La Nigeria ha registrato il secondo rapimento scolastico di massa in una settimana, aggravando una crisi di sicurezza che sembra ormai fuori controllo.

Venerdì, un gruppo armato ha fatto irruzione nella scuola St. Mary’s di Papiri, nello stato del Niger, rapendo 303 studenti e 12 insegnanti. Le autorità non hanno ancora confermato l’identità degli aggressori, ma hanno dichiarato che le forze di polizia sono già state dispiegate per tentare il salvataggio.

Solo quattro giorni prima, altri 25 alunni erano stati sequestrati nello stato confinante di Kebbi.

Le scuole come bersaglio strategico

Gli analisti sottolineano che le scuole sono diventate obiettivi “strategici” per attirare l’attenzione nazionale e internazionale. Secondo l’UNICEF, solo il 37% delle scuole in dieci stati colpiti dal conflitto dispone di sistemi di allerta precoce.

L’insicurezza scolastica ha assunto proporzioni allarmanti: oltre 1.500 studenti sono stati sequestrati dal 2014.

Chi sono i responsabili: jihadisti e banditi

Negli ultimi anni, in Nigeria si sono distinti due principali categorie di responsabili dei rapimenti scolastici:

  • Gruppi jihadisti come Boko Haram e il ramo locale dello Stato Islamico, che colpiscono per motivazioni ideologiche;

  • Bande armate, note come “banditi”, che operano per ottenere riscatti.

Boko Haram – il cui nome significa “i libri sono proibiti” – è salito alla ribalta nel 2014 con il rapimento di 276 studentesse a Chibok. Quattro anni dopo, 110 ragazze furono sequestrate nello stato di Yobe.

Negli ultimi mesi, il gruppo ha mostrato una rinnovata aggressività, rafforzato da una fazione affiliata all’ISIS.

La crescita dei gruppi armati nel nord

Oltre ai militanti religiosi, il nord della Nigeria è infestato da bande armate composte in gran parte da ex pastori, coinvolti in conflitti con comunità agricole per le risorse naturali sempre più scarse.

Molti di questi gruppi agiscono senza motivazioni religiose, ma solo per ottenere denaro tramite riscatti.

Gli attacchi avvengono spesso di notte, con uomini armati in motocicletta o in uniforme militare che agiscono in territori scarsamente controllati.

Il timore crescente è che ci siano legami tra i banditi e i gruppi islamisti, specialmente nella parte nord-occidentale del paese.

Allarme sicurezza: un quadro sempre più fragile

Secondo il Centro Africano per gli Studi Strategici, supportato dagli Stati Uniti, i banditi sono responsabili di un numero di vittime paragonabile a quello dei jihadisti.

Dal 2020 si susseguono rapimenti su larga scala:

  • Katsina (2020): oltre 300 ragazzi rapiti e liberati dopo una settimana;

  • Zamfara (2021): più di 300 ragazze sequestrate e poi rilasciate;

  • Kaduna (2024): 287 studenti rapiti da una scuola pubblica.

Nonostante le operazioni militari, l’esercito nigeriano ha perso diversi avamposti, mentre gli estremisti hanno posato mine e attaccato comunità civili.

Pressioni internazionali e risposte governative

La situazione è aggravata dalla riduzione degli aiuti esteri da parte dell’amministrazione Trump, che ha recentemente minacciato un intervento militare e il blocco totale degli aiuti.

Trump ha accusato la Nigeria di non proteggere i cristiani da persecuzioni mirate, un’affermazione respinta dalle autorità nigeriane, che ricordano come gli attacchi colpiscano sia cristiani che musulmani.

Nel tentativo di contrastare l’escalation, il presidente Bola Tinubu ha recentemente sostituito i vertici delle forze armate. Gli Stati Uniti hanno anche approvato la vendita di armamenti per 346 milioni di dollari per sostenere la lotta contro insurrezioni e gruppi criminali.