Dal 28 febbraio scorso — giorno in cui Stati Uniti e Israele hanno avviato la campagna aerea contro l‘Iran — Mosca sta passando a Teheran dati di intelligence sui movimenti delle forze militari americane nella regione. Lo riferisce il Washington Post in un articolo pubblicato oggi, 6 marzo 2026, citando tre funzionari rimasti anonimi per ragioni legate alla riservatezza delle informazioni.
Secondo queste fonti, i dati trasmessi includono le posizioni di navi da guerra statunitensi e di velivoli militari operativi in Medio Oriente. Se confermato a livello ufficiale, il dato ridisegna la natura dello scontro: non più un conflitto circoscritto tra Iran e la coalizione guidata dagli Stati Uniti, ma uno scenario in cui una potenza nucleare rivale di Washington — con capacità di intelligence tra le più avanzate al mondo — opera già, anche se indirettamente, a fianco di Teheran.
Cosa è stato trasmesso e quando
Secondo i funzionari, Mosca ha passato a Teheran le posizioni degli asset militari americani, comprese navi da guerra e velivoli, dall’inizio del conflitto. Le fonti hanno parlato in condizione di anonimato, citando la delicatezza del dossier.
Uno dei tre funzionari ha descritto l’entità dell’operazione con un’espressione che il Washington Post riporta senza attribuirla a nome: “Si tratta apparentemente di uno sforzo piuttosto completo”. La portata esatta del supporto russo rimane tuttavia non quantificata nelle fonti disponibili.
Il motivo per cui questi dati avrebbero un peso specifico così rilevante emerge da un dettaglio strutturale: l’Iran possiede solo pochi satelliti militari e non dispone di una propria costellazione satellitare, il che rende qualsiasi informazione proveniente dall’esterno — specialmente da un paese con le capacità orbitali e di raccolta segnali di Mosca — di valore strategico notevole. Le fonti citate dal Washington Post hanno aggiunto che la capacità dell’Iran di individuare autonomamente le forze statunitensi si era già ridotta nei primi giorni del conflitto, rendendo l’apporto russo ancora più rilevante sul piano operativo.
Il silenzio di Mosca e la posizione ufficiale
L’ambasciata russa a Washington non ha risposto alle richieste di commento. Mosca aveva in precedenza chiesto la fine del conflitto, definendolo “un atto di aggressione armata non provocato”.
La distanza tra la posizione pubblica russa — che si presenta come contraria alla guerra — e ciò che le stesse fonti di intelligence descrivono come un supporto attivo a Teheran rappresenta il nodo più stringente dell’intera vicenda. Non è la prima volta che Mosca naviga su questo doppio binario: dichiarazioni ufficiali di disimpegno abbinate, secondo la narrativa occidentale, a supporto operativo indiretto. Il meccanismo era già documentato nel contesto ucraino — forniture di droni Shahed da Mosca a Teheran e poi indirettamente verso Kiev — anche se in una direzione rovesciata.
Cosa ha già reso visibili le forze USA
Il punto di debolezza dell’Iran in questa fase del conflitto non è la capacità missilistica, ma quella informativa. L’Iran dispone di un numero limitato di satelliti spia — tra cui il Khayyam, lanciato nel 2022 con tecnologia russo-iraniana della serie Kanopus-V, che fornisce immagini con risoluzione fino a 1,2 metri — ma questa infrastruttura autonoma non è sufficiente a tracciare sistematicamente gli spostamenti navali e aerei statunitensi nel Golfo Persico e nel Mar Arabico.
L’intelligence russa, al contrario, copre quell’area con capacità paragonabili — seppur non uguali — a quelle americane: radar over-the-horizon, satelliti SIGINT (Signals Intelligence), reti di intercettazione elettromagnetica. Uno dei funzionari ha sottolineato che le capacità di raccolta intelligence russe, pur non essendo al livello di quelle statunitensi, si collocano tra le più avanzate al mondo.
Se Mosca ha scelto di mettere queste capacità a disposizione di Teheran già dal primo giorno del conflitto — come sostengono le fonti del Washington Post — l’Iran ha ottenuto qualcosa che nessun programma missilistico interno può sostituire: gli occhi.
Perché la notizia potrebbe cambiare il peso diplomatico del conflitto
Un conto è un conflitto tra Iran e la coalizione USA-Israele. Un conto è un conflitto in cui Mosca, che siede nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, fornisce dati di targeting a uno dei belligeranti contro le forze di un altro membro permanente. La distinzione non è solo semantica: ha implicazioni concrete per ogni tentativo di mediazione, per il diritto internazionale dei conflitti armati e per le calcolo dei rischi di escalation tra grandi potenze.
Washington non ha rilasciato commenti ufficiali sul contenuto del report. Il Pentagono, nei giorni precedenti, aveva già segnalato la pressione sulle riserve di missili intercettori dopo le prime settimane di operazioni; l’aggiunta di un attore che orienta gli attacchi iraniani verso asset americani complica ulteriormente la gestione difensiva.
Le prossime 48-72 ore saranno indicative: se funzionari americani confermeranno anche in forma indiretta il contenuto del report, la dinamica diplomatica tra Washington e Mosca — già ai minimi storici per la guerra in Ucraina — potrebbe subire un’ulteriore torsione.






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