Il prezzo del petrolio è tornato a salire con forza sui mercati internazionali mentre il conflitto in Medio Oriente continua a creare tensioni sulle forniture energetiche globali. Poco prima dell’avvio delle contrattazioni a Wall Street, il Brent del Mare del Nord ha registrato un rialzo del 5,34% arrivando a circa 90 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (Wti) ha guadagnato l’8,27% raggiungendo quota 87,7 dollari.

La pressione sui prezzi è legata soprattutto a due fattori: la prospettiva di una riduzione della produzione petrolifera in Kuwait e il blocco navale dello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi energetici più importanti del pianeta.

I prezzi del petrolio ai massimi dal 2023

L’escalation geopolitica ha già avuto un effetto diretto sulle quotazioni del greggio. A New York il West Texas Intermediate è arrivato a salire di oltre il 10%, toccando 89,62 dollari al barile, il livello più alto registrato dal settembre 2023.

Nello stesso momento il Brent, punto di riferimento per il petrolio estratto nel Mare del Nord, ha raggiunto 91,80 dollari al barile, anch’esso sui massimi dall’autunno del 2023.

Trump: “Il petrolio è sotto controllo”

Nonostante l’impennata delle quotazioni, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha cercato di rassicurare sull’andamento del mercato energetico.

Parlando alla giornalista della CNN Dana Bash, il presidente americano ha dichiarato: “è tutto sotto controllo. Salirà un pochino nel breve termine, per poi scendere a prezzi più bassi di sempre”.

Trump ha inoltre affermato che la situazione nello Stretto di Hormuz sarebbe stata già risolta militarmente: “Abbiamo distrutto la loro Marina. Quando distruggi la loro Marina, non possono fare quello che vorrebbero fare”.

Il Kuwait riduce la produzione di greggio

Parallelamente alla tensione geopolitica, il mercato deve fare i conti con una riduzione della produzione in alcuni Paesi del Golfo.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il Kuwait, membro fondatore dell’OPEC, ha iniziato a ridurre l’estrazione di petrolio in diversi giacimenti dopo aver esaurito la capacità di stoccaggio disponibile.

Le fonti citate dal quotidiano spiegano che il Paese starebbe valutando ulteriori limitazioni alla produzione e alla raffinazione, riducendo le attività al livello necessario per coprire il consumo interno.

La società di analisi energetica Kpler, specializzata nel monitoraggio del commercio globale di materie prime, ha segnalato chiari indizi di una riduzione delle attività estrattive.

Secondo gli analisti, se la produzione non verrà ulteriormente ridotta, i depositi di stoccaggio potrebbero riempirsi completamente nel giro di circa 12 giorni.

La guerra blocca la logistica energetica nel Golfo

La crisi militare in Medio Oriente ha rallentato drasticamente il trasporto di petrolio e prodotti energetici.

Le spedizioni di idrocarburi risultano fortemente compromesse e questo mette in difficoltà diversi Paesi esportatori del Golfo, tra cui:

  • Arabia Saudita;
  • Emirati Arabi Uniti;
  • Kuwait;
  • Qatar.

Queste economie dipendono in larga parte da grandi depositi situati nei terminal di esportazione della regione.

Anche l’Iraq riduce drasticamente la produzione

La tensione nel Golfo Persico ha avuto conseguenze dirette anche sulla produzione irachena.

Secondo funzionari del settore petrolifero citati dalla stampa internazionale, l’Iraq ha ridotto di oltre la metà la propria produzione di greggio.

Le riduzioni riguardano diversi giacimenti strategici:

  • il campo petrolifero Rumaila ha tagliato circa 700.000 barili al giorno;
  • il giacimento West Qurna 2 ha ridotto la produzione di circa 450.000 barili al giorno;
  • il campo Maysan ha registrato una diminuzione di circa 350.000 barili al giorno

Inoltre, la produzione nel giacimento di Kirkuk, nel nord del Paese, è stata sospesa a scopo precauzionale.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia: “Non c’è carenza”

Nonostante la forte volatilità dei prezzi e le difficoltà logistiche, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) esclude per ora una carenza globale di petrolio.

Il direttore esecutivo dell’agenzia, Fatih Birol, ha spiegato che il problema principale riguarda il trasporto del greggio e non la disponibilità della materia prima: “C’è molto petrolio sul mercato”.

Birol ha parlato di un “grave problema logistico” legato alla guerra in Medio Oriente, ma ha ribadito che non esiste una carenza di offerta.

L’agenzia non prevede al momento alcuna azione coordinata internazionale sul petrolio, anche se tutte le opzioni restano sul tavolo.

FAQ

Perché il petrolio sta aumentando di prezzo?
Il rialzo è legato alla guerra in Medio Oriente, alle difficoltà di trasporto nello Stretto di Hormuz e alla riduzione della produzione in alcuni Paesi del Golfo.

Quanto è salito il prezzo del petrolio?
Il Brent ha superato i 90 dollari al barile mentre il Wti è arrivato vicino ai 90 dollari, ai livelli più alti dal 2023.

Esiste una carenza globale di petrolio?
Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia non c’è una carenza di offerta ma un problema logistico nei trasporti.

Quali Paesi stanno riducendo la produzione?
Tra i principali Paesi coinvolti figurano Kuwait e Iraq, con tagli significativi in diversi giacimenti.