Nel 2026, in Italia, chi va in pensione con quota calcolata col metodo contributivo riceve un assegno calcolato con i coefficienti di trasformazione validi per il biennio 2025–2026, aggiornati dal Ministero del Lavoro di concerto con il MEF. Il perché è tecnico: l’adeguamento tiene conto della speranza di vita e incide sul rapporto tra montante contributivo e rendita annua.
Nel 2026 resta in vigore la tabella 2025–2026: chi va in pensione non usa coefficienti “nuovi”
Il decreto che aggiorna i coefficienti li rende applicabili dal 1° gennaio 2025 e li mantiene per l’intero biennio 2025–2026: chi matura il diritto e decorre nel 2026 usa quindi la stessa tabella.
Perché il taglio si vede sulla quota contributiva, non su tutta la pensione
I coefficienti trasformano il montante contributivo in pensione annua: l’impatto si concentra sulla parte contributiva (più alta per chi ha carriere contributive pure o miste con quota C rilevante). INPS descrive il meccanismo come passaggio “montante → pensione annua” tramite coefficiente legato all’età.
La riduzione stimata arriva fino a circa 2,18% a parità di età nel confronto con il biennio precedente
Sintesi tecnica ricorrente nelle analisi basate sui valori pubblicati: nel passaggio al biennio 2025–2026 la diminuzione viene riportata in un intervallo ~1,5%–~2,18% a parità di età anagrafica. L’entità precisa dipende dall’età di uscita e dalla composizione dell’assegno.
Esempio pratico: due persone con stesso montante e stessa età possono vedere differenze già dal primo assegno
Il coefficiente agisce come “moltiplicatore”: a parità di montante, un valore più basso genera una rendita annua più bassa. La differenza entra nel calcolo prima di eventuali trattenute fiscali e addizionali, quindi può riflettersi subito sull’importo mensile lordo.
Chi rischia di più: carriere discontinue e chi ha una quota contributiva più pesante
L’impatto cresce quando la pensione dipende maggiormente dal contributivo: lavoratori più giovani, carriere frammentate, periodi di part-time o contribuzione bassa. Chi è nel retributivo prevalente può vedere un effetto più limitato perché la parte colpita pesa meno sul totale.
Come stimare l’assegno con i calcolatori ufficiali INPS in pochi minuti
INPS indica “La mia pensione futura” come servizio per simulare la pensione “sulla normativa in vigore” usando età, storia lavorativa e retribuzione/reddito, con accesso tramite credenziali. È il passaggio più rapido per vedere quanto pesa la quota contributiva nel tuo caso.
Tre mosse che possono ridurre l’effetto dei coefficienti: posticipo, coperture contributive, scenari
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Posticipare l’uscita (quando possibile) aumenta l’età di trasformazione e spesso migliora il coefficiente applicato.
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Verificare buchi contributivi e opzioni ammesse per coprirli (nei limiti delle regole applicabili al singolo profilo).
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Simulare più decorrenze con strumenti INPS per capire il punto di equilibrio tra mesi lavorati in più e assegno atteso.
Consiglio
Entro fine febbraio 2026, chi prevede di andare in pensione nel 2026 può fare due simulazioni su “La mia pensione futura”: una con decorrenza prevista e una posticipata di 6–12 mesi. Se la differenza è significativa, la scelta va impostata prima della domanda, perché il coefficiente si aggancia all’età e alla decorrenza effettiva.
FAQ
I coefficienti cambiano nel 2026?
Nel 2026 si applicano ancora i coefficienti del biennio 2025–2026 definiti dal decreto di aggiornamento con decorrenza 1° gennaio 2025.
Tutti avranno una pensione più bassa?
No: l’impatto riguarda la quota contributiva. L’effetto sul totale dipende da quanta parte della pensione è calcolata col contributivo.
Dove controllo la stima ufficiale dell’importo?
Sul sito INPS con il servizio “La mia pensione futura” (SPID/CIE/CNS), che simula l’assegno in base alla normativa in vigore e ai dati contributivi disponibili






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