Il governatore della California, Gavin Newsom, ha commutato le condanne a morte di 548 detenuti: tutte le persone presenti nel braccio della morte dello Stato. Sconteranno l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. Secondo il Death Penalty Information Center è la clemenza di massa più grande nella storia degli Stati Uniti. La decisione però non è ancora definitiva per tutti: per quasi 400 detenuti serve il via libera della Corte suprema della California.
Newsom e la pena di morte, cosa ha deciso
L’annuncio è arrivato giovedì con una lettera indirizzata «a tutti i californiani». «Dopo quasi trent’anni di incarichi pubblici ho capito quali sono i limiti di ciò che un governo può fare con giustizia», ha scritto Newsom, come riporta CalMatters. «Lo faccio perché credo fermamente che uccidere per mano dello Stato sia incompatibile con i valori della California, mini le fondamenta del nostro sistema giudiziario e sminuisca ciascuno di noi».
Il governatore ha chiarito che i detenuti non potranno accedere alle nuove regole per la revisione della pena e la libertà condizionale. «Questi detenuti moriranno in carcere, ma non per mano nostra», ha scritto. Era il timore principale di procuratori e associazioni delle vittime: che l’ergastolo aprisse in futuro una strada verso la scarcerazione.
Newsom ha definito la scelta una delle più difficili della sua carriera, «non perché dubiti che sia necessaria per il nostro Stato, ma perché so che l’annuncio potrebbe risvegliare ricordi strazianti nelle famiglie delle vittime». Ha raccontato di aver valutato di commutare solo alcune condanne, ma di aver concluso «che cercare di distinguere tra crimini e autori ai fini della clemenza creerebbe, senza volerlo, due classi di vittime di omicidio: quelle i cui assassini meritano la pena di morte e tutte le altre».
Quanti sono i condannati a morte in California
La California ha il braccio della morte più affollato del Paese. I 548 detenuti valgono più di un quarto dei condannati a morte negli Stati Uniti, e la decisione ridurrà il totale nazionale di quasi il 30%, secondo Al Jazeera.
Tra loro ci sono gli autori di alcuni dei delitti più noti dello Stato, come Scott Peterson, condannato per l’omicidio della moglie Laci, e Charles Ng, condannato per l’uccisione di 11 persone negli anni Ottanta.
Perché in California non si giustizia nessuno da 20 anni
La decisione cambia la pena sulla carta più che la realtà delle prigioni. L’ultima esecuzione a San Quentin risale al 2006, quando governava Arnold Schwarzenegger. Nel 2019, appena insediato, Newsom aveva firmato una moratoria e fatto smantellare la camera delle esecuzioni. Tre anni prima gli elettori avevano respinto un referendum per abolire la pena di morte e ne avevano approvato un altro per accelerare le esecuzioni. Dal 2024 il braccio della morte non esiste più come luogo fisico: i detenuti sono stati distribuiti in altri istituti.
I numeri sui costi pesano nel dibattito. Secondo il Death Penalty Information Center, dal 1978 la California ha speso 6 miliardi di dollari per la pena di morte, con appena 13 esecuzioni. Per un nostro calcolo, è come se ogni esecuzione fosse costata circa 460 milioni di dollari, anche se la spesa copre l’intero sistema dei processi capitali.
Le reazioni: chi applaude e chi annuncia ricorso
Per le associazioni contro la pena capitale la svolta è storica. «L’annuncio del governatore Newsom segna un momento decisivo nella storia della pena di morte negli Stati Uniti. Altri governatori hanno concesso clemenze generalizzate, ma nessuno su questa scala», ha dichiarato Robin Maher, direttrice esecutiva del Death Penalty Information Center. «Aprendo il suo mandato con una moratoria e chiudendolo con questa clemenza di massa, il governatore Newsom ha cambiato in modo irreversibile il rapporto tra la California e la pena di morte».
Durissime le associazioni delle vittime. «Non credo che lui, né nessun altro, debba annullare una condanna decisa da una giuria e confermata da un giudice per le proprie convinzioni o sensazioni personali», aveva detto la settimana scorsa Topo Padilla, presidente di Crime Victims United.
Anne Marie Schubert, ex procuratrice e oggi alla guida della Criminal Justice Legal Foundation, ha annunciato che contesterà le commutazioni davanti alla Corte suprema dello Stato. Secondo lei le famiglie delle vittime non sono state avvisate. «Lo trovo atroce e irrispettoso, la violazione dei diritti delle vittime più grottesca che abbia mai visto», ha detto. «Nel braccio della morte ci sono 548 persone. Vuol dire non meno di 548 famiglie distrutte da quello che queste persone hanno fatto ai loro cari».
Pena di morte negli Stati Uniti: a che punto è
Nel resto del Paese la pena capitale divide ancora. In 23 Stati è stata abolita, in altri è prevista ma di fatto non si applica più. Secondo un sondaggio del Pew Research Center di agosto, citato da Al Jazeera, il 66% degli americani è favorevole alla pena di morte per chi è condannato per omicidio. Il 73%, però, riconosce che c’è il rischio di giustiziare un innocente.
L’amministrazione Trump va nella direzione opposta: ad aprile si è impegnata ad ampliare le esecuzioni federali, anche con il plotone d’esecuzione. Non è la prima clemenza di questo tipo: nel 2024 Joe Biden aveva commutato le condanne di 37 dei 40 detenuti nel braccio della morte federale. La scelta di Newsom arriva a fine mandato. Il governatore lascerà l’incarico a gennaio e viene indicato da tempo come possibile candidato alla presidenza.
Cosa resta da decidere
Tre passaggi diranno se la clemenza diventa effettiva per tutti:
- il voto della Corte suprema della California sulle commutazioni di quasi 400 detenuti con più condanne per reati gravi, per le quali servono quattro giudici su sette;
- l’esito dei ricorsi annunciati dalle associazioni delle vittime;
- le scelte del successore, Xavier Becerra, che si insedierà il 4 gennaio e si è impegnato a mantenere la moratoria.



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