Ryanair ha cancellato tutti i voli da e per le Azzorre a partire dal 29 marzo 2026, eliminando 6 rotte e tagliando circa 400mila posti/anno. Sono stati soppressi anche 24 rotte in Germania, voli in Spagna (Asturie, Vigo, Santiago), Francia (Bergerac, Brive, Strasburgo, Clermont-Ferrand) e circa 20 rotte in Belgio. La causa dichiarata dalla compagnia è l’aumento delle tasse aeroportuali, dei costi per il controllo del traffico aereo e delle imposte nazionali sul trasporto aereo.

Dal 29 marzo scorso le Azzorre non sono più raggiungibili con Ryanair. La compagnia ha ufficialmente interrotto tutti i voli da e per l’arcipelago, chiudendo completamente la propria operatività nella regione. La decisione riguarda sei rotte fondamentali e avrà un impatto su circa 400mila passeggeri all’anno, che ora si trovano a cercare alternative in un mercato da cui Ryanair si è ritirata in modo definitivo, non provvisorio.

Non si tratta di un caso isolato. Nella stessa finestra temporale, la low-cost irlandese ha ridisegnato la sua presenza in cinque Paesi europei, eliminando decine di rotte e riducendo la capacità su scali che fino a poco tempo fa considerava strategici. Alla base di questa drastica virata commerciale vi è un inasprimento generalizzato dei costi operativi nel settore dell’aviazione civile europea: tasse aeroportuali in salita, imposte statali sui biglietti, tariffe per il controllo del traffico aereo che in alcuni mercati sono più che raddoppiate dall’inizio del decennio.

La disputa con ANA e il nodo delle tasse portoghesi

Ryanair, come scritto poco su, ha annunciato che cancellerà tutti i voli da e per le Azzorre a causa delle elevate tasse aeroportuali stabilite dal monopolio aeroportuale ANA e dell’inazione del governo portoghese, che ha aumentato i costi per il controllo del traffico aereo del 120% dopo il Covid e ha introdotto una tassa di viaggio di 2 euro a passeggero, in un momento in cui altri Stati dell’Unione Europea stanno invece muovendosi nella direzione opposta, eliminando quelle stesse voci di costo per stimolare la crescita dei flussi.

Secondo la compagnia, le tariffe aeroportuali in Portogallo sono aumentate fino al 35% dal 2020. ANA “non ha concorrenza” e può alzare i prezzi “senza penalità”. La replica del gestore aeroportuale – parte del gruppo francese Vinci –  è che le proprie tariffe resterebbero tra le più basse in Europa, ma Ryanair ha ignorato la controdichiarazione e ha proceduto con il ritiro.

Gli aeromobili liberati dalle rotte azzorriane verranno redistribuiti verso altri scali europei ritenuti più competitivi, con un aumento delle frequenze su tratte verso Malta, Marrakech e Budapest. La logica è quella della compagnia, non del territorio: si va dove il margine regge, si abbandona dove i costi superano la soglia di sostenibilità.

Ryanair ha anche aperto un fronte regolatorio europeo. La compagnia punta il dito contro quelle che definisce “tasse ambientali anticoncorrenziali“, tra cui il sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS), che si applica ai voli intraeuropei ma non alle rotte a lungo raggio verso destinazioni come Stati Uniti o Medio Oriente. Per le Azzorre –  destinazione atlantica raggiungibile solo via intraeuropeo – questo squilibrio si traduce in un costo aggiuntivo che non grava sui concorrenti extra-UE.

I diritti di chi ha già prenotato

La questione più immediata per i passeggeri riguarda le tutele. Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori ha spiegato a Fanpage che se la compagnia aerea cancella il volo, è tenuta a rimborsare quanto pagato. A questo potrebbe aggiungersi anche l’indennizzo previsto dai regolamenti europei a seconda della tratta e della distanza da percorrere.

La variabile è però rilevante: Dona ha chiarito che l’indennizzo scatta anche in funzione di quanto la compagnia “abbia fatto tutto il possibile per procacciarsi le eventuali scorte” di risorse o soluzioni alternative. Quando la cancellazione è motivata da una scelta strategica-commerciale — come il ritiro da un mercato — e non da una circostanza eccezionale imprevedibile, la posizione del passeggero è più solida rispetto alle cancellazioni legate, per esempio, alla crisi del carburante.

In caso di cancellazione di un volo Ryanair, i viaggiatori hanno diritto a scegliere tra un rimborso o un volo alternativo per la loro destinazione. Le compagnie aeree sono tenute a offrire un volo alternativo il prima possibile o in una data successiva scelta dal passeggero, in base alla disponibilità. Se la compagnia non è in grado di fornire un’alternativa adeguata, i passeggeri possono organizzare autonomamente il viaggio e richiedere il rimborso delle spese ragionevoli. Per le Azzorre il problema è strutturale: al momento nessuna compagnia ha annunciato piani per aumentare i collegamenti verso le isole per compensare l’uscita di Ryanair. Chi aveva prenotato un viaggio sull’arcipelago via vettore irlandese si trova quindi a dover ricominciare da zero con operatori come TAP, Iberia, Transavia o Lufthansa, spesso su prezzi non comparabili con quelli low-cost precedenti.

Il modello Sicilia come risposta al modello Azzorre

C’è un filo che collega la notizia di oggi con le scelte fatte negli ultimi mesi dalla Regione Siciliana. Quando Ryanair ha annunciato la terza base a Trapani – una decisione incentivata dall’abbattimento dell’addizionale comunale fortemente voluta dal governo Schifani per gli aeroporti più piccoli, che registrano un traffico fino a 5 milioni di passeggeri –  stava applicando la stessa logica che oggi la spinge fuori dalle Azzorre: le tasse scendono, le rotte arrivano. Le tasse salgono, le rotte spariscono.

Le Azzorre non hanno fatto quella scelta. La Sicilia sì. La differenza oggi si misura in sei rotte soppresse contro 24 nuove rotte attivate.