Zenica, 31 marzo 2026. L’Italia perde ai rigori contro la Bosnia ed Erzegovina — 5-2 dal dischetto — e non parteciperà alla Coppa del Mondo per la terza edizione consecutiva.

Dopo 120 minuti terminati 1-1, con il vantaggio iniziale di Kean e il pareggio di Tabakovic al 79′, gli errori di Pio Esposito e Bryan Cristante hanno consegnato alla Bosnia il biglietto per gli Stati Uniti, Canada e Messico. L’ultima presenza azzurra in un Mondiale risale al 2014, in Brasile. Da allora: Svezia nel 2018, Macedonia del Nord nel 2022, Bosnia nel 2026. Un dato che in nessun altro paese calcisticamente tradizionale trova un parallelo.

Nelle ore successive all’eliminazione, la domanda che rimbalza tra tifosi, media e social è sempre la stessa: l’Italia può essere ripescata? La risposta breve è no. La risposta completa richiede qualche minuto in più — e vale la pena capire perché.

Il regolamento FIFA che tutti citano (ma pochi leggono per intero)

L’articolo 6.7 del regolamento ufficiale della FIFA World Cup 2026 recita: “Se una federazione partecipante si ritira e/o viene esclusa dalla Coppa del Mondo FIFA 2026, la FIFA deciderà sulla questione a propria esclusiva discrezione e prenderà qualsiasi provvedimento ritenuto necessario. La FIFA potrà decidere di sostituire la federazione partecipante in questione con un’altra federazione”.

La norma, nella sua genericità, sembra aprire uno spiraglio. E in effetti tecnicamente non lo chiude del tutto: il regolamento non dice di no a un ripescaggio extra-confederazione, e la piena discrezionalità della FIFA potrebbe in linea teorica indirizzarsi verso una federazione “storica” come la FIGC. Ma tra il teoricamente possibile e il realisticamente probabile esiste una distanza che, in questo caso, è siderale.

Perché il ripescaggio di una squadra eliminata nei playoff europei — non ritirata, non esclusa per ragioni disciplinari, ma semplicemente sconfitta sul campo — non ha precedenti nella storia della Coppa del Mondo. Il solo caso analogo a un rimpiazzo in corsa riguarda il Mondiale per Club 2025, quando il León fu escluso per violazione delle norme sulla multiproprietà: la FIFA organizzò uno spareggio tra due squadre della stessa confederazione del León, la CONCACAF. Quella logica — mantenere l’equilibrio tra confederazioni — è la bussola non scritta ma quasi certa che guida qualsiasi decisione simile.

Perché l’Iran era l’unica variabile reale

L’unico scenario che avrebbe potuto rimettere in discussione il tabellone del Mondiale era quello della mancata partecipazione dell’Iran. La guerra in Medio Oriente, con l’inizio del conflitto il 28 febbraio, aveva rimesso in discussione l’arrivo di Taremi e compagni negli States. La federcalcio iraniana aveva chiesto alla FIFA di spostare le proprie partite in Messico e per alcune settimane la questione era rimasta aperta.

Ma proprio poche ore dopo l’eliminazione azzurra a Zenica, Gianni Infantino si è presentato a sorpresa ad Antalya, in Turchia, per assistere all’amichevole Iran-Costa Rica, dichiarando: “L’Iran parteciperà ai Mondiali e le partite si svolgeranno dove previsto, secondo il sorteggio”. Le gare iraniane restano a Los Angeles il 16 e 21 giugno, e a Seattle il 27.

La risposta del vicepresidente della federcalcio iraniana Mehdi Mohammad Nabi ha chiuso il cerchio: “Per noi ciò che più conta sono le regole e i regolamenti della FIFA. Ci atterremo a qualsiasi decisione della FIFA”.

Con l’Iran confermato al Mondiale, il posto asiatico resta asiatico. E il domino ipotetico che avrebbe potuto — in modo del tutto indiretto — riportare l’Italia in gioco si blocca al primo anello.