Tre persone sono morte, una è ricoverata in terapia intensiva in Sudafrica e due membri dell’equipaggio si trovano in condizioni gravi a bordo della MV Hondius, nave da crociera olandese attualmente ferma a poche miglia da Praia, la capitale di Capo Verde. La data del primo decesso risale alla metà di aprile 2026.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha aperto un’indagine formale, ha confermato un caso di hantavirus accertato in laboratorio e altri cinque sospetti tra i passeggeri e l’equipaggio del vascello operato da Oceanwide Expeditions, compagnia con sede nei Paesi Bassi.
La nave era partita da Ushuaia, nel sud dell’Argentina, circa sette settimane fa, con scali in Antartide, nelle isole Falkland, a South Georgia, sull’isola di Nightingale, a Tristan da Cunha, a Sant’Elena, ad Ascension Island e infine a Capo Verde. A bordo viaggiavano circa 150 passeggeri e 71 membri dell’equipaggio, tra cui un solo medico.
Come si è diffuso il virus a bordo
L’epidemiologo neozelandese Michael Baker, interpellato dalla BBC sul caso della MV Hondius, ha indicato che i passeggeri risultati positivi all’hantavirus erano quasi certamente stati infettati prima di salire a bordo, data la durata del periodo di incubazione del virus, che può arrivare a diverse settimane. Questo dato è rilevante: esclude la trasmissione diretta tra passeggeri come causa primaria e orienta le indagini verso le tappe del viaggio, in particolare le zone remote dell’Atlantico meridionale frequentate dalla nave.
L’hantavirus si trasmette all’essere umano principalmente attraverso il contatto con roditori infetti (topi, ratti) oppure inalando polvere contaminata da urine o feci di questi animali. Solo il ceppo Andes, prevalente in Cile e Argentina, è documentato come capace di trasmettersi da persona a persona, anche se in modo raro. La nave era partita proprio dall’Argentina.
“È il peggior posto possibile in cui ammalarsi gravemente”, ha dichiarato il professor Baker, sottolineando che chiunque manifesti sintomi su un’imbarcazione in alto mare dovrebbe essere “evacuato rapidamente” e ricoverato in terapia intensiva per aumentare le possibilità di sopravvivenza. Baker ha inoltre affermato che l’intera vicenda deve essere “indagata a fondo” per verificare se esistessero fattori prevenibili, compresi gli itinerari di viaggio, e accertare se i passeggeri fossero stati esposti ad ambienti ad alto rischio di contagio.
Le vittime: chi erano i passeggeri deceduti
Il primo a morire è stato un uomo olandese di 70 anni, deceduto a bordo della nave. Il corpo è stato sbarcato a Sant’Elena, territorio britannico nell’Atlantico meridionale. La moglie, 69 anni, anche lei olandese, si è sentita male durante la traversata ed è stata trasferita in Sudafrica. È svenuta all’aeroporto internazionale di Johannesburg mentre cercava di imbarcarsi su un volo verso i Paesi Bassi. È morta in un ospedale della città. Il corpo della terza vittima si trova ancora a bordo della MV Hondius.
Un cittadino britannico di 69 anni è in terapia intensiva a Johannesburg. Secondo il portavoce del Ministero della Salute sudafricano Foster Mohale, il paziente si è ammalato mentre la nave transitava tra Sant’Elena e l’isola di Ascension. I test di laboratorio hanno confermato la positività all’hantavirus. Due membri dell’equipaggio restano a bordo in condizioni gravi e necessitano di assistenza medica urgente.
Il blocco di Capo Verde e il tentativo di rimpatrio olandese
Le autorità di Capo Verde, al 4 maggio 2026, non hanno ancora autorizzato lo sbarco dei passeggeri o dei malati per ricevere cure mediche a terra. Il personale sanitario capoverdiano è salito a bordo per valutare le condizioni dei pazienti, ma il permesso di sbarco non è stato concesso.
Nel frattempo, i Paesi Bassi hanno avviato le pratiche per il rimpatrio dei due membri dell’equipaggio malati, confermando anche l’intenzione di riportare in patria la salma di uno dei passeggeri deceduti, accompagnata da un familiare che non presenta sintomi.
Il medico Scott Miscovich, presidente e CEO di Premier Medical Group, interpellato dalla CNN, ha definito “molto insolito” un focolaio di hantavirus su una nave che non ha attraversato zone endemiche per questo virus. “Quando ho letto la notizia per la prima volta, ho pensato a un refuso”, ha dichiarato, aggiungendo che in una situazione simile “la prima cosa da fare è portare quella nave a riva e far scendere tutti i passeggeri per valutarli”.
Cosa fa l’OMS e quali rischi restano
L’OMS ha dichiarato di star “facilitando il coordinamento tra gli Stati membri e gli operatori della nave per l’evacuazione medica di due passeggeri sintomatici”, mentre proseguono le analisi per il sequenziamento del virus. L’agenzia ha precisato che l’hantavirus, pur essendo raramente trasmissibile tra esseri umani, “può diffondersi da persona a persona in casi eccezionali e può causare gravi malattie respiratorie, richiedendo monitoraggio e risposta attenta”.
Per i passeggeri non sintomatici a bordo, l’OMS non ha emesso misure restrittive specifiche. La sorveglianza è in corso. Al momento non vi sono indicazioni che il focolaio si stia estendendo ad altri passeggeri, ma le indagini epidemiologiche sono ancora nelle fasi iniziali.
Secondo i dati dei Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie degli Stati Uniti (CDC), la sindrome polmonare da hantavirus uccide più di un terzo dei pazienti diagnosticati negli Stati Uniti. La febbre emorragica con sindrome renale, l’altra forma grave causata dal virus, colpisce i reni ed è più diffusa in Asia ed Europa orientale.






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