle petroliere e la deviazione delle navi lungo la rotta del Capo di Buona Speranza hanno allungato i tempi di approvvigionamento di settimane, creando una situazione di incertezza sugli stock. Il dato che circola tra i manager del settore è che l’ultimo carico di cherosene destinato ai porti europei è atteso al porto di Rotterdam intorno al 9 aprile. Dopo quella data, i vettori dovranno arrangiarsi con le riserve già acquistate.

Ryanair, Lufthansa, ITA: i tre scenari che disegnano il futuro dei voli

Le principali compagnie europee stanno pianificando con più di un mese di anticipo, perché i margini di reazione si restringono ogni giorno che il conflitto continua.

Il CEO di Ryanair, Michael O’Leary, ha dichiarato apertamente che ritiene possibile un’interruzione delle forniture di carburante verso l’Europa da maggio, con effetti sui prezzi dei biglietti che si farebbero sentire fino a giugno. “Confidiamo che la guerra finisca prima di allora e che i rischi per l’approvvigionamento scompaiano” ha aggiunto O’Leary, senza però nascondere la preoccupazione che sottende quella speranza.

Lufthansa ha scelto un approccio più strutturato: secondo quanto riporta lo Spiegel, il vettore tedesco ha preparato due piani di emergenza distinti. Il primo prevede il fermo temporaneo di fino a 20 aerei. Il secondo (da attivare in caso di peggioramento) porta il numero a 40. L’ultima misura prevista, da usare solo in extremis, è una forma di cassa integrazione, lo stesso strumento attivato durante i mesi più difficili del Covid.

ITA Airways ha invece reso noti i numeri del suo scenario peggiore attraverso una dichiarazione al Corriere della Sera del suo CEO Joerg Eberhart: un impatto di circa 50 milioni di euro in più di costi, su ricavi che superano i 3 miliardi. Parte dell’extra costo, ha spiegato Eberhart, sarà inevitabilmente trasferita sui biglietti: un aumento stimato tra il 5 e il 10% per il 2026.

La compagnia spagnola Volotea, che opera rotte rilevanti su aeroporti siciliani, è già passata dalla teoria alla pratica: ha annunciato la cancellazione di una quota dell’1% dei propri voli (un “aggiustamento chirurgico”) che colpisce in modo particolare i collegamenti in Francia, Italia e Spagna. I passeggeri coinvolti hanno ricevuto comunicazione con anticipo, con l’offerta di modificare il volo senza costi aggiuntivi o chiedere il rimborso completo.

Non tutte le compagnie reagiscono allo stesso modo. IAG (che controlla British Airways, Iberia, Aer Lingus e Vueling) ha dichiarato di non avere piani immediati di aumento dei prezzi, avendo stipulato in anticipo contratti di acquisto carburante a prezzo fisso. EasyJet invece ha avvertito che i rincari potrebbero arrivare verso la fine dell’estate, quando scadranno gli accordi di copertura.

Cosa sta succedendo al turismo in Sicilia

Il settore avrà più di un mese di tempo per misurare gli effetti reali. Ma i segnali che arrivano dall’isola, già in questa fase, non sono rassicuranti per chi si preparava a una stagione estiva da record.

Il rischio principale ha due facce. La prima è la frenata delle prenotazioni internazionali. I flussi dal Medio Oriente (circa 170.000 arrivi annui in Italia) sono virtualmente azzerati per la chiusura degli spazi aerei del Golfo.

La seconda faccia del rischio riguarda il costo del viaggio per chi vuole raggiungere la Sicilia dall’Europa continentale. Se i supplementi carburante sulle tariffe low cost aumenteranno — e i segnali vanno in questa direzione — il volo Roma-Palermo o Milano-Catania con una compagnia come Volotea o Ryanair potrebbe diventare sensibilmente più caro nei mesi estivi.

Questo tocca direttamente sia i siciliani che tornano a casa sia i turisti italiani e nordeuropei che hanno fatto dell’isola la loro meta estiva abitudinaria.

C’è però anche una lettura meno catastrofista, sostenuta da alcuni operatori del settore. Chi rinuncia a Medio Oriente, Egitto o destinazioni del Golfo potrebbe orientarsi verso il Mediterraneo, optando per mete come Sicilia, Puglia e Sardegna.

I diritti del passeggero: cosa fare se cancellano il volo

Con le cancellazioni già in corso e il rischio che aumentino, il quadro normativo europeo diventa un riferimento diretto per molti viaggiatori. Il Regolamento CE 261/2004 si applica anche in questo scenario: la guerra è classificata come “circostanza eccezionale”, il che significa che le compagnie non sono obbligate a pagare la compensazione economica standard (da 250 a 600 euro). Restano però pienamente in vigore il diritto al rimborso integrale del biglietto e il diritto alla riprotezione su un volo alternativo verso la destinazione originale.