Il calcio europeo perde una delle sue figure più riconoscibili: Mircea Lucescu è morto all’età di 80 anni dopo un infarto che lo aveva colpito il 2 aprile scorso durante una riunione tecnica della nazionale rumena. Ricoverato all’ospedale universitario di Bucarest, è stato colpito da un secondo infarto mentre stava per lasciare la struttura.

La notizia è stata confermata dalla stessa struttura sanitaria, che ha ricordato Lucescu come “uno degli allenatori e giocatori di calcio rumeni di maggior successo, il primo a qualificare la nazionale rumena per un campionato europeo, nel 1984. Intere generazioni di romeni sono cresciute con la sua immagine nel cuore, come simbolo nazionale”.

Una carriera lunga oltre mezzo secolo tra club e nazionali

Lucescu è stato uno degli allenatori più longevi e vincenti del calcio europeo. Per due volte commissario tecnico della Romania, ha guidato anche la nazionale turca, lasciando un segno importante nel calcio internazionale.

Il punto più alto della sua carriera resta l’esperienza con lo Shakhtar Donetsk, dove dal 2004 al 2016 ha costruito un ciclo vincente:

  • 21 trofei nazionali ucraini;
  • Coppa UEFA 2008-2009.

Un dominio tecnico e gestionale che ha reso il club uno dei più competitivi dell’Europa dell’Est.

Il legame con l’Italia: Inter, Pisa, Brescia e Reggiana

Il rapporto con il calcio italiano è stato centrale nella carriera di Lucescu. Ha allenato diverse squadre tra anni ’90 e primi 2000, portando un approccio tattico internazionale in un campionato in piena evoluzione.

In Italia ha guidato:

  • Pisa;
  • Brescia;
  • Reggiana;
  • Inter.

L’esperienza più significativa è stata proprio quella all’Inter, dove ha avuto l’opportunità di confrontarsi con uno dei contesti più complessi e competitivi del calcio europeo.

Il ricordo della Romania: simbolo nazionale

La figura di Lucescu va oltre il campo. In Romania è stato considerato un riferimento assoluto, sia come giocatore sia come allenatore.

Il riconoscimento della federazione e dell’ospedale che ne ha annunciato la morte sottolinea il suo peso storico: primo tecnico a portare la Romania a un Europeo nel 1984, figura centrale per intere generazioni.

Gli ultimi giorni e il ricovero

Secondo le informazioni disponibili, il primo infarto lo aveva colpito durante un incontro tecnico legato alla nazionale. Ricoverato a Bucarest, sembrava in fase di miglioramento, ma un secondo evento cardiaco è stato fatale.