Com’è possibile finire tra la vita e la morte per una bottiglia di birra? È la domanda che attraversa il quartiere Tiburtino, a Roma, dopo quanto accaduto nel pomeriggio di ieri, domenica 11 gennaio, all’interno e all’esterno di un supermercato Conad. Un episodio di violenza estrema, nato da un furto di lieve entità, che si è trasformato in un’aggressione feroce e ora al centro di un’indagine per tentato omicidio.

La risposta degli investigatori è netta: la reazione dell’addetto alla sicurezza è stata sproporzionata. E proprio questa sproporzione, secondo la Polizia di Stato, ha portato all’arresto del vigilante.

I fatti si sono svolti in poche ore, ma con una dinamica complessa. A farne le spese è un uomo residente in zona, ora ricoverato in condizioni gravissime. Non ha mai ripreso conoscenza.

La vicenda ha scosso il quartiere Casal Bruciato, alla periferia est della Capitale, e ha riaperto il dibattito sul ruolo delle guardie giurate e sui limiti dell’uso della forza.

Un furto minimo che scatena una spirale di violenza

Tutto inizia nel tardo pomeriggio di ieri in un punto vendita Conad situato tra Casal Bruciato e la zona Tiburtina, in prossimità di piazza Balsamo Crivelli. Un uomo di 44 anni, italiano, entra nel supermercato. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, nasconde una bottiglia di birra sotto il giubbotto ed esce senza pagare.

Un gesto che non passa inosservato all’addetto alla sicurezza, che però non riesce a fermarlo. Prima di allontanarsi, l’uomo avrebbe pronunciato una frase rimasta impressa ai presenti: “Ve la pago domani”.

L’episodio sembra chiudersi lì. L’uomo torna a casa, che dista pochi metri dal supermercato. Ma pochi minuti dopo la situazione cambia drasticamente.

Il ritorno armato e lo scontro con la guardia

Una volta rientrato nella propria abitazione, l’uomo prende un coltello. Torna al supermercato. Secondo i testimoni, punta l’arma contro il vigilante all’ingresso del punto vendita, sotto gli occhi di clienti e passanti. La guardia giurata riesce a disarmarlo. Evita di essere colpita. È il momento in cui la minaccia viene neutralizzata.

Ed è qui che, secondo gli investigatori, si consuma il punto di non ritorno. Invece di bloccare l’uomo e chiamare le forze dell’ordine, l’addetto alla sicurezza reagisce con una violenza estrema. Calci e pugni ripetuti, inferti anche quando la vittima non è più in grado di difendersi.

Un’aggressione brutale sotto gli occhi dei passanti

La scena si svolge all’esterno del supermercato, in pieno giorno. Diversi testimoni assistono all’aggressione. L’uomo cade a terra, perde conoscenza. Non si rialza più. La violenza è tale da lasciare sgomenti i presenti. Alcuni cittadini, terrorizzati, chiamano immediatamente il 118 e la polizia. Quando arrivano i soccorsi, la vittima è già priva di sensi. Le sue condizioni appaiono subito gravissime.

La corsa in ospedale e le condizioni critiche

L’uomo viene trasportato in codice rosso. Secondo una prima ricostruzione, viene condotto all’ospedale Sandro Pertini. Successivamente, le informazioni raccolte indicano il trasferimento o il ricovero presso il Policlinico Umberto I, uno dei principali nosocomi della Capitale.

Il quadro clinico è drammatico. Il paziente è in prognosi riservata. Non ha mai ripreso conoscenza.

I medici parlano di condizioni gravissime. Ogni ora è decisiva.

L’arresto del vigilante per tentato omicidio

Sul posto intervengono gli agenti della Polizia di Stato. Le testimonianze raccolte e le prime evidenze portano a una decisione immediata.

Il vigilante viene arrestato con l’accusa di tentato omicidio.

Secondo gli inquirenti, la reazione dell’addetto alla sicurezza non può essere giustificata come legittima difesa. Il pericolo era stato neutralizzato nel momento in cui l’uomo era stato disarmato. Da lì in poi, la violenza esercitata viene considerata gratuita e sproporzionata.

Lo sapevi che…?

  • Le guardie giurate non sono pubblici ufficiali.
  • Possono intervenire per difendere sé stesse o terzi, ma non possono punire.
  • In caso di furto, la procedura corretta è contenere e chiamare la polizia, non farsi giustizia da soli.

Un episodio che riapre il dibattito sulla sicurezza privata

Negli ultimi anni, il ricorso a vigilanza privata nei supermercati è aumentato. Furti, rapine e aggressioni hanno spinto molte catene a rafforzare i controlli. Ma casi come questo mostrano il rischio di una gestione impropria della forza. La sicurezza non può trasformarsi in violenza.

L’inchiesta ora dovrà chiarire ogni dettaglio: dalle modalità dell’aggressione alle responsabilità individuali, fino all’eventuale presenza di immagini di videosorveglianza.

FAQ – Le domande più cercate

Il vigilante rischia il carcere?
Sì. L’accusa di tentato omicidio prevede pene molto severe.

La vittima è fuori pericolo?
No. Le condizioni restano gravissime e la prognosi è riservata.

La legittima difesa può essere invocata?
Secondo gli investigatori, no. La minaccia era cessata.

Il furto giustifica l’aggressione?
No. Un furto non giustifica mai una violenza di questo livello.