Sono passati 10 anni dalla morte di Mario Biondo, il giovane cameraman palermitano trovato privo di vita, il 30 maggio 2013, nella sua casa di Madrid, dove viveva insieme alla moglie, Raquel Sánchez Silva, nota conduttrice Tv spagnola. A riaccendere i riflettori sul caso è la serie “Le Ultime ore di Mario Biondo”, una docu-serie in tre puntate, targata Netflix, che restituisce secondo i familiari una versione parziale e distorta dei fatti, documentario a cui hanno accettato di partecipare, ignari che dietro la sua produzione ci fosse l’ex manager di Raquel Guillermo Gomez Sancha.

DonnaClick ha intervistato la mamma di Mario Biondo, Santina D’Alessandro.

Sin dall’inizio di questa triste vicenda lei insieme alla sua famiglia si è impegnata nel sostenere la tesi dell’omicidio. Da cosa nasce questa convinzione?

Quando abbiamo ricevuto la notizia della morte di Mario da Raquel abbiamo pensato a un incidente stradale o a un tentativo di furto finito male. Abbiamo completamente escluso la possibilità del suicidio, anche perché Mario la sera prima aveva chattato con i fratelli, dicendo che ci saremmo visti a luglio. Quell’estate loro non sarebbero scesi in Sicilia, perché ad agosto Mario era impegnato con un servizio come regista, una produzione per Telecinco, ed era entusiasta.

A Madrid abbiamo notato il comportamento un po’ strano di Raquel. Ha dato tre diverse versioni. La prima all’Istituto anatomico forense il 31 maggio in cui sosteneva che Mario si era suicidato, perché aveva fatto il test di fertilità e risultava che aveva pochi spermatozoi. Ma uno si ammazza per questo motivo? Nel pomeriggio ha dato un’altra versione.

La sua idea era che avesse assunto cocaina e siccome non riusciva ad addormentarsi avrebbe usato la tecnica del rilassamento, mimando il gesto di una persona che si strangola con le sue mani. La terza possibilità era che la sua amica aveva controllato il computer e aveva visto che Mario aveva fatto ricerche porno ed era quindi morto praticando un gioco erotico.

La Procura di Palermo ha trovato delle ricerche nel computer sull’autoasfissia erotica e su siti porno, ma queste risalgono al 12 luglio, quando mio figlio era più che morto. Intanto, i rapporti con Raquel si sono fatti sempre più freddi e distaccati e a ottobre, quando è stato aperto in Italia un fascicolo per omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione, sono spuntati articoli diffamatori del tipo “L’altra vita di Mario Biondo”, “Mario giocava con la sorella a strangolarsi”, “Mario era un drogato” con i suoi virgolettati.

A quel punto ho detto tu hai qualcosa da nascondere. Se tu non avessi niente da nascondere non avresti motivo di gettare fango su mio figlio morto. Nel 2016 abbiamo fatto richiesta di riapertura del caso in Spagna, ma lei si è opposta. Ci ha mandato perfino la “cuenta”, il conto da 11 mila euro con tutti gli oggetti di Mario (moto, fotocamera ecc.), che Raquel avrebbe voluto vendere per recuperare i soldi del funerale.

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